Il Partito democratico avrebbe voluto realizzare la sua Assemblea Nazionale in una location particolare in questo momento: il Salone delle fontane, gestito da Sergio Paolantoni, un imprenditore che definisce Massimo Carminati, mentre è intercettato, “un amico” e poi “una persona per bene”. Ma saputo dell’inchiesta, il Nazareno ha deciso di cercare un’altra sede.

Francesco Rutelli nominò Paolantoni rappresentante per i Beni culturali, nel comitato tecnico dell’Enit, l’Agenzia nazionale per il Turismo, nel 2007. Massimo Carminati invece ha usato l’auto intestata alla sua società, la stessa del Salone preferito dal Pd, che lì ha organizzato anche la celebre cena di finanziamento con Matteo Renzi e ‘guest star’ Salvatore Buzzi e la coop 29 giugno. La macchina in questione è una Audi A1, l’auto che il “cecato” utilizzava quotidianamente. Parliamo di Sergio Paolantoni, presidente della Palombini Eur, la società che gestisce il Palazzo dei Congressi e il Salone delle Fontane, ma anche le caffetterie di musei importanti come Le scuderie del Quirinale o il Palazzo delle Esposizioni, ottenute con un contratto di cessione d’azienda dalla municipalizzata del comune di Roma, la Palaexpo. Proprio al “Salone delle Fontane”, il Pd ha organizzato, per domenica, l’assemblea nazionale. Ieri sera il Pd potrebbe avere deciso di spostarla al Parco dei Principi. Ma Paolantoni, sentito in tarda serata, non ne sa nulla: “Il Pd ha chiesto l’affitto del palazzo ma non il catering, al prezzo mi pare di 18mila euro, domani le potrei dire la cifra esatta”.

Alla luce degli atti di indagine è agevole intuire l’imbarazzo del Nazareno. Il manager che definisce ‘amico’ Massimo Carminati è un uomo dai tanti incarichi e molto rispettato. Paolantoni, è anche amministratore delle Caffetterie Museali del Vittoriano e del BioParco di Roma, della Expo 2004, società di gestione della Casina delle Rose a Villa Borghese ed è stato membro della Giunta di presidenza della Confcommercio del Lazio e insignito dell’onorificenza di Cavaliere del Commercio. “Non sono amico di Massimo Carminati so solo chi è – spiega al Fatto Quotidiano Paolantoni – e non mi ricordo nemmeno quando l’ho visto. Non sono io che ho dato l’auto a Carminati. Le rate del leasing le pagava Luigi Seccaroni, il concessionario al quale avevo lasciato l’auto in tentata vendita. Eri scocciato con lui e ho inviato una lettera dell’avvocato perché l’auto era stata lasciata da Seccaroni a Carminati che la voleva provare ma l’acquisto non è stato finalizzato”.

Luigi Seccaroni è definito dal Ros “sotto il controllo” del “cecato”. Alla sua concessionaria, Carminati e il fidato braccio destro Riccardo Brugia si rivolgono spesso, scrive il Ros dei carabinieri, quando hanno bisogno di un automobile. E così Paolantoni e Seccaroni si telefonano, il 28 febbraio 2013, per “discutere – annota il Ros – del problema relativo al leasing dell’autovettura di Carminati”. Paolantoni chiama Seccaroni per riferirgli di “di aver ricevuto un telegramma dalla finanziaria con il quale veniva intimato il versamento di 1885 euro e la riconsegna dell’autovettura in questione”. Seccaroni spiega che, almeno fino a gennaio, la convivente di Carminati, Marina Alessi, “ha fornito prova dei pagamenti effettuati” ma poi su suo consiglio, “si erano recati presso la concessionaria Autocentri Balduina, ove non si era voluto procedere ad autenticare la firma a distanza, pur avendo la Marini un leasing attivo”,il che induceva la donna “a non voler più acquistare l’autovettura in questione”. Il 28 febbraio 2013 c’è la telefonata più imbarazzante per il manager. “Siamo tre amici, no?”, dice Paolantoni a Seccaroni – “Va bene? Per cui io non ho avuto problemi che tu dessi la macchina a Massimo. no? Tu non hai avuto problemi…”. A quel punto il concessionario replica: “Io non mi sono permesso di dare la macchina. Solo al momento… quando loro ci hanno organizzato….. se no io non gliela avrei mai data e lui non se la sarebbe mai presa….. però adesso… purtroppo…”. “Luigi – conclude Paolantoni – ma siamo tre amici…. siamo tre persone perbene… il problema qual è? Che poi adesso tutto questo rimane tutto in capo alla mia proprietà…”. Qualche tempo dopo, parlando con l’imprenditore arrestato Giuseppe Ietto, Paolantoni torna a discutere dell’auto in questione: “… il proprietario della mia vecchia A1 sono ancora io, perché me la hanno riportata indietro, ce l’ho ancora lì da vendere porca troia. Anzi perché non te la compri te?”.“Me l’ha detto Massimo”, risponde Ietto, “ma per chi mi avete preso a me per lo sfascia carrozze….”. C’è un altro episodio, oltre il noleggio dell’auto,a legare l’uomo scelto da Rutelli per l’Enit e gli uomini vicini a Carminati, per la precisione Riccardo Mancini, anch’egli arrestato nell’inchiesta sulla “Mafia Capitale”: l’affare dell’impianto sportivo Tre Fontane. Al bando di gara aderiscono due società: la “Nuova rugby Roma” e la “Rugby Roma srl sportiva dilettantistica”, presieduta da Riccardo Mancini, “messo lì” dal sindaco Gianni Alemanno, spiega in un’intercettazione Fabrizio Pollak, anch’egli socio. E proprio Pollak, in un’altra intercettazione, dice che nella società “sarebbe entrato anche Paolantoni”.“Ero amico di Mancini e Pollak”, dice Paolantoni al Fatto Quotidiano, “e abbiamo costituito questa società perché sono amante del Rugby ma da tempo sono fuori dalla società”.

di Loredana Di Cesare e Marco Lillo

da Il Fatto Quotidiano del 12 dicembre 2014