Capita raramente di riscontare in opere diverse dello stesso autore la medesima tensione narrativa, la costante qualità, la stessa intensità nel dire che ti fanno venir voglia di raccomandare, regalare, proporre i suoi libri; insomma, che ti fanno voglia di far leggere quelle storie a tante altre persone e di continuare a trovare quelle caratteristiche in nuovi romanzi e racconti. Capita però di sapere in anticipo che potrai godere di un certo numero limitato di opere di quell’autore perché i suoi testi hanno cominciato ad essere tradotti in italiano quando già era morto e così, quando arriva in libreria l’ultimo libro, il modo di prolungare il piacere di ascoltare quella voce narrare è appunto di parlarne perché anche altri possano conoscerlo.

L’autore in questione è in realtà un’autrice, l’irlandese Siobhan Dowd, scomparsa nel 2007 a quarantasette anni che, prima ancora di dedicarsi alla scrittura e di essere pubblicata, è stata un’attivista a favore dei diritti degli scrittori e dei lettori, la cui libertà di espressione è a rischio. Del sostegno dei progetti di lettura a favore di ragazzi svantaggiati si occupa anche la fondazione che porta il suo nome, The Siobhan Dowd Trust, che ha creato negli ultimi giorni di vita e a cui vanno tutti i diritti d’autore delle sue opere.

carneLa prima sua opera pubblicata in Italia è La carne di un angelo (Salani, 2008), ma è con Il mistero del London Eye che il passaparola la consacra come una delle autrici da non mancare di proporre ai lettori della scuola secondaria. Pubblicato nel 2011 dalla casa editrice Uovonero, è un giallo magistralmente costruito, dove chi legge vede solo alla fine il complesso e insieme semplice meccanismo di indizi e incastri che porta alla soluzione del caso, ed è raccontato da Ted, ragazzino autistico, che comprende cosa sta dietro alla scomparsa del cugino (misteriosamente volatizzatosi dopo esser salito in una cabina della ruota panoramica londinese) proprio perché ha un modo diverso di guardare quel che accade: il cambio di punto di vista permette di inquadrare angoli e particolari della realtà che agli altri sfuggono. Non per nulla il libro ha vinto il Premio Andersen 2012 come miglior libro oltre i 12 anni ed è diventato uno dei libri preferiti dai lettori.

La stessa casa editrice ha poi pubblicato anche La bambina dimenticata dal tempo (2012), ambientato nei giorni del 1981 in cui ci fu lo sciopero della fame dei membri dell’Ira in carcere per ottenere dal governo britannico lo status di detenuti politici e giocato a cavallo tra passato e presente, e Crystal della strada (2014), storia di doppioun’adolescente in fuga verso la propria terra d’origine e verso la verità sulla propria famiglia. Sette minuti dopo la mezzanotte (Mondadori, 2012) rappresenta invece un particolare esperimento di scrittura: Patrick Ness ha ripreso le bozze e le idee su trama e personaggi lasciati da Dowd e ha completato la storia di Connor, che sfoga rabbia e dolore ascoltando la voce di un albero di tasso che gli narra delle storie, rese ancora più potenti dalle illustrazioni a china di Jim Kay.

In ogni suo libro, Sobhan Dowd ha celebrato la sua terra, raccontato le bellezze, i contrasti e le difficoltà dell’Irlanda. Così fa anche nell’ultimo romanzo breve, appena pubblicato da Uovonero, in cui si riprendono leggende, superstizioni e figure di un tempo lontano. Su una verde isola, la giovane Darra sta per essere sacrificata al dio dell’oscurità: sta per compiere tredici anni ed è una tredicesima figlia. Quanto basta perché la tradizione dica che la sua morte per annegamento garantirà tredici anni di fortuna ai suoi concittadini. il riscattoMa in realtà la storia della sua famiglia e della sua nascita nasconde un mistero. Tra le tavole di Pam Smy che accompagnano la narrazione in questo Il riscatto di Dond c’è la protagonista ferma sul bordo della scogliera, il mantello e la lunga treccia carezzati dal vento e lo sguardo lontano: sa perfettamente qual è il destino che l’attende, ma è comunque lì, in piedi, vestita della sua dignità di fronte al vento e al precipizio.

Ho già avuto modo di dire che è così che mi immagino Siobhan Dowd nella difesa dei diritti dei più deboli, nella difesa della libertà di espressione, nella volontà di dedicare i suoi ultimi giorni di vita alla creazione di una fondazione. La sua è una voce viva, che risuona ogni volta che qualcuno legge, fa leggere, condivide le storie grandi e potenti che ci ha lasciato.

di Caterina Ramonda