Dopo le proteste di Susanna Camusso e un incontro con la segretaria della Cgil e i vertici di Cisl e Ugl, il ministro dei trasporti Maurizio Lupi ha revocato l’ordinanza di precettazione emanata mercoledì sera nei confronti dei dipendenti delle ferrovie che parteciperanno allo sciopero generale di venerdì. Così, a una manciata di ore dall’inizio della mobilitazione, il quadro cambia di nuovo: si fermeranno anche i treni, ma dalle 9 alle 16 e non più fino alle 17 come previsto in precedenza. “Avevamo ragione noi. Il governo ha dovuto fare marcia indietro: non c’erano le condizioni di legge per inibire il diritto di sciopero”, hanno commentato Camusso e il leader Uil Carmelo Barbagallo: “E’ un primo segnale di ravvedimento del governo che speriamo sia di buon auspicio per il futuro”.

Lupi, al termine del vertice con i sindacati, ha diffuso una nota in cui spiega: “Ho tutelato così sia il diritto alla mobilità dei cittadini che il diritto allo sciopero. Di fronte alla segnalazione dell’Autorità garante degli scioperi che richiamava ‘il fondato pericolo di un pregiudizio grave e imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati, ho voluto difendere il diritto alla mobilità dei cittadini. Nello stesso tempo, ritenendo che vada garantito il diritto allo sciopero, anche di fronte a uno sciopero che non condivido, sin da subito ho ritenuto di dover dialogare con i sindacati coinvolti per contemperare entrambi i diritti”, si legge in una nota del ministro.

“La ragionevolezza dimostrata dai sindacati, che hanno ridotto il tempo sia dello sciopero di domani (che finisce alle 16 invece che alle 17 con un grande vantaggio per i pendolari) sia di quello di sabato e domenica (che salva la fascia serale di sabato iniziando alle 24 invece che alle 21), e la rassicurazione di Trenitalia sulla possibilità di ridurre così i disagi per i cittadini” hanno convinto il ministro a revocare il provvedimento preso solo la sera prima.

La Camusso aveva definito la decisione del ministro “un atto gravissimo” e “un intervento a gamba tesa” contro lo sciopero, ipotizzando anche “un’esplicita violazione delle norme di legge” perché l’atto era stato “unilaterale” e le parti avevano appreso “dai telegiornali”.