Ancora una laurea (che non c’è) inchioda i sindaci Pd dell’Emilia Romagna. Proprio come il suo collega di partito di Bologna Virginio Merola, ora anche il primo cittadino di Rimini Andrea Gnassi è stato condannato in primo grado dalla Corte dei conti regionale a pagare 16mila euro di danno erariale al Comune che guida da tre anni e mezzo. La stessa cifra (16mila euro) è stata chiesta indietro al segretario generale Laura Chiodarelli. È di 4mila euro la somma chiesta invece a ciascuno degli assessori in carica all’epoca dei fatti contestati, il 2011. Così il conto in totale per la giunta Gnassi è di 61mila e 432 euro più le spese processuali. Secondo i giudici “l’assunzione era legittima”, perché il primo cittadino può decidere di assumere anche persone senza laurea, ma risultava sbagliato l’inquadramento professionale e il conseguente stipendio.

Per oltre due anni l’amministrazione ha versato al capo di gabinetto Sergio Funelli, nominato dal primo cittadino, uno stipendio previsto solo per i dirigenti laureati. E Funelli non lo era. Tutto il caso era nato da un esposto alla Procura contabile di due esponenti dell’opposizione in consiglio comunale: Gioenzo Renzi (Fdi) e Giuliana Moretti (Ncd). Era il 2012 e nella vicina Bologna era appena scoppiato il caso Lombardelli: lo stesso che alcune settimane fa ha portato il capo dell’amministrazione Merola a essere condannato in primo grado assieme ai suoi assessori a restituire 30mila euro in totale. Ma mentre Lombardelli si dimise dopo pochi mesi, Funelli ha percepito lo stipendio, oggi contestato, per 27 mesi.

Il 12 luglio 2011 la giunta comunale appena insediata istituisce la figura del Capo di gabinetto, fino allora assente nella amministrazione di Rimini. Il 20 luglio 2011 Funelli viene assunto con contratto individuale di lavoro subordinato a tempo determinato sino alla scadenza del mandato amministrativo. A Funelli vengono attribuiti il profilo professionale di “Capo di gabinetto del sindaco e della giunta”, l’inquadramento corrispondente alla categoria D che oltre a uno stipendio da 1.763 euro mensili prevede anche un “emolumento unico” annuale di 38mila euro.

Nel novembre 2013 però, 27 mesi dopo, Gnassi e la sua giunta fanno un passo indietro. Dopo avere ricevuto l’invito a dedurre da parte del procuratore regionale della Corte dei conti Salvatore Pilato (si tratta di fatto di una richiesta di spiegazioni che può precedere la citazione a giudizio), modificano il contratto di lavoro a Funelli, ‘declassandolo’ alla categoria C (per la quale non era prevista una laurea): di fatto stipendio da 1679 euro ed emolumento unico non più previsto. Ma i giudici contabili sono andati avanti e, accogliendo l’accusa della Procura, hanno presentato il conto a Gnassi, Chiodarelli, e agli assessori comunali Roberto Biagini, Gian Luca Brasini, Irina Imola, Massimo Pulini, Nadia Rossi, Sara Visintin e Jamil Sadegholvaad (questi ultimi sette dovranno pagare circa 4 mila euro a testa). “In tutte le predette condotte, riconducibili al sindaco, alla segretaria generale e ai componenti della Giunta – scrivono i giudici del collegio, Luigi di Murro, Francesco Pagliara e Massimo Chirieleison – deve quindi ravvisarsi la sussistenza della colpa grave e del nesso di causalità con la produzione del danno, laddove si ritiene non corretto che al Funelli sia stato corrisposto un trattamento economico per una categoria professionale alla quale non poteva, per carenza del diploma di laurea, avere accesso”. I giudici quantificano poi il danno in questo modo: “La differenza stipendiale tabellare tra la categoria D e C ammonta, nel periodo di riferimento dal 20 luglio 2011 al 31 ottobre 2013, a euro 4344,98” e “la differenza tra emolumento unico e salario accessorio, ammonta ad euro 57138,87”.

I giudici poi precisano che la scelta di assumere Funelli fu in sé legittima: “Il Collegio ritiene che il sindaco possa fiduciariamente esercitare la scelta degli organi di staff con estrema libertà per quanto attiene l’identificazione dei soggetti prescelti, sui quali non sussiste alcun requisito ostativo quale la carenza di un particolare titolo di studio (che, come detto, risulta essere una condizione non indispensabile per l’incarico di Responsabile di Gabinetto). Tuttavia, rimane fermo che il successivo inquadramento in una determinata categoria professionale, debba essere effettuato sulla scorta dello stesso titolo di studio che il regolamento comunale richiede per l’accesso alla corrispondente qualifica di inquadramento”.