E’ in carcere per associazione mafiosa. Si autoproclama “elettore del centrosinistra” e “iscritto del Pd“. Era in affari sporchi con sia con il Pd e che con il Pdl romano. Si spende in una difesa pubblica di Claudio Scajola. Poche righe che racchiudono il microcosmo umano e politico cui appartiene Salvatore Buzzi, capo onnipotente della cooperativa “29 giugno” capace di alterare alleanze ed equilibri in Campidoglio e fare incetta di appalti grazie alle amicizie e alla connivenze su cui poteva contare a Palazzo Senatorio. Il 14 maggio 2014 il quotidiano Il Tempo pubblicava una sua lettera aperta che è un monumento alla trasversalità politica che il braccio destro dell’ex Nar Massimo Carminati ha adottato come regola di vita e modus operandi nella sua scalata al Campidoglio: proveniente dall’estrema sinistra, il perno operativo della Mafia Capitale aveva costruito un network i cui punti nodali erano costituiti da esponenti del sottobosco creato da Gianni Alemanno e puntava a conquistare gli uomini del successore Ignazio Marino. In questo contesto appare del tutto naturale la difesa che Buzzi fa dell’ex ministro dell’Interno, arrestato l’8 maggio con l’accusa di aver aiutato il latitante Amedeo Matacena a spostarsi da Dubai in Libano. “Non vedo quale sia il motivo che ha spinto la Procura a chiedere l’arresto”, protesta Buzzi seguendo alla lettera una dichiarazione programmatica: per lui “il garantismo è da sempre la stella polare”, specie “in un momento come questo, ove la politica è sempre più screditata“.

“Caro Direttore, da giorni imperversa sulle prime pagine di tutti i giornali l’arresto di Claudio Scajola e Chiara Rizzo ma fino ad oggi sebbene abbia letto attentamente le cronache non riesco a capire il motivo per il quale sono stati arrestati. Facendo la doverosa premessa che sono elettore del centrosinistra ed anche un iscritto del PD per sgomberare il campo da equivoci politici, leggo che l’accusa che ha portato all’arresto di Scajola è tentato favoreggiamento nei confronti di Amedeo Matacena, attualmente latitante a Dubai, a seguito di una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, per tentare di farlo andare da Dubai in Libano.

Premesso che a Dubai non vi è trattato di estradizione con l’Italia mentre con il Libano esiste e pertanto il tentativo di Scajola sembrerebbe essere quello di far arrestare Matacena più che favorirne la latitanza – visto anche l’attuale arresto di Dell’Utri; premesso questo, non vedo quale sia il motivo che ha spinto la Procura a chiedere l’arresto ed il Gip a concederlo se in realtà è comunque un maldestro tentativo che se anche venisse provato, considerata l’età ed i precedenti, Scajola probabilmente verrebbe condannato ad una pena per la quale non varcherebbe mai le soglie del carcere.

E che dire di Chiara Rizzo, accusata dello stesso reato! Come tutti bene sanno, un congiunto diretto non commette reato se aiuta il marito durante la latitanza, così come non può testimoniargli contro. Il comportamento di Chiara Rizzo è, invece, da portare ad esempio, se nonostante le traversie del marito che lo hanno portato a fuggire dall’Italia gli è restata devota e si è fatta addirittura arrestare per chiarire la sua posizione. Chapeau per Chiara Rizzo e Fortunato Matacena ad avere una moglie così, che non è scappata al primo stormire di fronde, come altre volte abbiamo visto in circostanze analoghe.

Mi stupisco come mai queste mie osservazioni, fatte da molti, non siano apparse sulla stampa. L’arresto di Scajola sicuramente avrà soddisfatto quella parte politica che combatte l’avversario con fare giustizialista; per me, invece, che lavoro da 30 anni in una cooperativa sociale di reinserimento socio – lavorativo di detenuti, il garantismo è da sempre la stella polare, soprattutto in presenza di carcerazione preventiva. In un momento come questo, ove la politica è sempre più screditata e molta lotta politica avviene per via giudiziaria e dalla stampa si plaude sovente all’arresto di personaggi pubblici, ebbene in un contesto come questo, per quanto possa apparire impopolare, dobbiamo avere il coraggio di affermare che la libertà individuale è un valore assoluto e mai negoziabile e che non c’è un fine che possa giustificare il mezzo.”

Salvatore Buzzi
Presidente Cooperativa Sociale 29 Giugno