Giovedì a Vienna il gigante russo del gas Gazprom ha siglato un accordo con UniCredit per un finanziamento da 390 milioni di euro. Lo ha fatto sapere la stessa società energetica pubblica in una nota. L’accordo è secondo Gazprom “di grande importanza storica” anche per “l’ampliamento della cooperazione di Gazprom con i circoli finanziari dell’Italia e dell’intera Europa”. Nessun accenno, invece, al nodo delle sanzioni. La notizia, per altro, è arrivata a poco meno di una settimana dallo stop alla costruzione del gasdotto South Stream annunciato a sorpresa dal presidente russo Vladimir Putin. L’infrastruttura avrebbe dovuto collegare direttamente Russia ed Europa bypassando l’Ucraina e attraversando il Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria e l’Austria e avrebbe visto tra il resto la partecipazione del gruppo Eni che, oltre ad essere socio del consorzio dietro alla stessa Gazprom, attraverso la sua controllata Saipem, si era aggiudicato la commessa da 2,4 miliardi per la costruzione della prima tratta.

Intanto il gruppo russo ha annunciato la costruzione di un nuovo gasdotto in Turchia, con una capacità di 63 miliardi di metri cubi, di cui 14 miliardi per sostituire il transito attraverso l’Ucraina. L’infrastruttura, ha fatto sapere nei giorni scorsi il numero uno di Gazprom Alexei Miller, permetterebbe di trasportare circa 50 miliardi di metri cubi al confine con la Grecia. Il punto di partenza sarà la stazione Russkaya, già prevista per il South Stream mentre per gestire l’intera operazione Gazprom creerà per un nuovo organismo giuridico in Russia.

Il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, tuttavia, è ancora possibilista sulla realizzazione del South Stream. “Puó essere costruito”, ha detto giovedì al termine dell’incontro col premier della Bulgaria, Boyko Borisov, uno dei Paesi che maggiormente rischia danni per lo stop russo legato a doppio filo con la crisi ucraina e le sanzioni comminate alla Russia. “Le condizioni – ha proseguito il presidente della Commissione Ue – ci sono da tempo, la palla è nel campo della Russia, gli ostacoli che ci sono non sono insormontabili”. Da parte sua il premier bulgaro ha detto: “Possiamo andare avanti con i lavori preparatori, la Commissione ha detto che non ci lascia soli”.