Cambia di nuovo l’articolo 18, dopo le modifiche già decise dal governo Monti, vengono riformati gli ammortizzatori sociali e i servizi per il lavoro e riordino delle tipologie contrattuali. Per il momento questi punti – i principali – della riforma del lavoro sono “titoli”. Nel senso che quella approvata definitivamente al Senato con la 32esima fiducia è una legge delega e il provvedimento delega ora il governo all’emanazione di 5 decreti legislativi che renderanno operative le misure previste dal testo principale. “Eliminiamo l’articolo 18, certo, totem di un passato che non c’è più – scrive il presidente del Consiglio Matteo Renzi – Ma soprattutto diamo all’Italia un mercato del lavoro moderno e funzionale, con regole certe ed inclusive”. Una legge attesa da anni, aggiunge il capo del governo, che riscrive le norme sul lavoro: “Lo facciamo per dare garanzie innanzitutto a tutti quelli che sinora hanno lavorato come e più degli altri, ma senza gli stessi diritti”. “Penso ai tanti – osserva il presidente del Consiglio nel suo post – soprattutto ai ragazzi della mia generazione, che abbiamo chiamato con sigle ed acronimi (co.co.co, co.co.pro.) ed ai quali abbiamo negato diritti elementari, come le ferie e la liquidazione. Penso alle lavoratrici alle quali era negato un diritto universale, come la maternità. Penso, ancora, a tutti quelli che in questi anni di crisi hanno perso il lavoro ed ai quali lo Stato non ha fornito un supporto economico, né servizi adeguati per l’impiego e neppure una formazione degna di questo nome”.

Fatte salve le obiezioni della sinistra Pd (che comunque ha votato la legge turandosi il naso) e della Cgil (che su questa partita ha giocato anima e corpo), si registra l’intervento della segretaria della Cisl Annamaria Furlan: “Stiamo davvero aspettando con ansia che finalmente ci convochino sui decreti attuativi”. Lì, continua, “vogliamo verificare qual è davvero la volontà del Governo”. “Per noi – prosegue – è importante una cosa, che nel contratto a tutele crescenti a tempo indeterminato vengano assorbite le tante, tante forme di precarietà e speriamo che questo sia l’inizio del superamento del precariato in questo paese”. Da come è stata impostata la legge, secondo il segretario generale Cisl, “è già stata migliorata dal Parlamento, ma non basta, è nei decreti attuativi che dobbiamo davvero lavorare al meglio”.

Cosa prevede – per titoli – la legge delega del Jobs act? Così la riassume l’agenzia politica Public policy.

Riforma degli ammortizzatori sociali
Fine della cassa integrazione in caso di cessazione definitiva dell’attività dell’azienda o di un ramo. È uno dei principi cardine del futuro decreto delegato che modificherà l’assetto attuale degli ammortizzatori sociali. L’accesso alla cassa integrazione, inoltre, sarà autorizzato solo in caso di esaurimento delle possibilità contrattuali di riduzione dell’orario di lavoro, eventualmente destinando ai contratti di solidarietà una parte delle risorse attribuite alla cassa integrazione.

Novità anche sui contratti di solidarietà: potranno essere utilizzati anche in aziende attualmente escluse, perché sotto i 15 dipendenti. Sarà, inoltre, possibile stipulare nuovi contratti anche nel caso in cui l’azienda sia interessata da riduzione dell’orario di lavoro.

Modifiche anche all’Aspi: sarà aumentata la durata massima per i lavoratori con carriere contributive più rilevanti e rimodulata rapportandone la durata dei trattamenti alla pregressa storia contributiva del lavoratore. La novità più rilevante, però, riguarda la platea che può accedere all’Assicurazione sociale per l’impiego. Sarà estesa ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. La delega prevede, infine, l’eventuale introduzione, dopo la fruizione dell’Aspi, di una ulteriore prestazione, eventualmente priva di copertura pensionistica figurativa, limitata ai lavoratori, in disoccupazione involontaria, che presentino valori ridotti dell’Isee, con previsione di obblighi di partecipazione alle iniziative per la ricerca di nuova occupazione.

Politiche attive e servizi per il lavoro
La delega prevede il riordino degli incentivi all’occupazione e all’imprenditorialità oltre alla complessiva ridefinizione delle politiche attive. Su questo punto la novità più rilevante è rappresentata dall’istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione. A questa saranno attribuite competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e Aspi. Sempre al punto riguardante le politiche attive, sono riferiti alcuni principi di semplificazione e la razionalizzazione delle procedure amministrative.

icolo elettronico unico contenente le informazioni relative ai percorsi educativi e formativi, ai periodi lavorativi, alla fruizione di provvidenze pubbliche ed ai versamenti contributivi. Sulla semplificazione delle procedure e degli adempimenti è prevista poi una specifica delega al governo, che prevede, tra l’altro, la razionalizzazione e la semplificazione (anche mediante abrogazione di norme) delle procedure e degli adempimenti connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero di atti di gestione, inerenti al medesimo rapporto, di carattere amministrativo e la semplificazione, o abrograzione delle disposizioni interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali o amministrativi.

Contratto a tutele crescenti e modifiche all’articolo 18
Il cuore della legge (motivo di scontro durante l’esame parlamentare sia tra i partiti di maggioranza, Pd e Ncd, che tra la maggioranza che la minoranza democratica) è rappresentato dalla delega in materia di rapporti di lavoro e riordino delle forme contrattuali. Nasce il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che prevede un ulteriore passo per il superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Il diritto alla reintegra sarà escluso per i licenziamenti economici mentre rimarrà per quelli discriminatori e per “specifiche fattispecie di disciplinare ingiustificato”. Quest’ultima specifica è stata aggiunta dopo l’approvazione di un emendamento proposto dalla minoranza Pd in commissione Lavoro alla Camera, poi riformulato dal governo.

Allo scopo di “riordinare i contratti di lavoro” il governo è delegato alla redazione di “un testo organico semplificato delle discipline delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro”. Proprio per questo scopo, il governo dovrà “individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, in funzione di interventi di semplificazione, modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali”.

Demansionamento e controlli a distanza
Oltre all’articolo 18, la legge delega il governo a modificare altri due punto dello Statuto dei lavoratori. Il primo è sul demansionamento, che sarà possibile “in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale” salvaguardando però “le condizioni economiche dei lavoratori”. Cambieranno anche le norme sul controllo a distanza. La disciplina sarà rivista “tenendo conto dell’evoluzione tecnologica”, ma sarà possibile (come stabilito da un emendamento Pd, riformulato dal governo, approvato in commissione Lavoro) ” sugli impianti e sugli strumenti di lavoro”.