Ancora una occupazione a Bologna: ben 280 persone, supportate dal collettivo Social Log, che si batte per il diritto alla casa, hanno occupato un edificio in via Fioravanti 27, davanti ai nuovi uffici del Comune di Bologna, in piazza Liber Paradisus.  E’ l’ex sede della Telecom, ora di proprietà di un fondo immobiliare, inutilizzata da 12 anni, su cui dal 4 dicembre sventola lo striscione “Stop sgomberi, la casa è un diritto”. 76 famiglie con 103 minori a carico, tra i 40 giorni e i 17 anni di età, per lo più straniere, ma anche italiane, che negli ultimi 6 mesi hanno perso la propria abitazione dopo aver ricevuto lo sfratto. “Molte di loro dormivano in strada o in stazione – racconta Luca del collettivo – perché non avevano altri luoghi dove passare la notte. Adesso vogliamo riuscire a realizzare dei monolocali all’interno dell’edificio. C’è molto lavoro da fare”.

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Stefano, ex artigiano, 47 anni: “Non è il Ritz, ma ora io e mio figlio abbiamo un tetto sopra la testa” 

In quelli che un tempo erano uffici non è rimasto nulla degli arredi, solo le pareti grigie e i pavimenti in linoleum verde. Per il resto non c’è né acqua calda, né riscaldamento. “Non è il Ritz – sorride Stefano Venturi, 47 anni, ex artigiano bolognese che ha perso l’azienda, aperta nel 1993, a causa della crisi – però abbiamo un tetto sopra la testa”. Venturi ha un figlio di 14 anni, affetto da autismo, che da oggi vivrà con lui nell’edificio di via Fioravanti. A Calderara di Reno (Bologna), dove abitava prima dell’occupazione, del resto, riceverà lo sfratto esecutivo il 10 dicembre. “Ho provato a rivolgermi agli assistenti sociali, ma l’unica soluzione che mi hanno offerto era una stanza in affitto con alcuni anziani. Ma per mio figlio era impossibile”. Ha provato anche la strada dell’alloggio popolare, ma avendo perso l’azienda Venturi è privo di reddito, e quindi non può chiedere l’assegnazione. “Ho lavorato tutta la mia vita, ho sempre pagato le tasse, e non ho mai creduto di finire così. Ma che posso fare?”. Nella stessa situazione di Stefano c’è anche una maestra precaria, Silvia, che non riesce più a pagare l’affitto. E altre 10 famiglie, sempre italiane, che a causa della crisi hanno perso tutto: il lavoro, la casa, “una vita dignitosa”.

Silvia, maestra precaria, non riesce a pagare l’affitto. Con lei altre 10 famiglie sono qui perché hanno perso tutto: “Lavoro, casa, vita dignitosa” 

Tutti si erano già rivolti allo sportello di Social Log in viale Masini, a Bologna, che in un anno ha ricevuto più di 400 richieste di aiuto da altrettante famiglie. “Solo nel 2014 – fa i conti il collettivo – a Bologna si sono registrate 2mila richieste di sfratto, 1.900 quelle eseguite quest’anno in tutta l’Emilia Romagna. E’ un’emergenza”.

Per ora, comunque, di sgombero in via Fioravanti non si parla. Valter Giovannini, procuratore aggiunto e portavoce della Procura di Bologna, infatti, ha spiegato che “per valutare i fatti attendiamo gli atti della Digos”. Contro l’occupazione, invece, si è già schierata la Lega Nord: “I collettivi privilegiano immobili di proprietà privata perché i tempi dello sgombero sono molto più lunghi – attacca la consigliera comunale Lucia Borgonzoni –  quello di oggi è l’ennesimo segnale di una città allo sbando e senza guida”.