Il 7 dicembre ore 21 Rai5: Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano.
(Per favore diffondete la notizia)

Quando stava per andare in onda Francesco, Lu Santo Jullare, chiedemmo ai lettori de il Fatto Quotidiano e di Cacao di darci una mano a farlo sapere. Scrissi che se la trasmissione avesse avuto successo avreste avuto la possibilità di vedere tutti gli spettacoli che i miei hanno realizzato dal 2007 a oggi. Migliaia di persone si diedero da fare avvisando i loro amici… Con alcuni funzionari Rai feci una scommessa: loro valutavano che avrebbe raggiunto il 3% di ascolti, io pronosticai l’8%, al di sopra dei minimi di Rai1 in prima serata. Il solito ottimista patologico.

Lo spettacolo ebbe un’audience del 10,82%, un risultato che sarebbe stato impossibile se la rete non si fosse mobilitata. Su questo basavo il mio ottimismo: la convinzione che tanti si sarebbero dati da fare per sostenere Dario. Grazie ancora. E adesso vi potrete godere 6 spettacoli inediti. Il primo andrà in onda questa domenica 7 dicembre, alle ore 21 su Rai5: Sant’Ambrogio e l’invenzione di Milano.
Ora è ovvio che vi dica che è uno spettacolo straordinario, sono di parte… Ma si tratta di una storia davvero incredibile.

E la sua importanza la si intuisce osservando che è l’unico Santo che ha creato un suo rito (pieno di canti) e un suo calendario, ancora in uso, proprio perché Ambrogio ha determinato un cambiamento epocale. Quando  diventa Vescovo di Milano a furor di popolo, il 7 dicembre 374, non è un prete, non è stato neanche battezzato.
Per capire quel che realizzò dobbiamo ricordare che le donne nell’antica Roma erano solo un gradino al di sopra degli schiavi. Proprietà dei padri e dei mariti, potevano essere vendute per pagare i debiti, picchiate e vessate in ogni modo, non avevano diritti civili, non potevano essere proprietarie di terreni o di altri valori. E per secoli si era praticato anche l’infanticidio femminile: se il pater familia (che spesso era il nonno) non prendeva in braccio la neonata questa veniva abbandonata lungo la strada alla mercé dei cani e dei mercanti di schiavi. Questo crimine era piuttosto diffuso e ce lo testimonia il basso numero di figlie femmine allevate dalle famiglie patrizie.

La donna non andava a scuola ed era considerata una proprietà, al pari di un animale: se i giudici condannavano a morte una femmina la sentenza non veniva eseguita dallo stato ma dal pater familia. Le donne, anche delle famiglie ricche, se la passavano proprio male. Ma certamente non si arrendevano. Con lo sviluppo dell’impero crebbe il peso dell’economia mercantile soppiantando in parte l’industria della guerra e molte donne, utilizzando prestanome maschi, diventarono imprenditrici ricchissime. Alcune riuscirono addirittura a prendere la parola nei processi destando scandalo terribile.

Ma le donne avevano la possibilità di tentare un riscatto solo dopo il matrimonio, sempre combinato dalla famiglia per scopi economici. Una ragazzina di 12 anni data in sposa a un vecchio repellente aveva come unica alternativa la fuga, fuori dal consesso civile e una vita di mera sopravvivenza nelle foreste, insieme a banditi e carbonai. Giusto mentre Ambrogio diventa Vescovo accade un fatto per i tempi incredibile: alcune donne si riuniscono e pretendono di rifiutare il matrimonio facendosi suore e creando conventi.

Fa ridere pensare che a quel tempo farsi suora fosse il più estremo atto di rivolta contro il patriarcato. Una rivendicazione del diritto di essere che ai tempi pareva più estrema di quanto nel’68 fu il diffondersi del topless e del sesso libero. Le suore nella metà del 300 erano più a sinistra di Lotta Continua.

E la reazione non tardò ad arrivare. Orde di padri imbufaliti per il danno economico causato dalla fuga delle figlie e dai matrimoni andati in fumo, radunarono i loro sgherri e crearono battaglioni che si diressero verso i conventi allo scopo di assaltarli e riprendere possesso delle figlie.

E a questo punto Ambrogio compie una scelta incredibile, mobilita le truppe vescovili per fronteggiare in armi le orde paterne e riesce a difendere così il diritto delle suore. Da allora le donne conquistano la possibilità a inventarsi una vita all’interno di una società completamente maschile. La devozione al Signore è solo un aspetto. I conventi funzionavano come comunità nelle quali si condivideva il lavoro e, per la prima volta, lo studio. Molte donne diventarono così scienziate, scrittrici, filosofe, teologhe, imprenditrici. Prese forza la cultura al femminile che filtrò lentamente nei castelli dove le donne nobili, sollecitate dalle suore, iniziarono a coltivare le arti e le lettere. Le donne, stufe dei soliti racconti di guerre e avventure maschili, scrivevano e volevano leggere storie d’amore meravigliose, racconti di sentimenti e relazioni, storie di vita. Non avremmo avuto il dolce stil novo, i trovatori, Petrarca e Dante senza la rivoluzione dei conventi.

Lo spettacolo andrà in onda su Rai5, canale con poca visibilità, e i tempi per la comunicazione sono miserrimi. Ma spero che lo spettacolo avrà successo  ancora una volta, grazie al sostegno di molti. Oltre ai 5 spettacoli già in programma (non ci sono ancora le date) abbiamo altri 8 spettacoli di Dario e Franca da farvi vedere. E molte riprese di racconti, lezioni di teatro, incontri che potrebbero diventare una serie di 30 puntate, che credo potrebbe emozionare molti; 50 anni di storia dell’Italia e del comico raccontati insieme a Stefano Benni, Carlo Petrini, Marco Travaglio, Dacia Maraini e tanti altri. Storie pazzesche che vi emozioneranno. Ma riusciremo ad ottenerne la trasmissione solo se gli ascolti restano alti. Quindi se volete 50 ore di teatro comico e storie di vita, gratis, direttamente sulla tua tv o sul tuo computer (sul sito della Rai) investite qualche minuto nel far girare l’informazione. Grazie.