Nel settembre del 2004, stanco di non trovare sulla stampa ciò che vi avrei voluto leggere, diventai un blogger sperimentando i vantaggi e i limiti della comunicazione orizzontale e bidirezionale offerta dalla rete, così lontana da quanto offerto allora dai media tradizionali. Nel successivo gennaio cominciai a seguire con curiosità il blog di Beppe Grillo (che il prossimo 25 gennaio compirà dieci anni) e anche a frequentare il primo Meetup di Palermo, attraverso il quale sono entrato in contatto con una generazione di ventenni-trentenni che mi hanno portato a consolidare una personale visione dell’impegno sociale e politico in senso lato, incentrata sulla responsabilità sociale e la collaborazione tra le generazioni. Significativamente, la mia vicinanza al movimento terminò proprio nel momento in cui cominciò a mietere i primi successi politici, dall’autunno del 2012 ad oggi, mentre incrociavo un’esperienza politica più vicina alle mie idee nel programma di Fare, pur con la sfortunata vicenda elettorale che ne seguì.

Racconto questo perché sono stato testimone diretto delle pagine più belle del M5S che ha sicuramente tanti meriti, primo tra tutti quello di aver avvicinato ad una politica attiva e pacifica tanti giovani che se ne tenevano alla larga, di aver dimostrato che si può abbattere il costo della politica, che si può intendere la politica come un servizio a tempo. Per non ripetere quanto già scritto in tempi non sospetti, mi soffermo invece sul perché di questa odierna parabola discendente che potrebbe però essere anche salutare, sia per il M5S che per la democrazia in Italia.

Il M5S per come è nato e per come elaborava il suo progetto, aveva un approccio innovativo ai problemi e alle soluzioni soprattutto a livello di amministrazione locale (contenimento dei costi, mobilità sostenibile, qualità della vita urbana, trasparenza amministrativa, ecc.) mentre si è trovato del tutto impreparato nell’elaborazione di quello politico a livello nazionale a causa proprio di un successo elettorale dovuto più ai demeriti altrui (la corruzione dei partiti) che ai meriti propri, ancora troppo acerbi.Grillo-535

Il numero degli eletti ha persino superato quello dei militanti della prima ora, i soli che potevano detenere un patrimonio comune politico da portare in Parlamento in rappresentanza di una base che cresceva di giorno in giorno con il crescere dell’indignazione e della protesta. Il programma del M5S è coerente con questa improvvisazione: al di là della genericità delle proposte, comune alla maggior parte dei programmi politici, si trova una miscela esplosiva di proposte dettate dal buon senso, di altre discutibili e di molte del tutto impossibili. Quello che colpisce è il brain storming senza una selezione e valutazione critica delle proposte, riunite in un programma contraddittorio dagli esiti imprevedibili e fortuiti. Guidato in questo modo dall’alto, con la paura ossessiva di non contaminarlo e un dispotismo non sempre illuminato non poteva che implodere, dando luogo ad una guerra intestina tesa ad accreditare il più puro quando ce n’è sempre uno magari più ottuso, ma più puro. Togliere le pagliuzze “degli scontrini non resi” dagli occhi, di fronte a ruberie pubbliche ben maggiori, rende elettoralmente fino ad un certo punto. Il Paese ha certamente bisogno di una classe dirigente più onesta, ma l’onestà è un requisito necessario, ma insufficiente e persino trascurabile di fronte all’ingenuità e alla mancanza di competenze di base.

Secondo me, un direttorio calato dall’alto può servire solo a rassicurare il garante (cioè Grillo stesso) sulla sua creatura per gestire una fase transitoria verso l’adozione di forme organizzative più democratiche, una volta fissati (in uno statuto vero: basta con il mito del “non statuto”!) i valori fondanti inderogabili. Solo in questo modo il M5S potrà integrare la capacità comunicativa dimostrata e il consenso popolare che è stato capace di raccogliere con l’autorevolezza del programma politico che le manca.

Quali sono oggi le teste pensanti, le persone autorevoli e  competenti coinvolte dal M5S? Non me ne vengono in mente. L’idea che il parlamentare sia un semplice portavoce di cittadini organizzati potrebbe anche andar bene, ma le regole e la trasparenza della base devono essere virtuose, capaci cioè di coinvolgere i migliori della società e non di tenere invece basso il livello del confronto nella base perché gli improvvisatori non vengano disturbati. Anche questa è demagogia, non democrazia e qui sta il problema.

Sono certo che in Italia ci sono tante persone oneste, con competenze professionali e una vita di responsabilità alle spalle, che sentono la gravità del momento che attraversa il Paese e che si metterebbero volentieri al servizio di una moderna forza politica di cambiamento invece di rimanere nel crescente partito degli astenuti e non necessariamente in prima persona, ma favorendo anche un giusto ricambio generazionale, però con le dovute garanzie di non ritrovarsi alla mercé di sacerdoti e vestali di un culto che non capiscono. Aprirsi o meno a questo zoccolo duro della società è l’opportunità che ha di fronte a sé il M5S oggi per contribuire utilmente, dall’opposizione oppure dal governo, a quel progresso civile e materiale che ci è stato negato da una squalificata e squalificante classe politica.

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