Come già avvenuto per altri pazienti il medico italiano ricoverato allo Spallanzani e affetto da Ebola sarà curato con lo ZMapp, solo una settimana fa dichiarato realmente efficace nella lotta contro il virus. Il paziente “ha iniziato un trattamento antivirale specifico con farmaco non registrato, autorizzato con ordinanza dall’Aifa, su indicazione del ministro della Salute”. I medici che lo hanno in cura riferiscono che il collega è in “condizioni stabili, vigile e collaborante pur avendo la febbre”. Nonostante abbia la temperatura del corpo a 39 “non presenta segni di disidratazione cutanea”.

Il paziente è seguito da da una task force di trenta esperti di cui quindici medici e quindici infermieri spiega il direttore scientifico dell’istituto Giuseppe Ippolito. Medici e infermieri, ha detto, “sono organizzati su diversi turni. Si tratta di personale infermieristico volontario, ma scelto per precise competenze”. Il gruppo si occuperà della gestione del paziente.

Il paziente era atterrato all’aeroporto militare di Pratica di Mare e trasferito in ospedale martedì mattina. “È sereno e sta affrontando la situazione bene, anche perché è curato da una delle migliori strutture europee del settore – dice il primario dell’ospedale dove il paziente lavoro – È un bravo infettivologo e gli è sempre piaciuto il suo lavoro, attento alle novità professionali. Ha voluto fare questa esperienza e ha preso tre mesi di permesso. È stato in Kurdistan e poi in Sierra Leone perché la situazione si era aggravata. Sarebbe dovuto tornare venerdì prossimo”.

“Qui – afferma Adriano De Iuliis, infermiere e segretario aziendale del sindacato infermieristico Nursind – c’è un’alta professionalità a tutti i livelli. Ovviamente è il primo caso confermato di Ebola che viene trattato e si avverte una normale tensione, tuttavia siamo abituati a curare ogni giorno pazienti con gravi malattie infettive, dall’Hiv alla Tbc e la meningite, e siamo quindi addestrati”. Trattandosi però del paziente zero per Ebola, “l’attenzione è molto alta e sentiamo molto la pressione dei media, anche se possiamo dirci sostanzialmente tranquilli”. E si dicono sereni anche membri del personale come biologi e capo-tecnici, sottolineando il fatto che allo Spallanzani l’addestramento dello staff a far fronte a simili emergenze è un elemento fondamentale. Non esprimono preoccupazione neppure alcuni membri addetti alle squadre di pulizia: “Non abbiamo paura – dicono – perché questo paziente è totalmente isolato e comunque fuori dai nostri contatti”.