Sugli aiuti alimentari per i poveri l’ultimo scherzo lo stava per fare il governo con la legge di Stabilità. In cui le risorse destinate al Fondo nazionale indigenti erano pari a zero, contro i 10 milioni stanziati l’anno scorso. La Fondazione Banco Alimentare e le altre associazioni che si occupano della distribuzione di cibo a chi ne ha bisogno se ne sono accorte e hanno protestato. E il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ci ha messo una pezza, annunciando che il suo dicastero erogherà direttamente 5 milioni per il 2015: una ricollocazione di risorse interne che evita il passaggio per la strettoia delle coperture da rispettare in manovra. Gli enti ora tirano un sospiro di sollievo, apprezzando il segnale di continuità. Ma questo è solo l’ultimo rischio che hanno dovuto affrontare le onlus per continuare a garantire cibo ai cittadini in difficoltà. Il vecchio programma europeo di aiuti (Pead), infatti, è stato abolito. Il che ha causato nei mesi scorsi una forte riduzione delle scorte nei magazzini. “Ora la situazione sta lentamente migliorando grazie all’arrivo delle prime forniture di pasta e farina. Dovremo però attendere la fine dell’anno per ricevere latte e formaggi”, ammette Andrea Giussani, presidente del Banco Alimentare. “In ogni caso è difficile riuscire a far fronte a tutte le richieste di aiuto, che sono in aumento”. La fame, in Italia, è un problema sempre più grave: le ultime stime dell’Istat parlano di 6 milioni di cittadini in stato di povertà assoluta, più del doppio dei 2,4 milioni del 2007: “Un italiano su dieci non è in grado di provvedere in modo adeguato ai propri bisogni essenziali, prima di tutto l’alimentazione. E secondo l’Istat il 28,4% della popolazione è a rischio di povertà ed esclusione sociale”.

Da un lato sempre più persone sono costrette a chiedere un pasto caldo alle mense dei poveri o si rivolgono alle organizzazioni caritatevoli per ricevere un pacco famiglia, con dentro pasta, riso, latte e cibi in scatola. Dall’altro lato il meccanismo di approvvigionamento di alimenti quest’anno si è inceppato a causa dello stop del programma europeo Pead sostituito dal nuovo fondo Fead. I ritardi si sono fatti sentire a lungo e la situazione si è sbloccata solo a ottobre, con l’emissione da parte del governo di un bando di gara per la fornitura alle onlus di formaggi per 12,5 milioni di euro. Un anticipo sullo stanziamento Ue che si è aggiunto ai 10 milioni per l’acquisto di pasta e farina prelevati dal fondo indigenti, proprio quello che nelle ultime settimane ha rischiato di essere tagliato del tutto.

Ricorsi e contrasti tra Paesi sul cibo ai poveri – Per quasi trent’anni il programma di aiuti alimentari agli indigenti dell’Unione europea è stato assicurato dalla politica agricola comunitaria: ogni Stato membro poteva contare su parte delle eccedenze di prodotti agricoli integrate con acquisti di alimenti fatti sul mercato e finanziati da Bruxelles. Con il passare del tempo la componente delle scorte è andata via via diminuendo, mentre è cresciuto il finanziamento diretto. Il sistema però si è interrotto per una sentenza della Corte di giustizia europea che nel 2011 ha dato ragione a un ricorso della Germania contro il programma di aiuti alimentari, che ormai aveva perso la sua natura originaria: i giudici hanno stabilito infatti che l’acquisto di derrate non poteva sostituire su base regolare l’utilizzo delle scorte.
La lite sul cibo in salsa europea ha così portato alla cancellazione del vecchio programma, finanziato per l’ultima volta nel 2013. Nel frattempo l’avvio di un nuovo piano di aiuti è stato rallentato dallo scontro tra due diverse fazioni: alcuni paesi come Germania e Svezia ritenevano che degli indigenti dovessero occuparsi i singoli Stati membri con le proprie politiche di welfare, mentre altri paesi come Italia, Francia e Polonia sostenevano che l’apporto europeo fosse irrinunciabile. In mezzo i cittadini, sempre più in difficoltà, che hanno dovuto aspettare fino a marzo di quest’anno perché l’Unione europea desse il via libera definitivo al nuovo fondo di aiuti agli indigenti (Fead). Poi si è aggiunto qualche ritardo del nostro governo: benché sia stato il terzo in Europa a presentare alla commissione il proprio programma operativo, è riuscito ad avviare il piano solo ad agosto.

Nuovi aiuti alimentari, finalmente si parte – Il nuovo fondo Fead fa capo non più alle politiche agricole, ma a quelle sociali e finanzierà non solo gli aiuti alimentari, ma anche la distribuzione di materiale scolastico per i bambini che vivono in condizioni di povertà, l’apertura pomeridiana delle scuole in alcuni quartieri degradati e il sostegno ai senza dimora. Alla fornitura di cibo il governo ha deciso di destinare 473 milioni dei quasi 800 che dal 2014 al 2020 verranno assegnati al Fead, con una quota cofinanziata dall’Italia. Per l’anno in corso la somma a disposizione è analoga a quella del vecchio programma Pead: circa 100 milioni di euro, quasi tutti destinati agli aiuti alimentari, i primi a partire visto che si basano su un meccanismo già rodato da anni.

I bandi per l’acquisto di cibo sono emessi dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), che fa capo al ministero. I prodotti, una volta comprati, vengono raccolti nei magazzini di sette enti di carità: oltre al Banco Alimentare, tra gli altri ci sono Caritas, Croce Rossa e Comunità di Sant’Egidio. Queste organizzazioni, capofila del sistema degli aiuti alimentari, distribuiscono i prodotti a 15mila strutture territoriali, a loro volta incaricate di fare arrivare il cibo a chi è in stato di bisogno, sotto forma di pasti caldi offerti nelle mense per i poveri, di pacchi inviati alle famiglie o di cibo fornito a case famiglia, strutture per tossicodipendenti e anziani. Secondo il dato fornito dalla stessa Agea, la rete si prende cura di circa 4 milioni di persone, il 70% delle quali sono italiane. Ma che cosa deve fare chi a un certo punto si rende conto di non avere abbastanza soldi per andare a fare la spesa? “Si deve rivolgere a una delle associazioni sul territorio – spiega Giussani –. Saranno poi queste a valutare la condizione economica di chi chiede aiuto e nel caso a fare da tramite con i nostri magazzini”.

Al di là dei fondi europei – Gli aiuti alimentari non passano solo attraverso i finanziamenti europei. I magazzini delle organizzazioni hanno infatti altri canali di fornitura oltre ai bandi dell’Agea. Delle 72mila tonnellate di cibo raccolte nel 2013 dal Banco Alimentare, per esempio, 42mila sono arrivate grazie al programma di Bruxelles. Al resto hanno contribuito le donazioni, come quelle ricevute durante la giornata nazionale della colletta alimentare, un’iniziativa che si ripete ogni anno. Prossimo appuntamento sabato 29 novembre in più di 11mila supermercati. Ci sono poi i prodotti scartati dalle industrie agroalimentari magari per un’etichetta sbagliata, quelli raccolti dal settore dell’ortofrutta e dalla grande distribuzione. Piatti già pronti arrivano invece dalla ristorazione organizzata, dalle mense aziendali e da quelle scolastiche. Un sostegno ai poveri che vuol dire anche lotta agli sprechi.

@gigi_gno