“I sei decreti ‘salva Ilva’ varati finora dai diversi governi che si sono succeduti dal 2012 a oggi hanno portato la città sull’orlo del precipizio e quindi è arrivato il momento che a Roma venga varato un vero decreto ‘salva Taranto‘”. Angelo Bonelli, coportavoce nazionale ha spiegato così il testo del nuovo decreto – una provocazione dato che questa è una prerogativa del governo – che contiene le prime proposte per rilanciare il capoluogo ionico a intraprendere “dalla grave situazione ambientale, sanitaria e sociale”, un delicato percorso di riconversione “sul modello Bilbao” che preveda “l’applicazione del danno ambientale e l’avvio della messa in sicurezza e delle bonifiche nel sito di Taranto, nonché il rilancio delle attività economiche e occupazionali”.

Secondo Bonelli chi ha sostenuto che lo sblocco dei fondi milanesi dei Riva è il primo passo per l’applicazione del principio “chi inquina paga” visto che quei soldi saranno utilizzati per ammodernare gli impianti che, nonostante il commissariamento, restano di proprietà della famiglia lombarda. “Chi pagherà – ha spiegato il leader dei Verdi – le bonifiche dei terreni e delle acque inquinate? E i danni subiti dai cittadini e dai lavoratori?”.

La proposta di Bonelli e degli altri esponenti del movimento “Taranto Respira” prevede che entro 45 giorni dall’ipotetica approvazione del provvedimento il ministero dell’Ambiente proceda “alla determinazione del danno ambientale e sanitario” e trasmetta i risultati alla procura della Repubblica per consentire “il sequestro dei beni mobili e immobili, titoli della proprietà per l’equivalente della somma prevista dal danno ambientale” per bloccare “le risorse per la realizzazione della messa in sicurezza e delle bonifiche” e il “risarcimento dei danni”. Non solo.

Il testo prevede l’istituzione di una struttura pubblica che abbia potere in materia di “pianificazione urbanistica, di procedure amministrative per il rilascio di autorizzazioni all’esercizio di attività commerciali ed imprenditoriali” e “per l’uso di fondi europei, statali e regionali relativi alla realizzazione delle bonifiche e al rilancio economico dell’area industriale attraverso la presentazione di un progetto di conversione”.

Infine il provvedimento concede ai dipendenti della fabbrica la facoltà di ottenere il prepensionamento nel caso in cui abbiano almeno 18 anni di servizio “altamente usurante” oppure la riqualificazione professionale, da realizzare attraverso i fondi europei, per avviare i progetti di bonifiche. E ancora l’istituzione di un’area “no tax” per attrarre investimenti, fondi per il sostegno all’agricoltura e alla mitilicoltura, rigenerazione urbana e ambientale e recupero del centro storico.

“Non è una scatola chiusa – ha spiegato Bonelli – e non ci sono sigle perché vogliamo che le varie anime dell’associazionismo tarantino offrano il loro contributo per migliorare la proposta nell’interesse della comunità”. Alla conferenza stampa, infatti, ha partecipato anche una delegazione del comitato cittadini Liberi e pensanti che nei prossimi giorni discuterà dell’iniziativa e presenteranno i loro suggerimenti che, com’è noto, si basano sull’idea di chiudere prime le fonti inquinanti e poi di avviare i progetti di bonifica.