Da giorni, Matteo Salvini sta battendo in lungo in largo l’Emilia Romagna: mercati, banchetti per raccolte fondi, campi nomadi con contestazioni annesse. Sempre con la maglia “Scegli un sindaco”. E il sindaco in questione è lui: Alan Fabbri, classe 1979. Camicia verde da quando aveva 15 anni, pizzetto d’ordinanza e immancabile codino (“Berlusconi mi ha chiesto di tagliarlo, ma non ho mai dato retta nemmeno a mia madre, figuriamoci”) in passato ha lavorato come consulente per il gruppo regionale della Lega Nord, con un contratto da 120 euro al giorno. Incarico ottenuto nel 2009, mentre faceva la campagna elettorale che lo porterà alla guida del comune di Bondeno, comune terremotato in provincia di Ferrara. Oggi è anche il candidato per le elezioni regionali del 23 novembre, che designeranno il successore di Vasco Errani. Sa che insidiare il dominio del Partito democratico nella sua roccaforte per eccellenza non è cosa facile, e per questo l’ha ribattezzata la sua “mission possible”. Ma Hollywood e slogan a parte, è dalla via Emilia che passa il futuro della Lega Nord. Le consultazioni di fine novembre sono infatti il primo banco di prova, dopo i passi in avanti guadagnati dal Carroccio nei sondaggi. Saranno il “test su strada” per dimostrare che dietro le indagini degli analisti ci sono i voti reali, ma soprattutto per spalancare la strada a Salvini come leader di una nuova realtà di centrodestra.

“E’ significativo che proprio qui in Emilia, che si trova tra il nord Italia e il centro, sia stato scelto un candidato leghista, appoggiato anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia”. Fabbri risponde al telefono tra un un comizio e un altro, mentre si trova nella stalla di Fabio Rainieri, altro emiliano leghista doc. “Salvini oggi riesce a colmare il vuoto politico del centrodestra: lo dimostrano i sondaggi. E non solo. Basta vedere quando visita i mercati come viene accolto. Ora pensiamo alle regionali. Ma dopo serve lavorare per un progetto politico più ampio. Abbiamo avuto risposte positive anche dal sud, dalla Calabria e dalla Sicilia”. Impensabile fino a pochi mesi fa. Dopo gli scandali e i guai giudiziari, la Lega sembrava condannata a precipitare in quell’area politica con percentuali da prefisso telefonico. “Merito di Salvini che ha mantenuto i principi della Lega e ha imposto un cambio di rotta al modo di comunicare, riuscendo a fare da filtro tra la politica e la gente comune”. In Emilia, negli anni passati, il tentato assalto alla regione rossa da parte del partito allora guidato da Umberto Bossi era finito con sezioni abbandonate e consensi polverizzati. Oggi però il vento sembra cambiato di nuovo. “Puntiamo anche al voto dei grillini delusi. E della destra che non ha più punti di riferimento”.

Non a caso, in una campagna elettorale quasi inesistente, con il Pd interessato a far dimenticare le ragioni del voto e il Movimento 5 stelle dilaniato dalle liti interne, la Lega è quella che sta facendo più rumore. Ottenendo il massimo risultato mediatico, con il minimo sforzo. “Il problema è che qui è l’intera campagna elettorale a essere oscurata. Vada in un bar e provi a verificare quante persone sanno chi sono i candidati e quando si aprono i seggi. In Piemonte ci hanno massacrato per un paio di mutande, qui un presidente di Regione condannato per falso ideologico sembra un santo”. Eppure, nell’ultima settimana, Fabbri è apparso parecchio nelle prime pagine e nei tg. Complice anche una mancata visita al campo nomadi di Bologna, costata una Volvo semidistrutta e una valanga di polemiche. “Abbiamo messo sotto riflettori il discorso dei campi nomadi e della gestione dell’immigrazione. A provocare sono stati i centri sociali, non noi. Ma basta parlare di quella vicenda. Noi in Emilia vogliamo vincere. E le nostre priorità sono lavoro, sanità e ricostruzione post terremoto”. Dimissioni da sindaco? “Se vengo eletto presidente certamente, altrimenti vedremo”.