Mentre a Palazzo Chigi Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si vedono per parlare di riforme, Beppe Grillo dal Parlamento europeo non esclude il dialogo con i partiti. “Le dimissioni di Napolitano? Quello che fa Napolitano non mi interessa da parecchio tempo”, ha detto intervistato da SkyTg24, “smentisce, non smentisce, sono parole vuote nel nulla cosmico. E sulla legge elettorale: “Non c’è dialogo, ci sono invece delle proposte. Se ci fanno una proposta valida noi siamo pronti a dialogare. Questo discorso vale anche per il Presidente della Repubblica: se è un nome al di fuori della logiche politiche, al di fuori delle carriere, discorsi o trame dei partiti politici. Poi non sono io a decidere. Metteremo in rete e si vedrà”.

Le dichiarazioni del leader del Movimento 5 stelle arrivano dopo che solo la settimana scorsa l’intesa sui voti tra il Partito democratico e i parlamentari M5s ha permesso di eleggere la coppia Sciarra-Zaccaria a Consulta e Csm. A dare il via libera all’accordo, i voti in rete degli iscritti 5 stelle. Un metodo che subito il vicepresidente della Camera grillino Luigi Di Maio aveva rilanciato anche per Quirinale e legge elettorale. E così anche il deputato M5s protagonista dei tavoli con il Pd Danilo Toninelli. Passi in avanti che non solo hanno preoccupato Forza Italia già spezzettata in mille fazioni, ma che hanno messo in allarme i grillini tra smentite e piccoli passi indietro. Oggi, dopo una conferenza stampa per annunciare il referendum sull’Euro con tanto di scontro con i giornalisti, Grillo scopre le carte e non nega la possibilità di incontro con i partiti “sulle proposte concrete”. Due i temi su cui i 5 stelle potrebbero confrontarsi: l’elezione del presidente della Repubblica e la riforma del sistema di voto. Nel primo caso la partita è appena cominciata, ma le modalità di proposta e di voto potrebbero essere simili a quelle per la Corte costituzionale quando l’intesa tra Pd e M5s ha funzionato al primo colpo. Più difficile la questione legge elettorale: i tavoli tra grillini e democratici si sono interrotti bruscamente l’estate scorsa. Renzi non ha più risposto, Grillo è sceso a Roma solo per dire: “Basta dialogo”. In realtà i due sono più vicini di quello che sembra, soprattutto con il nuovo Italicum uscito dal vertice di maggioranza: ci sono il premio di lista proposto da M5s, la soglia bassa al 3%, le preferenze e il ballottaggio.

Ma è presto per parlare di cambio di rotta. Mentre Grillo da Bruxelles parla di aperture, Silvio Berlusconi si è incontrato Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Matteo Renzi sulla legge elettorale. Il presidente di Forza Italia era accompagnato da Gianni Letta ed è stato preceduto da Denis Verdini, giunto con la propria auto. Inizierà martedì prossimo, 18 novembre, intanto, l’esame della riforma elettorale da parte della commissione Affari Costituzionali del Senato. Lo ha deciso la stessa Commissione con l’astensione di M5s e il voto contrario di Francesco Campanella (ex M5s). Martedì la relatrice Anna Finocchiaro – che è anche la presidente della commissione – illustrerà il testo. Mercoledì e nelle giornate successive si svolgeranno una serie di audizioni, tra le quali quelle dei presidenti emeriti della Corte Costituzionale. Donato Bruno (Forza Italia) ha chiesto che vengano auditi anche gli ex membri della Corte costituzionale che erano nella Consulta quando questa ha emesso la sentenza che ha dichiarato incostituzionale il Porcellum. Quella sentenza infatti fu approvata a stretta maggioranza con 8 voti contro 7.

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