Emma non vuole cartelle di Barbie o Peppa Big. Emma vuole, e ha, una cartella di Spiderman e poco importa se per gli altri è da maschio. Matteo al calcio preferisce la danza. Vorrebbe essere Billy Eliott e non Mario Balotelli. Qualcuno li definirebbe “bambini di genere non conforme”, per altri sono “bambini arcobaleno”. Un termine che arriva dagli Stati Uniti per descrivere i piccoli che non possono essere ancora definiti omosessuali, ma che non si riconoscono nel sesso di nascita e hanno gusti e atteggiamenti più vicini a quello opposto.

“Bambini fluidi, creativi, indipendenti variabili, colorati”, come C.J, che ama smaltarsi le unghie e giocare con i Mini Pony. Lui è l’adorato figlio di Lori Duron, casalinga americana tenutaria di Raising my raimbow, blog pioniere nel raccontare e mettere a confronto esperienze con questi bimbi. La stessa ha poi firmato Il mio bellissimo arcobaleno, un saggio che in patria ha fatto molto discutere. In Italia, dove è pubblicato da Ultra, è già diventato un punto di riferimento per “l’educazione colorata”, quella che non vuole obbligare nessun bambino ad essere quello che non è, ma assecondarne sogni e inclinazioni. Anche quando non coincidono con quelli riconosciuti dalla società. Non importa se a scuola arriveranno i bulli, l’importante è essere se stessi.

“A Matteo sono subito piaciute le bambole della sorella. Amava il rosa, ballava, guardava con gli occhi carichi di interesse cartoni animati che avevano per protagoniste eroine e principesse. Non nego che, soprattutto all’inizio, la cosa mi abbia stupito e lasciato quasi interdetta, ma non ho mai pensato, nemmeno per un secondo, di imporgli gusti maschili”. Anna racconta con trasporto la storia di suo figlio, ma preferisce utilizzare un nome di fantasia e non rivelarne l’identità. “Voglio tutelarlo, non sovraesporlo. Ogni giorno combatte una battaglia per farsi accettare”.

La voce si incrina, la mente va a quando Matteo tornava dall’asilo piangendo perché i compagni lo prendevano in giro, senza capire perché. “Non c’è niente di male nell’amare cose diverse, nel preferire le barbie alle macchinine. Sono felice nel vedere il mio bimbo felice, mentre fa le cose che davvero gli piacciono. Per questo non l’ho mai voluto ostacolare, né ho provato a cambiare le sue inclinazioni. Lui è fatto così”. Se Anna ha un approccio più intimo alla “diversità” di suo figlio, Giorgia Vezzoli, 37enne bresciana e consulente di comunicazione, ha raccontato la storia della sua Emma in un libro illustrato, edito da Settenove, da dal titolo Mi piace Spiderman… e allora?. “Tutto è iniziato perché mia figlia aveva una cartella con l’Uomo Ragno, è il suo eroe preferito –racconta Giorgia- La portava con orgoglio, ma tutti le facevano notare che era da maschio. A lei piaceva e basta, non si era mai posta la questione che non potesse essere adatta per una bambina. Noi l’abbiamo sempre lasciata libera di scegliere, è cresciuta senza stereotipi di genere”.

Giorgia ha deciso di fotografare la cartella e postarla su Facebook. L’immagine è stata sommersa da “like” e complimenti e Emma è tornata ad indossare con orgoglio il suo zainetto griffato Spiderman. “Mia figlia ha una camera rosa e azzurra. Le piacciono i super eroi, ma anche le bambole e i peluches ed è molto femminile. Abbiamo voluto educarla senza condizionamenti, ognuno dovrebbe avere la libertà di diventare quello che davvero è”.
“Da quando ho scritto il libro –prosegue Giorgia- tanti genitori mi hanno contattato per raccontarmi la loro storia e confrontarsi. In Italia si parla ancora poco di questi temi, ed è un male. Il termine bambini arcobaleno mi piace perché dà l’idea di molteplicità e poi alla fine dell’arcobaleno c’è la pentola del tesoro, metafora di quelle che ognuno ha di prezioso”.

Ma un bimbo che predilige giochi e attività destinate al sesso opposto da grande sarà omosessuale? Per ora, secondo i pochi studi in circolazione (quasi tutti americani) è molto probabile. Le dichiarazioni di gusti e scelte negli anni dell’infanzia sono già una sorta di coming out, ma non sempre è così. Per alcuni bambini l’indecisione sessuale o l’attrazione per quello che è opposto al proprio genere è solo una fase e i genitori decidono comunque di lasciarli fare, per non interferire sullo sviluppo di una sessualità consapevole. “Mia figlia sa perfettamente si possono avere due mamme e due papà –spiega la Vezzoli- Non penso che un’educazione senza stereotipi possa influire su suoi gusti sessuali. Comunque da grande sceglierà di amare chi vuole. Non c’è nessuna controindicazione nell’essere liberi”.