“Chi lavora a Baku ha la sensazione unica di essere parte dello sviluppo e della crescita di una metropoli che prende forma adesso. E che presto esploderà”. Samanta Iacumin, 39 anni, friulana, da due vive in Azerbaijan a Baku dove è art director di un celebre marchio italiano di hair stylist. “Per 19 anni ho lavorato in centro a Udine. Ero socia di due saloni con una ventina di dipendenti. I clienti non mancavano, ma le tasse erano insostenibili”. Così nel 2011 Samanta ha deciso di vendere e di lavorare per un po’ come freelance per shooting fotografici e matrimoni. “Per rimettermi in gioco ho pensato di andare all’estero, così a 36 anni ho preso in mano la mia vita e sono partita per Miami. Ma negli Stati Uniti sono rimasta solo per poco tempo, perché per fare il mio mestiere avrei dovuto seguire dei corsi e ottenere una licenza. Non potevo permettermi un periodo senza lavorare”.

Tornata a casa decide così di farsi avanti per una stagione presso l’azienda dove lavora ora, con cui in passato aveva già collaborato a Udine. Inizialmente le vengono proposti alcuni mesi a Mosca, poi l’azienda rilancia e le offre un posto da art director a Baku, dove lo stile europeo è qualcosa di lontano, da insegnare e far conoscere. Un salone nuovo, incastonato tra grattacieli tutti acciaio e vetro, con una ventina di dipendenti da formare. Non per qualche mese però, ma per tre anni, con uno stipendio un po’ più alto di quelli italiani e la casa compresa nel contratto. “Lì per lì sono rimasta spiazzata, significava cambiare vita in una città che allora non sapevo bene neanche dove fosse. Ma ho deciso di provare”.

Arrivata a destinazione, Samanta ha trovato una metropoli in pieno sviluppo grazie alla propulsione dei miliardi di barili di petrolio che ogni anno esporta. “Ho visto cambiare la città davanti ai miei occhi. Quando sono arrivata, in pieno centro c’era un chilometro quadrato di vecchie palazzine. Ma nell’arco di sette mesi sono state abbattute e sostituite da altri edific. Da noi ci sarebbero voluti anni, probabilmente”. Anche il numero di europei è aumentato. “Gli expat oggi sono sempre di più, vengono soprattutto per lavorare nelle costruzioni. Il loro arrivo in massa nell’ultimo anno ha fatto quasi raddoppiare il costo della vita”.

Il primo mese in Azerbaijan l’ha passato a studiare il russo. “Ancora lo parlo a stento, ma lo capisco bene. Qui in pochi parlano inglese e riuscire a comprendere i clienti è fondamentale nel mio mestiere – spiega Samanta – Chi viene nel nostro salone lo fa perché desidera un look alla moda, che qui è sinonimo di made in Italy“. Molti clienti, precisa, “mi dicono semplicemente ‘fai tu’. Questo mi piace molto, in Italia è difficile che te lo chiedano”. Il salone è frequentato sia da uomini che da donne, a volte persino da bambini, accompagnati dall’autista di famiglia. Cantanti, artisti, politici, a venire è l’élite della città, perché i prezzi vanno dai 150 manat ai 500 (il cambio con l’euro è pressoché alla pari). Un’enormità in un paese in cui 600/700 manat è lo stipendio medio.

Le più grandi soddisfazioni lavorative racconta di averle dai giovani azeri che ha il compito di formare. “Qualche mese fa un dipendente che aveva lavorato con me per 9 mesi mi ha detto: ‘Samanta hai bisogno di tagliare i capelli, faccio io’. Ho deciso di fidarmi e ho chiuso gli occhi. Gli ho dato carta bianca. Mi ha fatto un taglio perfetto. Ho capito che aveva imparato il mestiere. È stata una gioia immensa. Perché non è una cosa scontata, incontro spesso ragazzi che si accontentano di lavorare in maniera approssimativa pur di fare soldi in fretta”.

A marzo 2015 le scadrà il contratto e ha deciso di lasciare l’Azerbaijian. “Baku per me è stata una tappa importante, ma sento di avere preso e dato quello che dovevo. Inizialmente avrei voluto andare a Hong Kong, ma oggi penso alla Turchia”. Complice anche un amore, scoppiato nelle sere azere con Suleyman, un giovane architetto di Istanbul. Di certo c’è che lei a rientrare in Italia non pensa affatto. “A volte mi manca, ma il futuro, la crescita, lo sviluppo sono altrove”.

Twitter: @gabriprinc