“Sono un medico ed un infermiera che provengono dalla Sierra Leone, e sono in quarantena a casa”. Il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin che due operatori sanitari sono stati posti in isolamento precauzionale al loro rientro in Lombardia. “È uno di quei casi – ha indicato a margine del convegno dei giovani industriali – in cui non hanno avuto contatti diretti con persone affette dal virus ma per precauzione sono nei ventuno giorni asintomatici a casa e sono in prossimità del Sacco di Milano, e quindi se dovessero sviluppare i sintomi verrebbero subito ricoverati in alto isolamento”.

“La quarantena obbligatoria in ospedale, come quella decisa dai governatori di New York e New Jersey, è giustificata solo per i casi ad alto rischio – spiega Nicola Petrosillo, direttore dell’Uoc Infezioni Sistemiche dello Spallanzani di Roma – Il nostro protocollo ministeriale è chiaro, e prevede che in caso di contatti ad alto rischio con i malati, come la partecipazione a un rito funebre o un contatto prolungato con i pazienti in ospedale, ci sia al ritorno una quarantena in ospedale per 21 giorni. Per quelli a basso rischio non è necessaria, bastano alcune precauzioni come il controllo della temperatura due volte al giorno”. Il semplice fatto che una persona torni da un paese colpito, sottolinea l’esperto, non è sufficiente a considerarla ‘ad alto rischio. Bisogna distinguere – spiega – se si è a basso rischio basta evitare i luoghi affollati, limitare un po’ gli spostamenti, ma la quarantena mi sembra eccessiva”.

Intanto l’Oms annuncia che sono stati superati i 10mila casi dall’inizio dell’epidemia in Africa occidentale. I casi accertati sono 10141 con 4922 morti. L’ultima vittima di cui si ha avuto notizia è la bimba di due anni morta in Mali. Durante la malattia, è stata a contatto stretto con almeno 40 persone ed ha viaggiato in autobus per più di mille chilometri.