L’inchiesta su quegli italiani spariti nella tra gli anni ’70 e ’80 in Sudamerica è durata dieci anni. Oggi 21 esponenti delle giunte militari e dei servizi di sicurezza di Bolivia, Cile, Perù e Uruguay dovranno rispondere della morte di 23 persone davanti ai giudici della III corte d’Assise di Roma. Il gup di Roma Alessandro Arturi ha rinviato gli imputati a giudizio per omicidio plurimo aggravato e sequestro di persona. La prima udienza si terrà il 12 febbraio 2015. È  caduto, per un vizio di procedibilità, il reato di strage ed è stata stralciata la posizione di altri nove indagati, già processati e condannati nei loro paesi d’origine, con trasmissione degli atti al ministero della Giustizia per valutare se debbano o meno essere giudicati in Italia.

La chiusura dell’inchiesta, sulle attività di repressione degli oppositori avvennero all’interno del cosiddetto Piano Condor, risale a quasi quattro anni e riguardava 140 persone (tra le quali anche 59 argentini, 11 brasiliani e 6 paraguayani) ma problemi burocratici legati alla notifica e la morte di numerosi esponenti delle giunte militari hanno fatto scendere il numero dei soggetti a rischio processo.  Quando fu chiesto il rinvio a giudizio gli imputati figuravano nomi l’ex ministro dell’Interno boliviano Luis Gomez Arce, l’ex premier peruviano Pedro Richter Prada, l’ex capo dei servizi segreti cileni Juan Manuel Contreras, il generale Francisco Morales Bermudez, per cinque anni presidente del Perù, gli ex dittatori uruguayani Juan Maria Bordaberry e Gregorio Conrado Alvarez Armellino e l’ex ministro delle relazioni estere Juan Carlos Blanco.

Il primo caso di ‘desaparecido’ contemplato nel procedimento romano, piuttosto anomalo rispetto agli altri perché avvenuto prima dell’insediamento della giunta militare in Argentina, è quello legato all’uccisione di Alvaro Daniel Banfi, sequestrato in Argentina il 12 settembre del 1974 e morto un mese e mezzo dopo. L’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, nel dicembre del 2007, portò all’emissione di circa 140 richieste di custodia cautelari di cui sono una fu eseguita nei confronti dell’uruguayano Nestor Jorge Fernandez Troccoli, 63 anni anni, già esponente dei servizi segreti della marina accusato della morte di sei italiani.