Si è infiltrata la mafia nel consiglio comunale di Taranto? E’ l’interrogativo che serpeggia nella città dell’Ilva dopo una l’operazione della Squadra mobile che ha portato all’arresto di 50 persone affiliate o vicine al clan “D’Oronzo-De Vitis”.

MAFIA E POLITICA – Il clan, secondo l’accusa, aveva allungato le mani su una parte dell’economia locale gestendo, attraverso un imprenditore legato all’ex Psi, Fabrizio Pomes, una struttura comunale. Inoltre al telefono con il boss D’Oronzo, l’imprenditore racconta che “abbiamo messo ora… Giovanni Guttagliere, alla commissione assetto del territorio … ed è una… una posizione ottima quella! poi ti dico! E quindi voglio dire ora avremo un assessore, pure che non sono io: forse è anche meglio… perché mi posso dedicare di più alle cose nostre, hai capito?”. A questo si aggiunge la denuncia di un consigliere comunale, avvicinato da quattro persone che a “nome del boss D’Oronzo” l’avrebbero “caldamente invitato” a non mancare alla successiva seduta dell’assise cittadina “nel quale sarebbero stati affrontati argomenti che interessavano il D’Oronzo”. In quella seduta, i poliziotti hanno notato la presenza in aula di Michele De Vitis, fratello del boss Nicola e marito della consigliera comunale Giuseppina Castellaneta, anche lui finito in carcere con l’accusa di tentata estorsione ai danni del presidente di una società municipalizzata. I consiglieri Castellaneta e Guttagliere, che sono assolutamente estranei all’inchiesta, nei giorni scorsi sono entrambi transitati nel Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e a darne notizia, con una conferenza stampa, è stato il coordinatore regionale ed ex presidente della provincia di Brindisi Massimo Ferrarese.

LA SOLIDARIETA’ ALLA CONSIGLIERA – Queste vicende hanno spinto Angelo Bonelli, coportavoce nazionale dei Verdi e consigliere comunale nel capoluogo ionico, a chiedere la prefetto di valutare “se ci sono le condizioni per lo scioglimento del Comune di Taranto per infiltrazioni mafiose”. A ilfattoquotidiano.it la consigliera Castellaneta ha sottolineato che il marito “è accusato di una cosa marginale rispetto ad altri reati contestati nell’inchiesta e io sono fiduciosissima nella giustizia”. Non solo. Ha aggiunto che Bonelli “ha tutto il diritto di chiedere spiegazioni al sindaco su quanto avvenuto, ma credo che additarmi come ‘la moglie di un accusato’ sia troppo incisivo da parte sua, troppo duro insomma”. In una nota distribuita alla stampa, inoltre, ha ringraziato i consiglieri comunali per le “manifestazioni di vicinanza e di affetto” e ha attaccato Bonelli sostenendo che “non si possono sfruttare eventi, così tragici, per le famiglie coinvolte, per mera speculazione politica” e sottolineando come le sue azioni “siano state, in questo consiglio comunale, esemplari per linearità e correttezza”.

IL SILENZIO DEL SINDACO – Durante l’ultimo consiglio comunale sia Giuseppina Castellaneta che Angelo Bonelli hanno chiesto di prendere parola, ma il presidente dell’assise ha negato la facoltà di parlare dato che l’inchiesta “Alias” non era tra i punti all’ordine del giorno. L’opposizione ha insistito affinché il sindaco Ippazio Stefano spiegasse la sua posizione e a quel punto contro Bonelli e i consiglieri di opposizione si è scatenata l’ira di gran parte dei colleghi tanto da spingerli ad abbandonare l’aula e rivolgersi al prefetto di Taranto che, preso atto della situazione, dovrà ora valutare le azioni da intraprendere. La risposta del sindaco, però, è arrivata qualche ora pià tardi. Stefano ha definito l’ipotesi di infiltrazioni mafiose all’interno dell’amministrazione comunale di una “volgarità e cattiveria che offende l’ente” e “chi insinua questo dimostra di non volere bene alla città. Non spetta a loro esprimere un giudizio. Lasciamo alle autorità preposte fare una diagnosi del problema”. “Non sono io che offendo le istituzioni ma il sindaco con il suo silenzio – ha replicato Bonelli – E’ sconcertante che Stefano definisca volgari le mie richieste di chiarimento. Sono domande che ogni cittadino si pone dopo le affermazioni del procuratore antimafia Motta”. Bonelli, infine, ha invitato la commissione parlamentare antimafia ad aprire un’indagine sul caso Taranto.