“Punti di intesa sorprendenti”. L’incontro tra il governo e i sindacati finisce meglio del previsto, almeno stando alle parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Non della stessa opinione sembra la segretaria della Cgil Susanna Camusso: “L’unica vera novità dell’incontro di oggi è che ci saranno altri incontri. Le altre sono cose note”. E già si scorge la divisione tra i sindacati, visto che Cisl e Uil hanno dato giudizi meno netti. Intanto qualche problema per la maggioranza sul Jobs act arriva dal Senato dove a più riprese è mancato il numero legale (soprattutto per volontà di Forza Italia), circostanza che non ha consentito di avviare la discussione generale sulla riforma del lavoro e soprattutto non ha permesso al governo di chiedere di porre la questione di fiducia sul provvedimento

La linea è quella di sempre: tirare dritto: “Siamo assolutamente disponibili alle opinioni di chiunque, l’importante è che si vada avanti. Miglioriamo se c’è da migliorare ma il Paese deve cambiare e non ci faremo bloccare da veti o opinioni negative”. Sul Jobs act, dice Renzi in conferenza stampa, è stato fatto “un lavoro molto serio con il Pd, ci siamo parlati anche modificando la linea iniziale per accogliere alcune critiche. Ma a un certo punto si deve decidere e votare. La direzione Pd ha deciso”. Il capo del governo dice di non temere “agguati: ove ci fossero li affronteremo”. L’occupazione in Italia non si crea solo con i nuovi ammortizzatori sociali o con la riforma della giustizia ma tutte le riforme insieme “consentiranno di tornare a fare investimenti e questo è quello che vogliamo”. “Stiamo correndo, cercando di non affastellare le tante cose presenti nel dibattito”. “L’intensità del percorso riformatore” dimostra che “altro che slogan”: il governo sta producendo “atti parlamentari di rara intensità”. 

E quindi il patrimonio con cui l’Italia si presenta al vertice europeo (è prevista una conferenza congiunta Merkel-Hollande-Renzi domani 8 ottobre a Milano) “è straordinario per riforme messe in campo”, “con i partner europei con il programma di riforma strutturale più ambizioso che l’Italia abbia mai avuto e” senza pari “anche a livello europeo, per complessità e velocità”. Quanto al paragone con la Thatcher, dice di rispettarla (e con lei la sua “straordinaria leadership”) ma è ”lontano” dal pensiero della lady di ferro secondo il quale ”non esiste” una cosa chiamata società. 

I punti sul tavolo: articolo 18, Tfr, 80 euro, rappresentanza sindacale
Il tavolo, che avrà appunto un bis il 27 ottobre (“dopo i 3 milioni in piazza” ha ironizzato il premier) è durato un po’ più dell’ora prevista: il capo del governo ha messo sul piatto tutti i temi al centro delle polemiche delle ultime settimane. L’articolo 18, intanto: la tutela del reintegro per i licenziamenti ingiustificati resterà per quelli discriminatori ma anche per i disciplinari “previa specifica delle fattispecie”. Poi Tfr in busta paga, salario minimo, rappresentanza sindacale e contrattazione decentrata. Il bonus fiscale ai lavoratori dipendenti, cioè gli 80 euro, che sarà strutturale dal 2015. Gli 80 euro, ha detto Renzi ai sindacati, sono il più grande rinnovo contrattuale in Italia. E alle organizzazioni dei lavoratori spiega che “vanno trovate formule per incentivare il tempo indeterminato”.

E ancora gli stabilimenti da salvare urgentemente, le “tre T” li chiama: Termini Imerese, l’Ilva di Taranto e l’Ast di Terni. Infine gli impegni nella Finanziaria: un miliardo e mezzo per estendere gli ammortizzatori fiscali, un altro per la scuola e due miliardi per la riduzione delle tasse sul lavoro. E mentre il modello spagnolo si basa sulla riduzione dei salari, noi facciamo l’opposto. Secondo il presidente del Consiglio grazie al governo italiano è stata messa al centro del dibattito europeo la crescita e il piano di investimenti annunciato da Juncker. Mi piacerebbe, sottolinea, che il sindacato lo riconoscesse. Il confronto viene descritto come aperto: “Non voglio dividere il sindacato, il sindacato fa il sindacato – ha spiegato il capo del governo – In questa crisi però vi sono responsabilità anche di chi rappresenta il mondo del lavoro”. Tra le altre proposte di Renzi anche un emendamento al Jobs act con norme sulla rappresentanza sindacale e sull’ampliamento della contrattazione decentrata. Il capo del governo ha spiegato che è un tema suggerito direttamente dal Partito democratico, “in particolare dalla parte che non sta con me”. 

Il vertice aperto da un’introduzione di Renzi di 8 minuti
“Il paese ha bisogno di un clima di fiducia” ha detto Renzi nella sua introduzione flash (è durata 8 minuti). Dopo di lui sono intervenuti i leader sindacali: Luigi Angeletti (Uil), la vicesegretaria Cisl (e possibile successore di Bonanni) Anna Maria Furlan, la segretaria della Cgil Susanna Camusso e quello dell’Ugl Geremia Mancini. Al vertice hanno partecipato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ed i ministri del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, dell’Economia Pier Carlo Padoan, della Pubblica amministrazione Marianna Madia. L’incontro – che ha preceduto quello con le associazioni dei datori di lavoro e con i sindacati delle forze dell’ordine – arriva all’indomani della decisione del consiglio dei ministri di dare l’ok alla richiesta del voto di fiducia sul jobs act che secondo le intenzioni di Renzi potrebbe avvenire già entro mercoledì 8 ottobre.

Camusso: “Non abbiamo cambiato valutazione, il governo decide unilateralmente”
La posizione della Cgil non sembra essersi spostata di un centimetro. “Trovano tutte conferma” le necessità e le ragioni della manifestazione nazionale della Cgil del 25 ottobre, dalla quale Cisl e Uil si sono già tirate indietro. “Dal punto di vista dei contenuti – aggiunge – sono state ripetute cose note che non determinano un cambiamento della valutazione” fatta dalla Cgil. La leader del sindacato aggiunge che “registriamo una disponibilità del premier a discutere sulla rappresentanza sindacale ma su tutto il resto non abbiamo registrato una disponibilità”. Quanto emerge, secondo la Camusso, è che “nessuno oggi possa dire che si sia riaperta una stagione di concertazione”, non c’è “nessun concreto passo in avanti”. L’atteggiamento del governo è “al massimo di ascoltare, poi decide unilateralmente“. Nel merito, poi, “bisogna smetterla di dire che l’anticipo del Tfr in busta paga è un bonus. E’ salario, sono soldi dei lavoratori” ribadisce la segretaria della Cgil che ha affermato che ci deve essere comunque la salvaguardia della previdenza complementare (alimentata in gran parte dal Tfr) e nessun aumento dell’imposizione fiscale rispetto agli altri usi della liquidazione. Il riassunto è in un tweet della Camusso: “Nessuna risposta. Il Governo va avanti su scelte sbagliate”. 

Cisl: “L’incontro è un momento di svolta”. Uil: “Da oggi discontinuità”
Toni diversi in area Cisl. Secondo il segretario generale aggiunto Anna Maria Furlan, favorita alla successione di Raffaele Bonanni, l’incontro  di Palazzo Chigi può rappresentare un momento “di svolta” nelle relazioni tra Governo e parti sociali. Il contratto a tutele crescenti previsto dalla delega sul lavoro dovrebbe assorbire tutte le forme di precarietà dai co.co.pro. alle false partite Iva che nascondono effettivo lavoro subordinato. Furlan condivide la necessità di rivedere le politiche attive sul lavoro dato che con i servizi pubblici sono in pochi a trovare un’occupazione. La priorità per la Cisl è “trovare risorse per lo sviluppo” attraverso tagli agli sprechi nella spesa pubblica e una lotta più decisa all’evasione fiscale e contributiva. Per il segretario della Uil Luigi Angeletti “ha fatto una scelta simbolicamente diversa, in discontinuità con i mesi precedenti. Siamo di fronte a un cambiamento dell’atteggiamento del Governo rispetto alle parti sociali”. L’unica novità di ”merito” emersa invece è quella del Tfr in busta paga per la quale la Uil avverte che i lavoratori devono scegliere liberamente sull’anticipo della liquidazione in busta paga.

I siparietti da Sarabanda: da Un’ora sola ti vorrei a Bennato
C’è stato spazio anche per ironie e battute sul “tormentone” Margaret Thatcher e per un siparietto “musicale” tra governo e sindacati. Renzi e Padoan hanno infatti risposto alla battuta della Camusso, che sui tempi dell’incontro aveva citato una famosa canzone: Un’ora sola ti vorrei. Il ministro dell’Economia ha citato di contro la canzone Quattro minuti (una canzone del rapper Mondo Marcio, anche se a qualcuno al tavolo è venuto il dubbio che volesse piuttosto riferirsi a Cinque minuti del cantante Maurizio, più vicina ai tempi della giovinezza di Padoan). Il capo del governo ha chiamato in causa la canzone Una settimana un giorno di Edoardo Bennato: “Una settimana, un giorno solamente un’ora a volte vale una vita intera…”. Bennato, ha scherzato Renzi, “a me piace da morire anche se adesso va a cantare per Grillo”.

La sinistra Pd: “Voteremo la fiducia, ma in modo critico”
E con la decisione del governo la sinistra del Pd è costretta a venire a più miti consigli. Già ieri Alfredo D’Attorre aveva parlato di un “errore”, confermando però che al Senato sarebbe stato un sì. E Stefano Fassina era partito dalla minaccia di “conseguenze politiche” in caso di richiesta di fiducia per arrivare a un più moderato appello al presidente della Repubblica perché vigili. Un atteggiamento riassumibile con le parole dell’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano: “Alla Camera, per senso di responsabilità, noi voteremo la fiducia sul Jobs Act, anche se in modo critico. Al Senato, però, basterebbero sette voti per non avere la fiducia” dice ad Agorà. “È contraddittorio – aggiunge – mettere la fiducia nel giorno in cui si apre il dialogo sociale. Si chiude la discussione in Parlamento e si apre con le parti sociali. Una fiducia poteva essere evitata con una maggiore capacità di confronto”. 

Renzi a forze dell’ordine: “Sciopero è contro regole”. Ma sblocco tetti salariali nel 2015
Infine la questione del rapporto tra governo e forze dell’ordine, dopo la minaccia di sciopero perfino dei corpi militari. “Mi inchino di fronte alle donne ed agli uomini che difendono il Paese, ma alcune dichiarazioni vanno al di fuori delle regole: chi all’interno del Cocer minaccia lo sciopero è fuori dalle regole. Non può essere Stato contro Stato” ha detto Renzi durante l’incontro con i sindacati di polizia e i Cocer. “Rispettiamo le forze dell’ordine. ma non accettiamo da nessuno, tantomeno da loro, che si metta in discussione la legalità”. Cinque forze di polizia sono troppe – ha aggiunto – è indifferibile la discussione su questo punto. Tuttavia una schiarita nei rapporti potrebbe arrivare dall’annuncio secondo cui può essere la legge di stabilità lo strumento per sbloccare i tetti salariali di forze di polizia e militari.