New Livingston sospende le operazioni di volo”. Queste le parole, pubblicate sul sito della compagnia aerea, che sembrano chiudere la breve vita dell’azienda nel settore: niente più voli a partire dal 7 ottobre. A restare senza lavoro, i 150 dipendenti della compagnia aerea. L’azienda fa sapere che le loro spettanze salariali “saranno integralmente saldate” e che “è partito l’iter necessario per trovare una soluzione garantista per i lavoratori con l’obiettivo di ottenere la cassa integrazione entro il mese di ottobre”. Fonti interne ai lavoratori parlano di un’offerta di 18 mesi di cig straordinaria o quattro anni di mobilità.

“È una scelta di responsabilità chiudere la compagnia aerea senza debiti nei confronti dei dipendenti – è stato il commento del presidente Riccardo Toto – La sofferta decisione che prendiamo in queste ore è conseguenza del fatto che, rispetto a soli due anni fa, non esiste oggi un mercato per poter andare avanti. Il mercato charter è stato completamente sconvolto da fattori interni, ma soprattutto dalle turbolenze internazionali”. Il riferimento è alle primavere arabe e alla crisi politica in Ucraina. Nella nota della società, infatti, si parla di un “crollo del turismo, soprattutto del segmento vacanziero verso l’Egitto e il bacino del Mediterraneo, che ha subito un tracollo dopo la Primavera Araba e la conseguente instabilità dell’area, e la drastica riduzione di domanda per le rotte verso la Russia a causa della crisi politica in corso”.

Altro tasto dolente, i crediti non riscossi. “Un forte calo dei ricavi è imputabile – prosegue il comunicato – ad alcuni crediti non pagati quali ad esempio quelli dell’Aeroporto di Rimini, su cui la proprietà aveva puntato per il rilancio e verso cui vanta ancora un credito importante per biglietti venduti, le cui somme non sono state mai trasferite alla compagnia aerea”. 

Chi ha acquistato un biglietto per un volo New Livingstone dovrà essere rimborsato. L’Enac, Ente nazionale per l’aviazione civile, ha reso noto infatti che la compagnia aerea si farà carico “della riprotezione di tutti i passeggeri già in possesso di biglietti fornendo, più in generale, tutte le dovute informazioni all’utenza”. E sempre l’Enac fa sapere che dal 7 ottobre è sospesa la licenza di trasporto aereo per la New Livingston.

La notizia della sospensione delle attività, d’altra arte, non può certo dirsi una sorpresa. La compagnia era nata nel 2011, acquisendo il nome e i diritti di atterraggio della Livingston Energy Flight, dichiarata fallita. Il primo volo della rinata società è datato 31 marzo 2012, ma solo dopo due anni l’azienda si è trovata in grande difficoltà. Nel giugno del 2014, l’Enac ha sospeso la licenza della New Livingston, parlando di “evidenti problemi di natura finanziaria” che avrebbero fatto venire meno “i requisiti essenziali concernenti gli aspetti economico-finanziari e tecnico-operativi per il mantenimento della licenza, così come previsto dal regolamento comunitario”. Pochi giorni dopo, tuttavia, l’Enac è tornata sui suoi passi ripristinando la licenza, “a seguito dell’analisi positiva sulla documentazione integrativa ricevuta da parte della compagnia aerea”. Ma, in quello stesso mese, è suonato un altro campanello d’allarme per la tenuta della società: l’azienda ha fatto richiesta di concordato preventivo.

Così la compagnia aerea ha continuato a operare fino a oggi, mentre anche per i colleghi della “vecchia” Livingston la situazione precipitava. Dopo quattro anni di cassa integrazione, infatti, per i 234 della società in amministrazione straordinaria è stata aperta una procedura di mobilità lo scorso 1 ottobre. Neanche una settimana dopo, la doccia fredda per i lavoratori della società che doveva rilanciare il nome di Livingston.

La famiglia Toto non è nuova ad avventure nei cieli con un epilogo poco felice. Carlo, padre di Riccardo, era infatti il patron della compagnia low cost AirOne. Nel 2008, la Cai, la società dei “capitani coraggiosi”, comprò prima Alitalia e poi proprio AirOne, con un’operazione poi definita dall’ex premier Enrico Letta “una strada condizionata dall’obiettivo dell’integrazione coatta tra Alitalia ed AirOne, che aveva alla base la volontà di salvare AirOne”. In seguito all’accordo tra Alitalia ed Etihad, il vettore low cost è stato chiuso lo scorso 30 settembre: la sua flotta sarà venduta per ripagare i debiti della compagnia di bandiera.