Non più solo rapporti con la politica, oggi la ‘ndrangheta sceglie i propri candidati all’interno dell’organizzazione. Basta, dunque, intermediari. I boss scendono in campo in prima persona. Dinamica ad oggi inedita e nuovo allarme che viene rilanciato dalla squadra Mobile di Milano diretta dal dottor Alessandro Giuliano in una recente relazione inviata alla Direzione nazionale antimafia. E così se da un lato le inchieste degli ultimi anni proseguono il loro iter giudiziario con buona parte delle condanne confermate anche in secondo grado e in Cassazione, dall’altro prosegue “la forte ascesa della criminalità organizzata calabrese nella realtà milanese”. Ascesa che oltre alla politica punta sui professionisti della sanità. Tanto che nel mirino degli investigatori recentemente sono finiti due importanti professionisti dell’ospedale Niguarda di Milano e del policlinico di Monza, i quali “intrattengono rapporti con personaggi della criminalità organizzata calabrese”. 

Ecco allora il ragionamento che fissa la nuova frontiere delle cosche in Lombardia. “Si è evidenziato – si legge nel documento della Squadra Mobile – come vari gruppi criminali calabresi si siano posti l’obiettivo di entrare direttamente nei gangli della vita imprenditoriale e politico-istituzionale per trarne indebito vantaggio con affari economici leciti dove poter riciclare proventi illeciti”. Insomma, oggi in Lombardia si rimodulano gli assetti delle dinamiche mafiose. E così l’idea di fare politica direttamente con propri candidati nasce anche dal fatto che gli uomini e le donne della ‘ndrangheta “dimorando al nord ormai da più generazioni hanno progressivamente acquisito una piena conoscenza del territorio consolidando rapporti con le comunità locali, privilegiando specifici contatti con rappresentanti della politica che occupano ruoli chiave nelle amministrazioni”. Si spiega in questo modo “la presenza di soggetti non di origine calabrese affiliati all’interno delle varie locali della ‘ndrangheta lombarda con cariche e doti secondo gerarchie prestabilite”.

Naturalmente, ragionano gli investigatori della Mobile, la nuova direzione criminale non annulla i tradizionali metodi di influenzare la politica. Viene, infatti, confermata “la vocazione imprenditoriale della criminalità calabrese che si realizza sul territorio attraverso un tasso di violenza marginale, privilegiando invece forme di accordo e collaborazione con settori della politica, dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione”. Insomma, la cosiddetta “zona grigia” che permette ai boss di allargare il business. Tradotto: non più solo droga, ma anche “appalti pubblici e sofisticate operazioni finanziarie di acquisizione societarie e immobiliari”.

E se il rapporto con la politica si evolve, la sanità si conferma uno dei settori strategici per la ‘ndrangheta. Come dimostra la figura di Carlo Antonio Chiriaco, ex direttore sanitario dell’Asl di Pavia condannato per concorso esterno a causa dei suoi rapporti con influenti boss della ‘ndrangheta lombarda. Non è un caso, poi, che da questo fascicolo (indagine Infinito), siano nato le ultime importanti inchieste sulla corruzione legate all’Expo 20015. Sul tema sanità resta ancora aperta l’inchiesta sul suicidio di Pasquale Libri ex dirigente (settore appalti) dell’ospedale San Paolo di Milano. Anche lui legato a Chiriaco e più volte citato nelle carte dell’operazione Infinito. Così sotto la lente degli investigatori della Mobile coordinati dalla Dda di Milano recentemente sono finiti “insospettabili professionisti calabresi che occupando posizioni all’interno delle istituzioni pubbliche” i quali “sono risultati in contatto con esponenti del crimine organizzato”. Si tratta di due medici del Niguarda e del policlinico di Monza. Entrambi, secondo la ricostruzione degli inquirenti, incontrano pregiudicati per mafia, boss e comprimari. Sono a disposizione. Per tutto. Dai ricoveri alle perizie ad hoc per far scarcerare i vecchi capi. Entrambi ricoprono un ruolo decisivo. Di cerniera tra la ‘ndrangheta e la società civile lombarda. 

E così i controlli sul territorio squadernano le relazioni pericolosi dei due professionisti. Ad esempio con esponenti della famiglia Barbaro. Dall’elenco spicca anche il cognome Molluso, clan dell’Aspromonte storicamente federato con la potente famiglia Papalia di Buccinasco. In particolare, la polizia ha ricostruito contatti tra uno dei professionisti e una persona vicina a Francesco Molluso, ergastolano per sequestro di persona. Favori, dunque. E banchetti da mille e una notte organizzati dalla ‘ndrangheta per sdebitarsi con il professionista e, scrive sempre la squadra Mobile “per consolidare il rapporto con il medico”.

Sanità, ma non solo. Anche cooperative di servizinesso di congiunzione tra ‘ndrangheta e Cosa nostra” per “un giro d’affari enorme” il cui “ricavato viene immediatamente reimmesso nel circuiti economico legale attraverso investimenti immobiliari e acquisizione di attività commerciali quali bar e ristoranti per lo più ubicati nel centro di Milano”.