Sarà italiano il vaccino con il quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha deciso di combattere l’epidemia di Ebola che ha colpito l’Africa centrale e ha contagiato anche alcuni cittadini occidentali. Il virus, che diffusosi soprattutto in Guinea, Sierra Leone, Liberia e Nigeria ha causato la morte di oltre 3 mila persone, potrebbe essere contrastato dal prodotto studiato dall’azienda italiana Okairos. Gran parte del merito della scoperta va al fondatore della casa farmaceutica, Riccardo Cortese, che ilfattoquotidiano.it ha intervistato il 7 settembre 2014. “In pochi giorni dalla richiesta, la Food and Drug Administration (l’ente governativo Usa che autorizza e approva i farmaci, ndr) ha dato il via libera alla sperimentazione su volontari umani, che è già in corso anche nelle zone colpite, dopo che ha funzionato al 100% sulle scimmie in laboratorio”, ha dichiarato all’Ansa Piero Di Lorenzo, presidente dell’Irbm Science Park di Pomezia, che con Okairos ha fondato una joint venture per lo sviluppo e la produzione del vaccino nei laboratori italiani. L’Oms ha già ordinato 10 mila dosi per i restanti mesi del 2014 e sta negoziando con la GlaxoSmithKline, l’azienda farmaceutica britannica che ha acquistato, quest’anno, la Okairos per 250 milioni di euro, una fornitura da 1 milione di provette, anche se non si conoscono ancora i termini economici dell’accordo.

L’Okairos è stata fondata nel 2007 da Cortesi, Alfredo Nicosia, Stefano Colloca e Antonella Folgori con l’idea di sviluppare vaccini utilizzando l’intero virus inserito in un adenovirus e non un frammento di esso. L’azienda scelse proprio Ebola per portare avanti le sue sperimentazioni perché, già al tempo, era considerato l’agente più pericoloso e nocivo. Oggi, a sette anni dall’inizio delle ricerche, gli scienziati possono dire di aver creato il primo vaccino anti-Ebola riconosciuto. Nei laboratori di Pomezia lavorano attualmente 20 scienziati ma l’azienda, proprio grazie a questa importante commessa, pensa già a importanti investimenti sia per quanto riguarda il personale che i macchinari. 

“Possiamo dire – aveva dichiarato Cortese a ilfattoquotidiano.it – che nel corpo abbiamo un piccolo esercito di soldati che è a riposo e che agisce se c’è un’infezione, però magari non fa in tempo. Noi invece svegliamo questi soldati prima che avvenga l’infezione, quindi sono pronti. Per dirla in modo semplice, noi allertiamo le cellule killer e gli diciamo: guarda che nei prossimi mesi potresti trovare questo agente patogeno”. E nei prossimi mesi la battaglia del virus anti-Ebola del team di Okairos inizierà per davvero, contro un nemico che ha già ucciso migliaia di persone.

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