“Il finanziamento pubblico all’editoria è necessario per tutelare il pluralismo”. E’ stato Lelio Grassucci, presidente onorario di Mediacoop a difendere la necessità dei contributi alle testate davanti alla commissione cultura alla Camera. Il dibattito durante una audizione in cui si è discussa la proposta di legge M5S, che invece chiede l’abolizione dei fondi. “Il libero mercato”, ha detto il rappresentante diLegacoop-Associazione cooperative editoriali e di comunicazione, “tende alla creazione di monopoli e non di un sistema che tuteli il pluralismo, per questo l’intervento pubblico è necessario”. Tra le critiche soprattutto il costo che tale intervento potrebbe provocare: “Il gioco non vale la candela perché dalla proposta di legge si ricava che dovremmo risparmiare 80 milioni, che in realtà sono 50, ma se noi facciamo chiudere queste circa 80 testate la spesa che dovremmo sostenere per la mobilità sarà di più dei 50 milioni che risparmieremmo. Senza contare il dramma delle persone che resterebbero per strada ed il danno causato al pluralismo. E allora chi ce lo fa fare?”.

Il testo proposta dai grillini, tra i primi ad essere emendato in rete dagli stessi iscritti attraverso il sistema di democrazia diretta “lez”, non è definitivo. “L’intento della proposta di legge è aprire un dibattito”, ha detto il deputato e primo firmatario Giuseppe Brescia, “e siamo disposti a modificare il testo”. Aperture ci sono state anche dal governo: “La proposta di legge M5s”, ha detto Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, “è un buon punto di partenza per poter discutere della proposta di legge o di quella che sarà la proposta di legge del governo”.

Critiche anche da Caterina Bagnardi, presidente di File (Federazione italiana liberi editori): “Il finanziamento pubblico all’editoria è stato oggetto di un accanimento mediatico incredibile, basato su una distorsione feroce della realtà”. Bagnardi si è detta in disaccordo con la proposta ma ha apprezzato l’inizio di un dibattito sul tema nelle istituzioni. Ha poi fatto riferimento alla relazione illustrativa della proposta di legge, che fa riferimento ad una editoria di Stato: “L’editoria è di governo, non di Stato” ma è “necessario capire se le minoranze del Paese meritano tutela oppure no”. La presidente di File ha quindi chiesto un “quadro di certezze giuridiche”.f