“Denunciare delle cose false: che io sarei uno squalo, che qui c’è oppressione psicologica, che sfruttiamo. Quel tipo di atteggiamento lì è imperdonabile”. Sono queste le principali motivazioni che hanno portato Oscar Farinetti, patron della catena Eataly, a negare il reintegro in azienda dei tre ragazzi che avevano manifestato contro le condizioni di lavoro nello store di Firenze (il cui contratto non era stato rinnovato alla fine di agosto). I giovani raccontano di un incontro iniziato degustando una bottiglia di Prosecco; ma al momento di parlare di reintegro, e dell’illegittimità dei contratti sottoscritti, Farinetti avrebbe tagliato corto affermando: “Se pensate di aver ragione, andate da un giudice del lavoro“. In merito all’appellativo di “squalo”, e ai toni forti, gli ex dipendenti ribadiscono: “Se giochi sulle nostre teste per incentivare le tue politiche di espansione, sei uno squalo. Senza questi toni non si parlerebbe del lavoro dentro a Eataly. E poi il tono dell’azienda qual è: questa è la porta e se pensate di aver ragione andate da un giudice”. I ragazzi adesso seguiranno il consiglio di Farinetti, e adiranno le vie legali: “Speriamo tramite un giudice che si riesca a ottenere quello che non si è riuscito con un tavolo di trattativa. Sempre che il tavolo sia mai esistito”  di Max Brod