Un unico assassino per gli omicidi dei giornalisti Usa James Foley e Steven Sotloff e del cooperante britannico David Haines. Il Federal bureau of investigation ha annunciato che gli Stati Uniti ritengono di aver dato un volto e un nome al killer degli ostaggi dello Stato Islamico decapitati. I loro omicidi, avvenuti il 20 agosto il 2 e il 14 settembre, sono stati ripresi e le immagini diffuse per minacciare i loro paesi. Il primo a essere “sacrificato” dai jihadisti dell’Isis era stato Foley, poi era stato il turno di Sotloff  e infine, nonostante gli appelli dei familiari e anche della comunità musulmana, anche lo scozzese Haines era stato ucciso. 

Secondo i media internazionale l’Fbi non ha fornito il nome dell’uomo incappucciato confermando che è britannico e di Londra come era emerso dall’analisi dell’audio dei video. “L’agenzia ritiene di aver identificato il militante visto nei video della decapitazione di Foley e Sotloff”, ha affermato il numero uno dell’Fbi, James Comey. Il presidente Usa Barack Obama aveva promesso che sarebbe stata fatta giustizia.

Il 24 settembre a morire per mano dei jihadisti è stato Hervé Gourdel, il turista francese rapito lunedì in Algeria da un gruppo di sostenitori dell’autoproclamato califfato islamico. Anche lui decapitato. Anche in questo il video che mostra l’esecuzione del 55enne è stato diffuso su alcuni profili Twitter di simpatizzanti dell’Isis con il titolo “Messaggio di sangue per il governo francese”. 


Il direttore dell’Fbi ha anche lanciato l’allarme sui foreign fighters. Si tratta di una decina di statunitensi che stanno combattendo all’estero nelle file di Isis o di altre organizzazioni terroristiche, anche se molti di più sono quelli che sarebbero tornati a casa. Secondo le stime degli analisti in totale i combattenti provenienti dall’estero che si sono arruolati nelle file dei jihadisti sarebbero oltre 12mila. Comey ha aggiunto che gli americani tornati dall’estero dopo aver combattuto con Isis od altri gruppi terroristici sono stati o arrestati o sono sotto sorveglianza da parte dell’Fbi. Il direttore dell’agenzia inoltre si è detto poco sicuro che tutti i piani terroristici del gruppo qaedista Khorasan siano state scongiurati dai raid aerei Usa in Siria. 

Nella notte tra mercoledì e giovedì gli Stati Uniti hanno sganciato una pioggia di bombe anche sulla principale fonte di finanziamento dell’Isis: il petrolio. In una nuova ondata di raid, i caccia americani e di due Paesi arabi hanno martellato una dozzina di raffinerie prese dall’Isis nel nord est della Siria, oltre a diversi altri obiettivi militari, mentre i caccia francesi sono tornati a loro volta all’attacco nel nord. Il premier iracheno ha svelato che ci sarebbe un complotto per colpire stazioni della metropolitana negli Usa e a Parigi. Una notizia che sembra confermare le parole del presidente iraniano Hassan Rohani, secondo cui i gruppi come l’Isis “hanno un unico obiettivo: la distruzione della civiltà”.