La procura della Repubblica di Bologna ha chiesto lo stralcio della posizione di Stefano Bonaccini, ex consigliere regionale Pd indagato nell’ambito dell’inchiesta sulle cosiddette spese pazze in Regione. Se la richiesta sarà accolta, per il responsabile nazionale degli enti locali del Partito democratico, candidato alle primarie di domenica in vista delle regionali del 23 novembre, ci sarà dunque l’archiviazione rispetto all’indagine per peculato.“Sono ovviamente molto soddisfatto della richiesta di archiviazione che dimostra il pieno convincimento da parte degli stessi organi inquirenti dell’assoluta regolarità e correttezza dei miei comportamenti”, ha scritto Bonaccini in una nota. “Contento per la notizia”, ha scritto su Twitter il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini, “Adelante Stefano”. Soddisfatto anche il deputato di Cesena del Partito democratico Enzo Lattuca: “Questo rafforza la nostra fiducia nei confronti di Stefano. Una fiducia che per i tanti che lo conoscono e lo sostengono non è mai venuta meno. Solo poche ore fa – osserva – il candidato Roberto Balzani evocava il rischio di eventi successivi alle primarie che avrebbero potuto frenare la corsa di Bonaccini. Ora l’ex Sindaco di Forlì dovrà rassegnarsi, le primarie sono libere da ombre, non avrà modo di approfittarne”.

L’avvocato del politico modenese, Vittorio Manes aveva presentato la richiesta ai pm all’indomani dell’audizione di Bonaccini in procura. Ora, dopo meno di due settimane, le pm Antonella Scandellari e Morena Plazzi hanno depositato la richiesta, vistata dal procuratore aggiunto Valter Giovannini. La parola passa al giudice per le indagini preliminari che deciderà se accogliere la richiesta e cancellare Bonaccini dal registro degli indagati. A Bonaccini veniva contestata dai magistrati una cifra pari a circa 4 mila euro nel periodo compreso tra maggio 2010 e dicembre 2011 (quello preso in esame dall’inchiesta). Appena aveva saputo di essere indagato (a seguito di una sua richiesta negli uffici della procura) Bonaccini si era presentato spontaneamente dai magistrati per spiegare quelle cifre contestate.

All’uscita dall’audizione davanti ai pm il 10 settembre scorso il legale si era detto tranquillo: “Si tratta di spese abbastanza modeste e sono sostanzialmente rimborsi per pranzi, cene e rimborsi chilometrici che ammontano a poco meno di quattromila euro in 19 mesi”. Poi Manes aveva spiegato: “Parliamo di qualcosa come 200 euro al mese”. Bonaccini aveva spiegato di volere continuare a correre per le primarie, al contrario di Matteo Richetti, il parlamentare, anche lui indagato, che si era ritirato dalla corsa nello stesso giorno in cui aveva saputo di essere inquisito nella stessa inchiesta: “Ero sereno prima e sono ancora più sereno adesso. Perché penso che abbiamo potuto dare spiegazioni per qualsiasi eventuale addebito”, aveva spiegato Bonaccini. Per quanto riguarda invece Matteo Richetti, presto anche il suo legale Gino Bottiglioni potrebbe presentare una analoga richiesta di archiviazione per il suo assistito.