Avrebbe dovuto essere una passeggiata, è diventata una traversata di polemiche e mal di pancia. La campagna elettorale per le primarie del centrosinistra a Bologna tira gli ultimi sospiri tra confronti stiracchiati tra i candidati e i malumori degli iscritti. E la dirigenza Pd incrocia le dita sperando che le urne si riempiano come ai vecchi tempi. In campo sono rimasti Stefano Bonaccini, renziano di secondo rito, (che si è autosospeso da segretario del Pd e ha lasciato la carica di responsabile Enti locali nella segreteria di Matteo Renzi dopo la candidatura) e Roberto Balzani, ex sindaco di Forlì e sostenitore del presidente del consiglio già in tempi non sospetti. Si vota domenica 28 settembre nei circa 800 seggi allestiti in Regione. Nel Pd, però, c’è apprensione per la possibilità che l’affluenza sia scarsa, un sentimento sempre più forte non solo in via Rivani ma anche in altre federazioni come quella di Modena. Le preoccupazioni hanno avuto già un riscontro nei primi dati concreti: i seggi allestiti sono 100 in meno rispetto ai 907 delle primarie dell’8 dicembre 2013, quando i votanti in regione furono 406mila. Gli iscritti del Pd, in regione, sono 75mila.

A pesare sono alcune astensioni significative, da quella della parlamentare di Modena Giuditta Pini, alla più recente dell’ex segretario della Cgil bolognese Danilo Gruppi («Stavolta non voto alle primarie. Il Pd ci arriva dopo aver inanellato una serie pressoché infinita di errori di gestione politica e di superficialità» ha dichiarato). Gruppi è stato accusato dal segretario provinciale Raffaele Donini di “disfattismo”, una critica a cui Gruppi oggi replica su Facebook: “Lasciatelo dire fraternamente caro Raffaele , in questo modo il Pd finirete per disfarlo voi”.

Ma non sono solo i big ad essere demotivati, anche una parte della base, tra cui militanti e volontari delle feste, non muore dalla voglia di andare alle urne. Oltre allo smarrimento per il tramonto di una figura forte come quella di Vasco Errani, c’è il malessere per delle primarie molto sofferte sul fronte delle candidature, con un balletto di ripensamenti, rinvii e tentennamenti che hanno indisposto molti militanti e anche alcuni dirigenti. Non aiuta, poi, una campagna elettorale che ha avuto a disposizione pochi giorni. Tutto si giocherà nel rush finale di questa settimana. Bonaccini continua a dirsi fiducioso: “È vero”, dice a ilfattoquotidiano.it, “che questa volta mancherà il traino delle elezioni nazionali e che il tempo a disposizione è stato poco, ma ho fiducia nella voglia del popolo democratico di dire la propria”. “E, in ogni caso, mettiamo ancora una volta a disposizione degli elettori del Pd e del centrosinistra l’opportunità di scegliersi chi dovrà essere il candidato presidente. A differenza di chi le primarie le promette e non le farà, cioè la destra, o di chi – come il Movimento 5 Stelle – le organizza, ma non si sa nemmeno chi abbia partecipato e per le quali, con soli 266 voti, puoi persino dire che sei scelto dal popolo”. Sarà difficile, comunque, per lui, eguagliare il risultato del 2009, quando si candidò con la mozione Bersani a leader regionale e conquistò 194mila voti.

Finora la guerra tra i due candidati è avvenuta soprattutto in rete. C’è stato un solo confronto sul palco che non ha scaldato la platea ma in cui l’applausometro ha premiato l’ex sindaco Balzani. Un secondo e, con ogni probabilità ultimo faccia a faccia tra i due candidati ci sarà in queste ore a Bologna, davanti alla rete degli innovatori del “Working Capitale”. Intanto è già partita la battaglia degli endorsement. Bonaccini può contare sull’appoggio di moltissimi sindaci, a partire dal primo cittadino di Bologna, Virginio Merola e da quello di Modena Gian Carlo Muzzarelli (ex assessore della Giunta Errani), e nei prossimi giorni uscirà un documento a suo sostegno firmato da 15 sindaci. Un endorsement che il segretario rinfaccia a chi lo accusa di essere un candidato dell’apparato, come il rivale Balzani che lo ha accusato di far parte dell’“aristocrazia politica”. “Sono appoggiato – ribatte – da sindaci scelti dai cittadini e sono stato eletto segretario non da due dirigenti in una stanza ma con quasi 200.000 preferenze del popolo del Pd”. Vittorio Ballestrazzi, esponente di “Moderati per Modena” e sostenitore di Balzani, per correre ai ripari ha scritto una lettera aperta sul quotidiano modenese “Prima pagina” ai sindaci vicino all’ex candidato Matteo Richetti chiedendo di non “lasciare disperdere il desiderio di novità”.

Bonaccini negli ultimissimi giorni ha incassato anche il sostegno di Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti ed ex assessore della Giunta bolognese di Flavio Delbono, e della deputata Cécile Kyenge (ex ministro del Governo Letta). Voteranno per lui anche il leader antispreco e presidente del Caab Andrea Segrè, il parlamentare Gianni Cuperlo, e tutti i comitati pro-Richetti di Reggio Emilia. A sostenere la sua candidatura, poi, Franco Grillini, consigliere regionale ex Idv (ora nel movimento “Diritti e Libertà”) e presidente onorario dell’Arcigay. Bonaccini, nell’ultimo confronto con Balzani, ha fatto una netta scelta di campo a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e, molto probabilmente, incasserà il favore di buona parte del mondo Lgbt. Più cauta invece l’apertura a riguardo dell’ex sindaco di Forlì. Endorsement per il segretario dell’Emilia Romagna sono arrivati anche dal mondo della cultura, come quello di Valerio Massimo Manfredi.

I renziani della prima ora, invece, rimangono per la maggior parte compattamente al fianco di Balzani, fra i tanti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio; il coordinatore regionale dei renziani sotto le Due Torri, Giuseppe Paruolo, e la consigliera comunale Raffaela Santi Casale che, in queste ultime ore, ha dichiarato: “La fiera è tutt’altro che finita, ma qualcosina si sta capendo, quel tanto che mi fa dire: non posso che votare Roberto Balzani”. A sostegno dell’ex sindaco di Forlì è arrivato poi un appello tutto al femminile. A sottoscriverlo donne della cultura, della politica e della società civile, da Piacenza a Rimini. Tra le firmatarie, oltre ad esponenti di partito e della direzione regionale Pd, l’ex sovrintendente ai Beni culturali regionale Jadranka Bentini, Maura Bergonzini dell’Anpi e la dirigente scolastica Ivana Summa. A favore di Balzani si schiera anche Sofia Ventura, politologa, docente di Scienza Politica all’Università di Bologna, e tra i primi sostenitori di Matteo Renzi. “L’Emilia Romagna – ha dichiarato – da molti, troppi anni rappresenta al meglio un potere che ormai è finalizzato soprattutto alla propria sopravvivenza. Balzani rappresenta la sfida a questo potere che non vuole cambiare, ma che prova a mimetizzarsi”.

Domenica prossima si voterà dalle 8 alle 20. Occorre presentarsi al seggio con un documento d’identità e versare almeno 2 euro. Possono votare i cittadini italiani e stranieri residenti e i fuori sede che studiano o lavorano nel territorio regionale e abbiano compiuto il 16esimo anno di età. Questi ultimi, però, dovranno pre-registrarsi nelle sedi provinciali del comitato organizzatore o online.