Pacta sunt servanda, recita l’antico adagio latino. Per l’ennesima volta il Partito Democratico ha deciso di metterlo in pratica: l’accordo con Forza Italia, che si tratti di riforme istituzionali o dell’elezione dei giudici della Corte Costituzionale, non si tocca. Così lo stato maggiore dei democratici ha deciso: ha votato scheda bianca all’unisono con i parlamentari azzurri e nella quattordicesima seduta a camere congiunte per l’elezione della Consulta è arrivata l’ennesima fumata nera. Una strategia che ha un duplice scopo: salvare l’alleanza con gli amici di FI e mantenere intatta la candidatura di Luciano Violante alla Consulta. Sono stati eletti invece i due membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura: Pier Antonio Zanettin (Forza Italia) ha incassato 525 voti, Paola Balducci (Sel) 521. Il quorum richiesto era di 509 voti.

E’ accaduto tutto in mattinata. A pochi minuti dalla quattordicesima seduta a Camere congiunte è arrivata la notizia: in un sms inviato ai suoi parlamentari, la segreteria di Forza Italia chiedeva di lasciare scheda bianca per la Consulta. “I parlamentari di Forza Italia, nelle votazioni del Parlamento in seduta comune che si svolgeranno nella giornata di oggi, si concentreranno sull’elezione dei due membri laici del Csm, Zanettin e Balducci”, si legge in una nota firmata da Renato Brunetta e Paolo Romani. L’ipotesi aveva iniziato a circolare nelle ultime ore e veniva dato per scontato il fatto che il rifiuto di parte del Partito democratico a votare l’indagato Bruno (come rivelato venerdì dal Fatto) tra i due giudici costituzionali laici che mancano da giugno facesse naufragare anche la candidatura di Luciano Violante. Invece no, perché poco prima delle 12 dalle rispettive presidenze Pd dei due gruppi di Camera e Senato partiva un sms diretto ai parlamentari dem: per la Consulta i senatori e i deputati democratici sono stati invitati a votare scheda bianca e non il ticket Bruno-Violante. Per il Csm l’indicazione è votare Pierantonio Zanettin e Paola Balducci. Le stesse indicazioni date da Forza Italia.

Come si è arrivati alla decisione? La notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del candidato forzista da parte della Procura di Isernia – che indaga sul fallimento della società Itierre – aveva portato (almeno nelle dichiarazioni e nelle intenzioni) a un arretramento di consensi di molti esponenti del Pd. Alcuni parlamentari democratici non erano infatti disposti a votare un indagato che, tra l’altro, finirebbe (con l’immunità di parlamentare e pure di membro della Consulta) a far parte dell’organo di suprema garanzia costituzionale. Il presidente dell’Antimafia Rosy Bindi lo aveva già fatto sapere: “Non voterò un indagato alla Consulta”. La fronda democratica avrebbe voluto far saltare la candidatura di Bruno, mantenendo però quella di Violante. Un tentativo praticamente impossibile, visto che i tentativi del Pd di convincere Forza Italia a cambiare nome sono finiti nel vuoto. Il partito di Berlusconi non era intenzionato a bruciare Bruno, dopo il pasticcio che ha portato al ritiro del “nome condiviso” Antonio Catricalà. Ma, preso atto della situazione, i vertici forzisti sono dovuti correre ai ripari lanciando un segnale ai dem.

A quel punto il patto sembrava archiviato. Invece no, perché il quartier generale Pd decideva che l’intesa andava salvata. Per l’ennesima volta: si vota tutti scheda bianca, la decisione, in modo da evitare di bruciare il nome di Luciano Violante insieme a quello dell’indagato Bruno. Lo scenario che si sarebbe profilato oggi (e quindi il motivo per cui Forza Italia ha scelto la via della scheda bianca) era questo: il pallottoliere ipotizzava un calo per l’ex magistrato a 544, una maggioranza che non avrebbe consentito comunque la sua elezione alla Consulta (per la quale servirebbero 570 voti). “Per evitare che la sovrapposizione delle votazioni per la Corte Costituzionale e per il Csm possa determinare l’ulteriore stallo delle decisioni, i parlamentari del Pd voteranno oggi scheda bianca per i componenti della Consulta”, si legge in una nota congiunta i capigruppo del Pd al Senato e alla Camera, Luigi Zanda e Roberto Speranza. La stessa motivazione addotta da due Brunetta-Romani per giustificare la scheda bianca: “Per evitare la sovrapposizione con l’elezione dei membri del Csm e lo stallo delle decisioni”. Ma la realtà è un’altra: le riforme sulle quali Matteo Renzi basa tutta la sua credibilità vanno portate a casa e senza Forza Italia l’obiettivo non lo si raggiunge.

Gli altri? La Lega Nord voterà sia per la Corte costituzionale sia per il Consiglio superiore della magistratura scheda bianca, riferiscono fonti del partito. Il Movimento 5 stelle, invece, continuerà a votare scheda bianca per la Consulta e Alessio Zaccaria al Csm. Nella votazione per la Consulta scheda bianca anche per i parlamentari di Sc e PI, che invece per il Csm dovrebbero indicare, invece, i nomi di Paola Balducci (Sel) e di Pierantonio Zanettin (FI).

Tramontata l’ipotesi Bruno, riparte il toto-nomi per la candidatura da affiancare a Violante: negli ambienti di Forza Italia girano i nomi di Nitto Palma e La Russa, anche se l’ipotesi del ticket BarberaGuzzetta resta sul tavolo. In casa Forza Italia gli scettici dicono in ogni caso di attendere la “prova” dell’iscrizione di Bruno nel registro degli indagati. Notizia che nessuno ha smentito e che dovrebbe essere lo stesso Bruno a confermare chiedendo alla Procura di Isernia di conoscere il suo status. A quel punto non ci sarebbero più alibi e anche i magistrati potrebbero ufficializzare l’iscrizione. Al momento, però, il senatore di Forza Italia non sembra intenzionato a compiere questo passo. Promette solamente di ritirarsi solo in caso di rinvio a giudizio. A questo punto – dopo l’ennesima fumata nera di oggi – la pratica per l’elezione dei due giudici laici è stata rinviata ancora una volta. Il patto, però, sarà rimasto intatto. 

Aggiornato da redazione web alle 19.30 del 23 settembre 2014