Marco Rigotti, numero uno di Meridiana, non lascia spiragli per la vertenza che vede coinvolti 1634 lavoratori della compagnia aerea sarda. E agli appelli di dipendenti, sindacati e istituzioni risponde che non ci sono alternative alla mobilità annunciata per 262 piloti, 896 assistenti di volo, 320 lavoratori di terra più 156 unità per Meridiana Maintenance. “L’azienda non è in grado di farsi carico del personale in eccesso alla fine della procedura della cassa integrazione”, ha detto Rigotti parlando in una infuocata assemblea nella sala del consiglio comunale di Olbia. Le sue dichiarazioni sono state accolte dai fischi e dagli insulti dei dipendenti che manifestavano in occasione del consiglio comunale aperto al quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Gianfranco Ganau, e gli assessori ai Trasporti e al Turismo, Massimo Deiana e Francesco Morandi. Rigotti ha comunque assicurato che Meridiana non chiuderà e manterrà la sede a Olbia anche se “sarà certo più piccola”. Un gruppo di dipendenti per protesta ha abbandonato l’aula del consiglio comunale mentre continuavano a volare insulti contro Rigotti.

Dunque l’azienda va dritta per la sua strada e conferma i licenziamenti “ma è cosciente che occorre trovare le migliori soluzioni possibili per chi perderà il lavoro”. Il presidente di Meridiana ha quindi ribadito che “prorogare la Cigs non è tecnicamente né legalmente possibile” per cui occorre “negoziare e trovare col governo ammortizzatori sociali idonei per un tempo adeguato”. Insomma, dei 1634 dipendenti si dovrà far carico lo Stato. 

“L’azionista AKFED ha fatto e sta facendo degli sforzi straordinari per tenere in vita la compagnia aerea” ha spiegato Rigotti, “avendo investito 350 milioni di euro negli ultimi quattro anni. Ma questi sforzi non sono interminabili e il futuro dell’azienda può essere assicurato solo attraverso il suo ritorno ad un equilibrio economico”. Il destino dei dipendenti sarà dunque diverso da quello auspicato dai sindacati e dai politici intervenuti per scongiurare i licenziamenti appoggiando la proposta delle parti sociali. Durante la seduta straordinaria, il consiglio comunale di Olbia ha approvato un ordine del giorno che impegna l’amministrazione a fare il possibile affinché nessun lavoratore esca dal perimetro aziendale di Meridiana ricalcando la proposta dei sindacati che prevede due anni di proroga della cassintegrazione. L’assessore regionale ai Trasporti, Massimo Deiana, ha garantito che domani nell’incontro con il ministro dei Trasporti Lupi e con il ministro del Lavoro Poletti, la Regione chiederà al Governo che a Meridiana e ai suoi 1634 lavoratori a rischio mobilità venga garantita la stessa attenzione riservata ad Alitalia. 

L’orientamento della Regione, annunciato dal presidente Francesco Pigliaru, è quello di lavorare per capire a fondo le cause dell’attuale crisi e studiare tutte le possibili soluzioni, inclusa, se lo si riterrà necessario, l’individuazione di un partner internazionale. Ma è stato l’intervento del deputato del Pd Gianpiero Scanu a raccogliere i maggiori consensi e gli applausi dei lavoratori di Meridiana presenti nella sala consiliare. Scanu non ha risparmiato un duro attacco all’attuale 
management della compagnia aerea sarda, accusato di non aver agito per il bene e l’interesse dei lavoratori. Scanu ha stigmatizzato, davanti al presidente di Meridiana, l’iniziativa dell’azienda di blindare la palazzina con filo spinato e lastre di acciaio e ha esortato Comune e Regione ad avere atteggiamenti decisi nel confronto con il Governo per far valere le richieste dei lavoratori e delle parti sociali. Ma la risposta del presidente Rigotti non ha lasciato spazio a speranze. I lavoratori, però, non si arrendono e hanno in programma una serie di iniziative. La protesta è iniziata questa mattina nell’aerostazione del Costa Smeralda di Olbia dove sono arrivati in 500 con indosso la loro nuova divisa, le magliette rosse con su scritto “Io sono un esubero Meridiana”. Al termine dell’assemblea è stato votato un documento: i lavoratori chiedono due anni di cassintegrazione, nella formula “uno più uno”, con i primi 12 mesi di sussidi e poi una nuova richiesta al Governo dietro presentazione di un piano che dimostri la reale ristrutturazione della compagnia. La proposta è stata presentata dai sindacati e accolta all’unanimità dai lavoratori.