Antonio Acerbo, indagato in relazione al progetto “Vie d’Acqua” con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta, si è dimesso dall’incarico di commissario delegato di Expo 2015, su richiesta del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone. Resta però in carica come responsabile unico per la costruzione di Padiglione Italia, il “quartier generale” della presenza tricolore all’Esposizione universale dell’anno prossimo. Lo ha annunciato il commissario unico di Expo Giuseppe Sala. “Acerbo farà un passo indietro come sub commissario di Expo e continuerà invece sul Padiglione Italia e sul Cardo“, ha spiegato proprio in occasione dell’incontro con Cantone nella sede milanese di Expo. 

Ma sulle dimissioni a metà dell’ennesino indagato per gli appalti Expo sono emerse valutazioni molto differenti tra il Commissario unico di Expo 2015 e il presidente dell’Autorità anticorruzione. Acerbo ha “evidentemente ancora competenze sul Padiglione Italia e io credo che la decisione presa oggi sia anche un po’ una prima soluzione provvisoria”, ha affermato Cantone nel corso di una visita al procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, “una scelta dovuta all’emergenza del momento anche per fare una valutazione”. Dopo che ieri si era diffusa la notizia delle perquisizioni disposte dalla Procura di Milano a carico di Acerbo, Cantone aveva in realtà sollevato proprio il problema del ruolo del manager in Padiglione Italia: “Negli ultimi incontri con Diana Bracco (presidente di Expo2015, ndr) il rappresentante tecnico per Padiglione Italia è sempre stato l’ingegner Acerbo e questo può essere un problema”, aveva affermando annunciando la sua salita a Milano. Oggi l’ex magistrato napoletano ha incontrato a Milano anche la Bracco. 

Diversa la valutazione espressa da Sala, che ha spiegato di aver chiesto lui stesso ad Acerbo il “passo indietro” come delegato alle Vie d’acqua, ma non oltre: “Un avviso di garanzia non è sufficiente a obbligarmi a far fare un passo indietro, ho fatto una valutazione di buonsenso per far sì che la sua attività non venga più a toccare neanche marginalmente le vie d’acqua”, il progetto di costruzione di nuovi canali per il quale Acerbo è accusato di aver favorito la già indagata impresa Malatauro spa. “Il mio rapporto fiduciario con Acerbo non è caduto rispetto a ciò che sappiamo”. 

Questa mattina intorno alle 11 è entrato nella sede di Expo anche Acerbo, che non ha voluto rispondere alle domande dei giornalsti che lo attendevano: “No comment”, si è limitato a dire. Nella conferenza stampa seguita all’incontro, il presidente dell’Autorità Anticorruzione ha definito la decisione dell’ad Giuseppe Sala di chiedere le dimissioni solo parziali di Acerbo come una ”valutazione di opportunità discrezionale basata solo su quell’attività”, ossia l’appalto delle vie d’acqua. Cantone ha poi spiegato che i suoi “interlocutori istituzionali sono il dott. Sala e la dott.sa Bracco, Acerbo non è un mio interlocutore”. Nessun commissariamento, neppure parziale, per l’appalto oggetto di indagine: “Il presupposto del commissariamento – ha spiegato il magistrato – è l’esistenza di una base probatoria particolarmente rilevante, che accerta l’esistenza di una serie di reati”. Mentre a oggi, ha aggiunto, “c’è semplicemente un’informazione di garanzia, perché non c’è una base probatoria sufficiente”. Secondo il magistrato, “nulla è cambiato rispetto a due mesi fa, quando venne emessa la richiesta di commissariamento per le sovrastrutture di servizio”, l’altro appalto contestato che ha portato all’arresto del costruttore Vincenzo Maltauro.

Sala ha voluto anche precisare che mantenere in capo ad Acerbo la responsabilità di Padiglione Italia “non è un compromesso” e che “se Acerbo fosse stato oggetto di un provvedimento della magistratura, mia fiducia o meno, avremmo agito diversamente”. Il commissario di Expo, insomma, non annovera una perquisizione e l’iscrizione nel registro degli indagati come “provvedimenti della magistratura” tali da far scattare le dimissioni da tutti gli incarichi”.

L’indagine sulle Vie d’acqua è la terza tegola giudiziaria che cade sull’evento che sarà inaugurato a maggio 2015, mentre nei cantieri si lavora contro il tempo per terminare in tempo utile, dopo le inchieste della Procura di Milano che hanno riguardato la costruzione delle “architetture di servizio” e quella sull’attribuzione di incarichi legali. “Sono talmente sereno che la mia scomoda sedia è a disposizione in qualunque momento”, ha detto ancora Sala rispondendo a una domanda su cosa potrebbe succedere qualora per Acerbo dovesse essere chiesto un rinvio a giudizio o una condanna. “Qualora gli azionisti lo decidessero – ha spiegato – posso sparire in un minuto, finché mi chiedono di andare avanti, però, io il mio dovere lo faccio”.