“Non accetteremo nessuna elezione organizzata dall’Ucraina“. Così Alexander Zakharchenko, primo ministro dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, in riferimento al provvedimento approvato ieri dal Parlamento di Kiev, che prevede uno status speciale per l’est del Paese e l’organizzazione di elezioni regionali a dicembre. I filorussi di Donetsk, ha affermato Zakharchenko, citato dall’agenzia Interfax, “decideranno da soli quando e che tipo di elezioni organizzare”. La posizione del leader separatista potrebbe complicare i colloqui di pace tra Kiev, Mosca e i ribelli in corso a Minsk. Zakharchenko ha infatti annunciato che non si recherà nella capitale bielorussa per il prossimo round dei negoziati, monitorati dall’Osce. Al momento sembra in realtà improbabile che il governo ucraino riesca a organizzare delle elezioni nei territori in mano ai filorussi, e i separatisti per ora non hanno alcuna intenzione di scendere a patti con Kiev tanto che ieri il vice premier dell’autoproclamata repubblica popolare di Donetsk, Andrei Purghin, aveva subito messo le cose in chiaro ribadendo energicamente di non poter “accettare alcuna unione politica con l’Ucraina di oggi”. 

Iatseniuk: “Non riconosceremo le repubbliche di Donetsk e Lugansk”
Non si fa attendere la risposta di Kiev. “Non ci sarà alcuna ufficializzazione delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk“, ha annunciato oggi il primo ministro ucraino Arseniy Yatseniuk, secondo quanto riporta l’agenzia Interfax. “Nessuno si permette di proclamarsi autonoma per essere legalizzata, e questa è la mia posizione politica”, ha ribadito il premier al governo, commentando il disegno di legge sullo statuto speciale per le due regioni. “Il disegno di legge era necessari per stabilire la pace, per prevenire altre morti di ucraini”, ha precisato Yatseniuk.

Kiev: “Sì ad accordo di libero scambio con l’Ue”
Ieri il parlamento europeo e quello ucraino hanno ratificato simultaneamente e in collegamento video uno “storico” accordo di associazione e libero scambio che il Cremlino ha a lungo avversato con tutti i mezzi. Ma l’intesa – salutata dal presidente ucraino Petro Poroshenko come “un passo cruciale sulla via” per l’Europa – è per ora poco più di un traguardo simbolico per il governo ‘filo-occidentale’ di Kiev, visto che venerdì scorso, dopo un incontro trilaterale Ue-Ucraina-Russia, è stato deciso di rinviare al primo gennaio 2016 l’entrata in vigore della parte economica dell’accordo per venire incontro al Cremlino. Il Parlamento ucraino ieri ha anche approvato a porte chiuse due proposte di legge di Poroshenko per concedere uno ‘status speciale‘ e maggiore autonomia ad alcuni distretti delle regioni separatiste del sud-est e per amnistiare “a certe condizioni” i miliziani filorussi che da cinque mesi combattono contro le truppe di Kiev e le milizie nazionaliste ucraine in un conflitto in cui finora, secondo l’Onu, hanno perso la vita circa 2.900 persone, in buona parte civili dell’est russofono, mentre almeno 630.000 sono state costrette a lasciare le proprie case. 

“Nuova irruzione di soldati russi in Crimea”
Nell’est del Paese, intanto, gli scontri non accennano a placarsi nonostante la tregua. Nuova irruzione delle forze russe nel Mejlis tataro in Crimea dopo una prima operazione ieri. Secondo quanto rende noto l’Ukrainska Pravda citando fonti dell’organismo rappresentativo della comunità tatara della penisola sul Mar Nero, l’ispezione di oggi è stata motivata come un controllo dei conti del fondo caritatevole della Crimea ospitato nell’edificio del Mejlis a Sinferopoli. Gli ufficiali giudiziari hanno sequestrato beni di proprietà del fondo. Altre perquisizioni sono state effettuate in mattinata a Kolchugino, nei dintorni di Simferopoli, nelle abitazioni di alcuni esponenti della comunità, che rende conto del 12 per cento della popolazione della Crimea e quattro persone sono state portate via.

Bombe su Donetsk, due vittime
Almeno due civili sono stati uccisi e altri tre sono stati feriti da proiettili di artiglieria sparati a dispetto della tregua su Donetsk, controllata dai miliziani separatisti e assediata dalle forze di Kiev. Lo fa sapere l’agenzia Interfax citando le autorità locali. Spari ed esplosioni si susseguono stamattina nella zona dell’aeroporto.