Ogni volta che Violante e Bruno si voltano, manca sempre qualcuno. Anche all’undicesima volta, quando sembravano cadute tutte le giustificazioni: le divisioni dentro Forza Italia su Catricalà e poi – è stato detto anche questo – il fatto che fosse lunedì e che i parlamentari non erano ancora rientrati. Invece no, questa volta non ci sono scuse. Votano 56 parlamentari in più del giorno prima (858 i presenti). Addirittura Luciano Violante, dato “in pectore” da giorni, da settimane, da mesi, da anni, prende meno voti di Donato Bruno, 529 a 526 (quorum a 570). Una spiegazione prova a darla il vicecapogruppo del Pd a Montecitorio, Ettore Rosato, che al Corriere spiega: “Noi, in proporzione, abbiamo votato per Bruno più di quanto loro abbiano votato per Violante”. In sostanza il Pd rispetta i patti, Forza Italia no. In realtà dalla parte dei berlusconiani non sono molto d’accordo: “Sicuramente molti dei nostri non l’hanno votato (Violante, ndr), ma loro? Lo vogliono veramente? O sono stati i primi ad affondare la sua candidatura?” si sfoga un parlamentare azzurro con Repubblica

L’ennesima fumata nera per l’elezione di due giudici costituzionali e dei membri laici del Csm da parte del Parlamento in seduta comune prepara a un’altra giornata difficile. Per i partiti che ormai sono all’ultimo giro di carte e poi potrebbero essere costretti a scartare Violante (di nuovo) e Bruno il “previtiano” e buttare dentro dei “tecnici” di area, come aveva auspicato tra gli altri la costituzionalista Lorenza Carlassare. Ma nel frattempo c’è anche un Parlamento bloccato, nel quale possono lavorare solo le commissioni perché l’Aula è paralizzata dai giochetti incrociati dei franchi tiratori. E non solo l’Aula è immobilizzata dalla serie di croci rappresentata dalle fumate nere: “Alcuni dei provvedimenti assunti” in materia di giustizia ma non solo “comportano un aumento del lavoro del Csm e il fatto che l’elezione si trascini rischia di portare una situazione preoccupante: auspico che la vicenda si chiuda rapidamente” dichiara il ministro della Giustizia Andrea Orlando a Rtl. Il fatto che l’elezione” dei membri laici del Csm “si trascini rischia di portare a una situazione preoccupante”. Inoltre il lavoro di riforma sul fronte della giustizia ha “bisogno di un interlocutore, perché il Csm ha la funzione di dare pareri sui provvedimenti” in materia.

Nel pallottoliere della seduta comune di Montecitorio, infatti, restano impigliati anche gli ultimi due nomi che mancano per comporre il plenum del Consiglio superiore della magistratura. E anche qui la “penetrazione berlusconiana” pare essere respinta nel segreto dell’urna da una parte del Pd e forse con maggiore energia. Luigi Vitali, visto come un uomo delle leggi ad personam e appesantito da due procedimenti giudiziari, si ferma a 389 voti con un quorum che nel frattempo è salito a 515 (qui bisogna raggiungere i tre quinti dei votanti e non dei componenti). Centocinquanta voti sono tanti e quindi si potrebbe arrivare a una sostituzione con qualcuno di più digeribile: Nino Marotta (che nel Csm è già stato, ex Udc e ora in Forza Italia), Franco Mugnai (avvocato ex An rimasto con Berlusconi) e Jole Santelli (ex sottosegretario alla Giustizia con il Cavaliere, autorevole nel partito e portabandiera della battaglia contro Fitto in Calabria).  “Purtroppo – commenta la vicepresidente della Camera Marina Sereni (Pd) – in Parlamento sembra esserci una piccola minoranza di franchi tiratori che magari ha un malumore diverso dalla materia che stiamo votando, non ha il coraggio di esprimere il proprio dissenso e lo fà nel segreto dell’urna. Questo non va bene”.

L’ultimo tassello è quello destinato in teoria in quota M5s che ha indicato come primo nome Alessio Zaccaria (un professore ferrarese che è stato preside di giurisprudenza a Verona) che però non trova abbastanza voti (140). Nicola Colaianni, scelto come secondo dai grillini, porta via 136 preferenze e comunque, se da una parte il Pd resta interessato a mantenere un minimo di dialogo con i Cinque Stelle (nonostante voti contro Zaccaria), Forza Italia se ne frega proprio dell’intesa e quindi le schede disperse sono parecchie: Gasperini 31, Violante 30, Bruno 28, Besostri 15, Soro 13, Balduzzi 10, 67 voti dispersi, 135 le schede bianche e 46 le nulle. Vale la pena segnalare, tra l’altro, che qui dentro ci sono Violante e Bruno che sono “candidati” alla Consulta e non al Csm e Balduzzi che è già stato eletto. Lo stallo per l’ottavo componente laico del Csm mancante spinge ora i democratici a trovare altre sponde. Cioè Sel, con cui si potrebbe arrivare a un’intesa sul nome di Paola Balducci (ex responsabile Giustizia dei Verdi e di Sel, attuale vicepresidente del consiglio di presidenza della Corte dei Conti) in campo dell’appoggio a Violante e Bruno.