“L’indipendenza della Scozia non sarà una separazione ma un doloroso divorzio“. Il premier britannico David Cameron lancia l’ultimo appello agli scozzesi da Aberdeen ricordando che in caso di affermazione dei si la Scozia dovrà rinunciare alla sterlina, probabilmente essere divisa da confini con l’Inghilterra e non avere più lo stesso esercito“Per favore non fate a pezzi questa famiglia di nazioni. La Gran Bretagna è diventata tale grazie alla grandezza della Scozia, grazie ai pensatori, scrittori, artisti, leader, soldati, inventori, che hanno reso grande questo Paese…e grazie a milioni di persone che hanno svolto il loro ruolo in questa storia di straordinario successo. Se non vi piaccio, non rimarrò qui per sempre – dice Cameron -. Se non vi piace il governo, non durerà per sempre. Ma se lasciate il Regno Unito questo sarà per sempre”.

In caso di vittoria del no all’indipendenza in Scozia ci sarà un forte cambiamento, “non è più possibile lo status quo” prosegue  Cameron sottolineando che la campagna elettorale ha cambiato tutto e che “non ci sarà più un ritorno a come erano le cose. Se vince il no ci sarà un grande e senza precedenti programma di devolution con nuovi poteri per il Parlamento scozzese, in materia di tasse, spesa pubblica e welfare”. 

L’eventuale vittoria, nel referendum del 18 settembre, potrebbe modificare non solo la mappa del Regno Unito. Secondo Bruxelles, infatti, gli effetti del voto si ripercuoteranno anche sui due pilastri dell’Europa occidentale dal dopoguerra a oggi: l’Unione europea e la Nato. In rottura con il resto del Regno Unito, in caso di vittoria dei ‘sì’ la Scozia si troverebbe automaticamente fuori sia dall’Europa che dall’alleanza atlantica e dovrà richiedere nuovamente di potersi riunire a entrambe. Secondo Bruxelles, per gli scozzesi il processo di rientro soprattutto nell’Unione potrebbe essere lungo e difficile, data la posizione di alcuni Paesi membri assolutamente contrari a lasciare che gli scozzesi conservino i privilegi assegnati al Regno Unito: è il cosiddetto opt-out, il rifiutare la richiesta scozzese di utilizzare l’euro come moneta unica e di aderire alla zona Schengen, che permette ai cittadini europei di circolare muniti di una semplice carta d’identità. 

Per i vertici della Nato, l’insistenza del governo di Glasgow per una Scozia sovrana, libera dalle armi nucleari, porterebbe enormi problemi strategici e operativi, nonostante sia stato concordato un periodo di transizione. Innanzitutto, dovrebbe essere trovata una nuova base per i quattro sottomarini Trident della Royal Navy, che trasportano missili e testate termonucleari, attualmente di stanza sul fiume scozzese Clyde. Se la Scozia dovesse staccarsi dall’Inghilterra dovrebbero essere siglati nuovi accordi con la Nato anche per quanto riguarda il pattugliamento delle rotte marine importanti nel Nord Atlantico e nel Mare del Nord. O ancora, se la Scozia indipendente dovesse scegliere di non rientrare nell’alleanza si porrebbe un quesito senza precedenti, secondo quanto riferisce Daniel Troup, analista canadese del Consiglio Nato: cosa fare dopo la perdita di una parte del territorio Nato, democraticamente governata, che ha scelto la neutralità. 

La nascita di un nuovo Paese europeo di 5 milioni di abitanti su una superficie pari alla Repubblica Ceca o allo Stato statunitense del Maine potrebbe mettere in moto processi politici e sociali di cui è impossibile prevedere gli effetti. Per come è impostato il modello di voto britannico, i gruppi politici in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord che caldeggiano un’uscita dal Regno Unito potrebbero diventare numericamente maggiori, e quindi più potenti, nel Parlamento britannico. Senza contare, spiegano gli esperti, che i movimenti secessionisti in tutta Europa, come quelli della Catalogna in Spagna o delle aeree fiamminghe in Olanda, potrebbero essere incoraggiati a seguire l’esempio degli scozzesi. La perdita della Scozia potrebbe inoltre indebolire l’influenza del Regno Unito stesso all’interno dell’Unione europea. Per il momento, gli inglesi, insieme ai tedeschi e ai francesi, costituiscono il blocco commerciale dei Big Three. Senza la popolazione scozzese, la Gran Bretagna scenderebbe al quarto posto, dietro l’Italia. Ciò significherebbe un minor numero di membri britannici nel Parlamento europeo, con conseguente minor peso decisionale nell’esecutivo.