Razzismo e violenza in uno dei licei più esclusivi della Capitale, frequentato dai figli della Roma bene. Botte dei ragazzi più grandi ai più piccoli, razzismo dei bianchi contro i neri – insultati al grido di “Sporco negro” – rivalità esasperata tra italiani e francesi, saluti romani e slogan come “Viva il duce”: è la prestigiosa scuola francese Chateaubriand nei racconti dei genitori di alcuni alunni. Tra le vittime, il figlio 13/enne dell’ex (da un mese) console di Francia nella capitale che ha dovuto cambiare scuola per le vessazioni. E i casi simili potrebbero essere numerosi, a sentire diversi genitori. La madre J. M., ha deciso di denunciare il caso che coinvolge una delle istituzioni francesi più note all’estero, frequentata da bambini e ragazzi di famiglie ricche e importanti. Diplomatici, professionisti, artisti, giornalisti, intellettuali e imprenditori, cognomi come Comencini, Vanzina ed Eco. Tra gli ex alunni anche il ministro Marianna Madia.

“L’ambasciata francese a Roma sapeva bene quello che succedeva allo Chateaubriand, i casi di bullismo, gli insulti razzisti sui ragazzi di colore, ma ha messo tutto a tacere assieme ai vertici dell’istruzione a Parigi”. spiega ancora la moglie dell’ex console di Francia a Roma. L’ambasciata di Francia ha fatto sapere di non volere commentare “il caso specifico”, ma di ritenere che lo Chateaubriand abbia preso “misure adeguate”. Non è stato possibile contattare l’ex ambasciatore Alain Le Roy, sostituito da pochi giorni da Catherine Colonna per normale avvicendamento.

“E’ falso, il liceo non ha mai realizzato una campagna di prevenzione del bullismo – dice la moglie dell’ex console – e non ha applicato le istruzioni del ministero dell’Educazione francese. Ogni volta che un caso di violenza, razzismo, bullismo o droga si presenta e può danneggiare l’immagine dello Chateaubriand, la direzione lo soffoca, con la complicità dell’ambasciata e dell’Aefe (Agenzia per l’insegnamento francese all’estero, con sede a Parigi, ndr). Questo è il contrario di ‘prendere misure adeguatè”. Secondo J.M., anche lei ex dipendente del consolato francese a Roma, un collaboratore dell’ambasciatore Le Roy le avrebbe suggerito di cambiare scuola al figlio vessato dai bulli.

Il preside dello Chateaubriand Joel Lust ha affermato di aver fatto svolgere un programma di informazione sul bullismo nelle classi e di aver esaminato i pochi casi dello scorso anno con commissioni interne ad hoc. Lust ha parlato di un caso di razzismo ai danni di un alunno di origini ebraiche – “Convocammo i familiari degli studenti coinvolti, i genitori, i compagni di classe e i gli insegnanti per discuterne insieme”, ha detto – e di un altro caso di cyber bullismo tra studentesse. “La vittima alla fine ha cambiato scuola”, ha raccontato. Sui casi di adolescenti che usano slogan nazi-fascisti, Lust ha ricordato di aver invitato un sopravvissuto nei campi di sterminio a una serie di incontri.

I genitori degli alunni dello Chateaubriand sembrano divisi tra accusa e difesa del liceo. “Sono stato uno studente del liceo e ho dei figli che studiano lì – ha detto un padre -, non riconosco nel racconto che se ne fa la scuola che ho vissuto io. Credo ci sia un problema personale della famiglia del console”. L’accusa al preside di non aver fatto abbastanza ha portato a fine luglio alla nascita dell’Unione dei genitori dello Chateaubriand (Upel) dalla scissione dalla storica Associazione dei genitori (Ape). Del nuovo organismo fa parte come consigliera Emanuela Gozi Mafrolla, moglie di Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari Europei del governo Renzi, il cui figlio studia al liceo francese di Roma.