In Italia sono state censite 422 discariche illegali, una vera peste che infesta l’intero territorio nazionale. Ovviamente (e purtroppo) questo è solo il dato ufficiale, emanato dalla Commissione Ue e conosciuto già dal 2007, ma è plausibile sia solo la punta di un iceberg assai vasto. Sarebbe semplice elencare tutti i motivi per cui questa situazione diventa, per i territori in cui si è verificata e molto spesso anche per quelli più lontani – vedi il caso dei percolamenti in falda che impediscono l’uso d’acqua potabile anche a decine e decine di km di distanza – un dramma ambientale per il nostro paese di proporzioni immense.

Ma non basta, l’illegalità, l’ignavia e l’ignoranza pesano molto sul portafoglio, dello Stato e di tutti noi, oltre a rovinare la qualità della vita, del paesaggio, etc… I risvolti economici sono, nel tempo, persino superiori allo stesso valore dei prodotti smaltiti, per quanto tossico-nocivi e pericolosi. Come a dire che, per assurdo, ci sarebbe “convenuto” pagarlo noi quello smaltimento di rifiuti piuttosto che lasciarlo in mano alla criminalità organizzata e alla speculazione. La discarica illegale non è infatti solo un danno spesso irreversibile per un territorio, ma è anche una perdita netta in termini di ricchezza e benessere e da anni una spada di Damocle sta per scendere sulle nostre teste con la più volte annunciata condanna della Corte Europea per non aver considerato le bonifiche delle discariche inquinanti una vera priorità nazionale.

Potremo ben dire, dopo il danno, la beffa. Già nel 2007 la Corte Europea ha condannato l’Italia ad una multa di oltre 90 milioni l’anno, cifra enorme che, se utilizzata allo scopo del risanamento, avrebbe certamente portato frutti importanti, anche in termini di lavoro e occupazione. Non a caso la multa era pensata in modo da calare d’entità  se l’Italia avesse dimostrato di attivarsi nella giusta direzione, portando a compimento i lavori di ripristino entro il 2009; ma l’incuria è continuata e solo con il governo Monti si è iniziato a smuovere qualcosa ma, evidentemente, in modo considerato insufficiente, se l’avvocato generale della Corte Europea, stanco di attendere, mette sul banco una nuova contravvenzione che riduce di un terzo quell’importo – da 90 a circa 60 milioni di euro l’anno – ma suona come un campanello d’allarme a cui non si può più rispondere con casualità ma con un programma preciso di interventi.

Non si tratta di una condanna, ma lo storico delle sentenze dice che poco ci manca. La nuova multa sembra dunque difficilmente evitabile ma uno spiraglio c’è ancora ed è lavoro utile a rimettere in moto l’Italia della legalità e della bellezza. 

Dopo l’emergenza in cui siamo piombati da tanti, troppi punti di vista, al punto da ritrovarci quotidianamente con un nuovo assillo, va attuata con determinazione la programmazione, in modo da evitare casi sparsi di rifiuti non gestiti come quelli che ci vedono sotto accusa Ue ma anche concentrati come la terra dei fuochi che definirei piuttosto terra ceduta al malaffare e alle mafie. Le modalità di raccolta, le recenti tecnologie innovative necessarie per cambiare radicalmente  sistema e non parlare più di “rifiuto” ma di “economia circolare della materia”, in Italia esistono già e talvolta faticano a svilupparsi persino per carenza di materie prime (ad esempio rifiuti ben differenziati).

Il centro di Vedelago (Tv), per citarne solo uno, è tra i più avanzati al mondo, modello rincorso anche in Europa, eppure fatica a trovare materiale da utilizzare, il consorzio Priula è un altro straordinario esempio di qualità riconosciuta nella raccolta e nella filiera del riciclo. “Il materiale scartato diventa testata d’angolo” per citare con una licenza forse eccessiva, una frase dello stesso Vangelo, pure non riesco a far altrimenti comprendere così bene come lo stesso prodotto possa passare da grave problema a risorsa, da scarto a bene assoluto. Bastano dunque mostruose distese di rifiuti, ad avvelenare la terra e l’acqua ed arricchire spesso (ahinoi!) la criminalità organizzata, ma si all’obiettivo rifiuti zero.

Per questo motivo in Senato e con l’Associazione Un’altra idea di mondo stiamo perseguendo progetti per i “Rifiuti Zero”, di qui l’invito a firmare l’iniziativa promossa dal Movimento Legge Rifiuti Zero, attraverso progetti nazionali, ma anche le nostre quotidiane possibili e utilissime buone pratiche. La sensazione è che, nonostante l’urgenza del problema, la questione della gestione del rifiuto e delle risorse in genere, non sia ancora avvertita come un’opportunità da larghe fette della popolazione (oltreché da una parte delle classi dirigenti), ma purtroppo come l’ennesimo danno inevitabile. Far crescere cultura civile sul tema è dunque obbligatorio, ma soprattutto molto, molto utile.