La Fondazione Cineteca di Bologna produrrà film. L’annuncio a sorpresa lo dà Marco Bellocchio, presidente dell’istituzione bolognese che, alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia, durante l’incontro con la stampa per il restauro del suo film “La Cina è vicina” delinea l’imminente scenario di supporto economico alla realizzazione di nuovi film per la fondazione di via Riva Reno: “Ci dedicheremo alla produzione di piccoli e grandi film. Inventeremo, suggeriremo, promuoveremo film d’avanguardia e sperimentali come una cineteca deve fare”. Le parole inattese del regista piacentino, da marzo scorso presidente della fondazione bolognese dopo la morte improvvisa di Carlo Mazzacurati, tagliano il nodo gordiano della possibilità o meno di far entrare sul mercato della produzione cinematografica una fondazione privata ancora con importanti sovvenzioni da parte delle istituzioni pubbliche locali.

“E’ una riflessione in seno al consiglio d’amministrazione, forse è un po’ presto per parlarne ma c’è”, precisa il direttore della Cineteca Gianluca Farinelli, seduto a fianco di Marco Bellocchio durante la conferenza stampa veneziana, “Dopo tanti anni l’auspicata legge per formare una Film Commission dell’Emilia Romagna è stata avviata ed ora, finalmente, possiamo imbastire un discorso su come investire nella produzione di film”. I dettagli non sono ancora ben delineati, ma le linee guida su cui intervenire per scoprire nuovi Avati, Vancini, Diritti, o più semplicemente un Roberto Nanni, sono quasi definitive: “Vediamo che ruolo possiamo giocare sia per quel che riguarda la formazione, che già facciamo”, prosegue Farinelli, “sia per la produzione, selezionando cosa sostenere e rendendoci utili ad integrare le nuove politiche regionali in materia. Ovviamente attendendo l’esito delle prossime elezioni in Emilia Romagna e la nomina del nuovo assessore alla cultura”. La nuova funzione produttiva della Fondazione Cineteca giunge a compimento dopo essere stato uno dei punti in discussione al momento della costituzione formale dell’ente privato durante l’autunno del 2011 soprattutto dall’associazione Documentaristi dell’Emilia Romagna che delineavano un quadro di possibile “monopolio”.

Il regista piacentino ha poi continuato nella presentazione del restauro promosso dalla Sony Pictures e realizzato dai laboratori Colorworks e l’Immagine Ritrovata, di uno dei suoi film più di successo commerciale, girato ad Imola (Bologna) nel 1967, che il decano Morando Morandini definì “mordace satira del trasformismo politico, dell’ipocrisia borghese, del velleitarismo estremista, del falso riformismo del centrosinistra”. “Si tratta di uno slogan scritto dai gruppi maoisti sui muri di Milano negli anni ’60 suggeritomi da mio fratello Alberto”, ha spiegato Bellocchio, “il film parla in maniera comica e grottesca di una famiglia dove si ritrovano le posizioni di varie correnti del partito socialista. Allora i partiti avevano ancora un peso ideologico, significavano qualcosa per il cambiamento del mondo, ora non rappresentano più nulla”.