Le parole di Riina sull’incontro con Andreotti? “Possono essere un messaggio rivolto ad altri personaggi eccellenti, certamente non più ad Andreotti. Lui non è certo quel contadinotto semplice che vuole apparire, è un criminale intelligente e oggi continua a giocare la sua partita. Tra vanterie, minacce e messaggi la domanda è: sono tutte cose vere?’’. In pensione da dicembre, l’ex procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli legge i giornali con “attenzione e interesse’’ e cita la battuta di Ciccio Ingrassia, il popolare comico palermitano, che disse di non sapere se il boss corleonese e Andreotti si fossero incontrati: “Ma se lo hanno fatto si sono certamente baciati’’. “È un’affermazione sicilianissima’’, dice. Lo abbiamo intervistato.

Che cosa le hanno suscitato le parole del boss corleonese?
Grande interesse. Nelle rivelazioni si intrecciano mezze verità con vanterie e messaggi, e nel caso di Di Matteo, anche esplicite minacce. Sono tutte vere? La risposta non è facile, Riina è un criminale intelligente con le sue strategie e anche, come molti hanno osservato, un ‘tragediatore’, termine non facile da tradurre per chi non è siciliano, ma che rende bene il ruolo. Oggi il boss corleonese nega il “bacio’’ ma conferma l’incontro.

Perché secondo lei?
Per me è una domanda senza risposta. Non è certo un ricatto nei confronti di Andreotti, ma può essersi rivolto ad altri personaggi eccellenti, ce ne possono essere altri. L’impressione è che giochi una sua partita, con chi e con quali obiettivi francamente non lo so. Per la Cassazione Andreotti incontrò Bontate ma non Riina.

Quanto pesò il ‘’bacio’’ sulla credibilità di Di Maggio?
All’epoca avvertimmo subito che il bacio ci portava su un terreno minato, chi voleva delegittimare il processo avrebbe concentrato tutta l’attenzione sul bacio, sfruttando quell’elemento di inverosimiglianza che intrinsecamente presentava. Sono certi media che hanno fatto diventare il ‘bacio’ l’elemento essenziale per delegittimare il processo dall’esterno. Anche quando il tribunale ritenne quell’episodio non sufficientemente provato, senza peraltro addebitare a Di Maggio alcuna calunnia, si continuò a parlare ossessivamente del bacio, trascurando tutto il resto e tutto ciò continuò anche dopo che la Corte di appello dichiarò Andreotti prescritto, attestando l’esistenza di due incontri descritti da Francesco Marino Mannoia tra Andreotti e il boss Bontate. Di Di Maggio si è parlato soltanto come un criminale che raccontava balle sul bacio, dimenticando che quella del bacio non è una balla, ma una notizia non riscontrata e che le sue dichiarazioni sono state fondamentali per infliggere una pioggia di ergastoli alla mafia militare. Bisognava demolire i pentiti, e le stesse accuse che abbiamo subìto noi le aveva subìte Borsellino e Falcone, accusato di portare i cannoli a Buscetta. Un’idiozia bella e buona, un’infamia, con cui un coro aggressivo e unanime cercava di azzannare le nostre indagini. Anche Di Maggio che tornava a delinquere per molti è stata la ciliegina sulla torta dell’attacco ai pentiti, in quel caso le indagini coordinate egregiamente da Guido Lo Forte portarono velocemente a galla la verità.

Nel suo colloquio con il detenuto Lorusso, Riina sostiene che è stato assolto…
Non è vero, tornando a delinquere Di Maggio si è bruciato tutti i benefici di legge ed è stato condannato a pene detentive pesanti, grazie, lo ripeto, alle indagini del mio ufficio coordinate da Guido Lo Forte. Fino a qualche mese fa era in carcere, in condizioni psicofisiche precarie, adesso non ho più notizie.

Secondo lei queste rivelazioni di Riina possono riaprire il dibattito sulla beatificazione anticipata di Andreotti, come sembra suggerire Gad Lerner in un tweet?
C’è stato un travisamento della verità e della realtà spaventoso. Al popolo italiano, in nome del quale è stata pronunciata la sentenza, è stato fatto credere che Andreotti è stato assolto in quanto innocente. E non è vero. Che adesso d’improvviso si cambi registro mi sembra estremamente improbabile, ci sono interessi formidabili in gioco, non è bastata una sentenza della Cassazione, ci vuole altro che una battuta di Riina.

Insomma, dottor Caselli, queste parole di Riina sono la conferma che allora avevate visto giusto?
In un certo senso sì, anche se le parole di Totò Riina non sono certo un vaticinio. Noi non abbiamo mai ragionato per teoremi, la conferma, del resto, è già arrivata dalle sentenze.

Da Il Fatto Quotidiano del 28 agosto 2014