Recessione, brutto tempo, ma anche meteo terrorismo. E’ un’estate da bollino nero quella dell’Appennino emiliano romagnolo, fino all’anno scorso meta turistica preferita di famiglie, sportivi e anziani. Tra una stagione cominciata male a causa del maltempo, la crisi economica che ha ridotto sensibilmente il budget vacanze degli italiani, e i siti web d’informazione meteorologica che diffondono bollettini non sempre esatti, secondo le stime di Confesercenti Modena si calcola che quest’anno il numero di turisti che ha scelto l’Appennino come destinazione per le ferie sia diminuito del 35%.

“Un calo significativo – spiega Daniele Cavazza, responsabile dell’area turismo di Confesercenti Modena – che ha colpito indistintamente tutto il settore, e tutta la montagna”. Secondo il primo bilancio redatto dall’associazione, a giugno si è registrato infatti un – 25% di presenze, che a luglio non ha fatto che aggravarsi. Il dito, però, non è puntato solo contro la recessione, o le precipitazioni record che si sono verificate il mese scorso. “La clientela tipo dell’Appennino – spiega Cavazza – proviene da un raggio di cento chilometri di distanza. Il che significa che i turisti che scelgono le nostre località come meta delle vacanze prenotano senza largo anticipo, e se c’è brutto tempo, o se i bollettini meteo annunciano pioggia, rimangono a casa. Il problema è che molti siti commerciali di informazione meteorologica diffondono previsioni totalmente inesatte, peraltro riferite a un arco di tempo anche di 10 o 15 giorni, e per questo inattendibili. La stessa aeronautica militare ha più volte ribadito che si possono anticipare le condizioni meteo solo dei 3 o 4 giorni successivi alla data in cui la previsione viene effettuata. Eppure, questi siti continuano a speculare, continuano a diffondere bollettini meteo terroristici che parlano di nuovi temporali in arrivo senza badare alle ricadute che tali previsioni avranno sul territorio, sulle aziende che vi operano e sulle persone che ci lavorano. Pensano solo a trarne profitto”.

Un punto comune, quello della lotta al meteo terrorismo, che lega l’Appennino alla Riviera romagnola. “Anche gli albergatori della montagna si stanno organizzando per valutare se avviare un’azione legale contro questi siti, così come hanno fatto i colleghi del litorale emiliano romagnolo – racconta Cavazza – perché chi crede a questi bollettini, spesso si lascia influenzare da ciò che dicono. Oggi, del resto, a motivare la scelta di una destinazione per le vacanze non è più la località in sé per sé, ma in molti casi è l’offerta economica che si reperisce in rete a fungere da ago della bilancia. Quindi, se per esempio quest’anno il mio budget per le vacanze è di 600 euro e leggo che in Appennino piove, magari prenoto un volo low cost e vado in Sicilia, dove so che ci sarà bel tempo”. E secondo Confesercenti, anche questo ha inciso su un inizio stagione da bandiera nera. “Uno dei punti di forza dell’Appennino è il turismo climatico – continua Cavazza – determinato, cioè, da chi viene in vacanza qui per sfuggire al caldo estivo”.

Ma tra freddo, pioggia, e previsioni sfavorevoli, anche la principale tipologia di clientela che sceglie la montagna in cerca di refrigerio, cioè gli anziani, è crollata del 70%. Famiglie e figli piccoli, invece, ad oggi sono diminuiti del 50%, e un – 10% si è registrato anche tra gli sportivi. “La percentuale di gruppi sportivi che è venuta in Appennino per i ritiri atletici è più o meno stabile – spiega Confesercenti – a calare è il numero dei partecipanti. Ad esempio, se l’anno scorso una squadra di pallavolo portava in montagna 10 ragazze, quest’anno sono 7, perché magari alcune famiglie non hanno avuto la disponibilità economica per consentire alle figlie di partecipare”.

I dati, precisa l’associazione, sono ancora parziali: per avere un bilancio preciso sull’andamento dell’estate 2014 bisognerà aspettare la fine di settembre. Tuttavia, se si esclude il week end di Ferragosto, che ha incrementato il numero di prenotazioni nelle strutture alberghiere, è difficile dire se sarà possibile recuperare un giugno e un luglio da segno meno. “Ciò che serve – sottolinea Cavazza – è una maggiore promozione del territorio, esattamente come viene fatto per la Riviera romagnola. I dati dimostrano che non è più sufficiente, per gli operatori, promuovere offerte attrattive, adeguando i prezzi alle esigenze di una clientela con una capacità di spesa contenuta, pur garantendo buoni livelli di qualità, per recuperare. Bisogna cambiare passo, destagionalizzare l’offerta turistica legandola alle attrattive del territorio, come le pievi medievali, le vie dei pellegrini, l’enogastronomia o il patrimonio culturale e artistico, altrimenti qui ci sono decine e decine di imprese che rischiano il tracollo. E il ruolo delle istituzioni in tutto questo è determinante”.