La Banca centrale è pronta a fare la propria parte per rafforzare la domanda e aiutare la ripresa nell’Eurozona. Ma non può rimanere sola e gli stati nazionali, attraverso riforme strutturali non più rinviabili, devono impegnarsi nella lotta alla disoccupazione. Perché “nessun livello di accomodamento fiscale o monetario” può compensarle. Il presidente della Bce Mario Draghi, nel corso del suo intervento al forum di Jackson Hole, insiste ancora una volta sulla crisi del lavoro nell’Eurozona e ricorda soprattutto che per la ripresa – ancora “debole in modo uniforme” – e le riforme è necessario “utilizzare la flessibilità che già esiste”. Poi indica i Paesi che, nonostante la crisi, sono riusciti ad avviare un cammino di riforme positivo sul fronte lavoro. Una lista in cui l’Italia non compare. 

I Paesi “virtuosi” – Draghi ha portato l’esempio della Germania spiegando che “le economie che hanno resistito alla crisi meglio in termini di occupazione tendono ad essere quelli con più flessibilità nel mercato del lavoro nell’adattarsi alle condizioni economiche” come appunto quella tedesca “dopo l’introduzione delle riforme del mercato del lavoro”. “I suoi risultati relativamente migliori in termini di occupazione – ha sottolineato – sono anche legati al fatto che le imprese tedesche hanno avuto a disposizione strumenti per ridurre l’orario di lavoro dei dipendenti a costi ragionevoli, come la riduzione delle ore di straordinario, una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro a livello di impresa, e un diffuso ricorso a schemi di lavoro ridotto”.

E anche in Irlanda e Spagna, ovvero all’interno di Paesi “che hanno subito la crisi del debito sovrano in maniera più forte” è possibile “vedere un impatto differente delle istituzioni del mercato del lavoro sull’occupazione”. Dublino e Madrid, ha continuato, “hanno entrambe sperimentato una grande perdita di posti di lavoro nel settore delle costruzioni dopo lo shock di Lehman Brothers, ma hanno avuto un andamento molto diverso durante la crisi del debito sovrano”. “La disoccupazione in Irlanda si è stabilizzata e poi è scesa, mentre in Spagna è aumentata fino al gennaio 2013″ per iniziare a scendere – ha concluso – solo dopo il varo di importanti riforme”. Nessuna parola sull’Italia, che è ancora in attesa di una sua riforma del lavoro.

Parlando dell’inflazione, Draghi ha ribadito che il Consiglio direttivo della Banca centrale “è pronto a usare anche strumenti non convenzionali”. Un’ipotesi già ventilata nei giorni scorsi, quando erano usciti dati sui pil della Germania (in calo) e della Francia (a crescita zero). L’obiettivo è “salvaguardare il saldo ancoraggio delle aspettative di inflazione a medio e lungo termine”, che “ha registrato un andamento discendente dal 2,5% circa dell’estate 2012 al recente 0,4%”.

Financial Times: “Austerity, Draghi apre a Matteo Renzi”
La Bce si avvicina alla posizione del premier Matteo Renzi, con il presidente Mario Draghi che ammorbidisce i toni sull’austerity, affermando che i paesi dovrebbero essere incoraggiati a spendere di più nell’ambito delle norme europee esistenti. Un’apertura alla flessibilità che sarà “benvenuta” da Roma e Parigi. Lo afferma il Financial Times, sottolineando che la spinta di Renzi sulle regole di bilancio è stata appoggiata dal presidente francese Francois Hollande. “Anche se i commenti di Draghi non rappresentano un sostegno a rampanti spese per spingere le economie dell’area euro – riporta il Wall Street Journal – mostrano un allontanamento rispetto ad anni in cui la Bce aveva messo in evidenza la necessità di ridurre i deficit e attirare riforme economiche anche durante periodi di debolezza economica”.  

Lavoro, le priorità – Secondo Draghi “due tipi di misure per il mercato del lavoro sono una priorità” e riguardano l’aiutare i lavoratori a trovare rapidamente nuove opportunità e nuove occupazioni così da ridurre la durata della disoccupazione e rafforzare le competenze della forza lavoro. E per ridurre l’elevata disoccupazione serve un mix di politiche che unisca misure monetarie, di bilancio e strutturali. ”Sarebbe utile se la politica di bilancio giocasse un ruolo maggiore accanto alla politica monetaria e ritengo che ci sia spazio per questo, tenendo in considerazione le specifiche condizioni e i vincoli legali. Queste condizioni includono i livelli di spese dei governi e di imposizione fiscale che, nell’area euro in rapporto al pil, sono già fra i più alti al mondo. E operiamo nell’ambito di alcune regole di bilancio – il Patto di stabilità e crescita – che agisce come ancora per la fiducia e che sarebbe controproducente rompere”. Draghi sottolinea anche l’importanza della coesione dell’Eurozona, che nel lungo periodo “dipende dal raggiungimento in ogni paese di un alto livello sostenibile di occupazione. E considerati gli altissimi costi di un’eventuale minaccia alla coesione dell’unione, tutti gli stati dovrebbero avere interesse a riuscirci”. 

Ue e politiche di bilancio – Draghi solleva anche il dibattito sulle politiche di bilancio globali dell’area dell’euro perché, “a differenza di altre grandi economie avanzate, la nostra politica di bilancio non si basa su un unico bilancio votato da un unico parlamento, ma sull’aggregazione di diciotto bilanci nazionali e del bilancio dell’Ue. Un maggiore coordinamento tra le diverse posizioni fiscali nazionali dovrebbe, in linea di principio permettere di raggiungere una politica di bilancio generale più favorevole alla crescita per l’area dell’euro”. Inoltre, “un’azione complementare a livello Ue sembrerebbe necessaria per assicurare sia una posizione aggregata appropriata e un ampio programma di investimenti pubblici – che è coerente con le proposte del Presidente entrante della Commissione europea“.