Un contratto (da precaria) in scadenza in una grande amministrazione pubblica a volte può trasformarsi in un’opportunità per cambiare vita. Questo è quello che è successo a Matteo Terrevazzi e Valentina Stefanoni, una giovane coppia milanese (lui ha 29 anni, lei 27) che a Milano ha preferito un’oasi verde in mezzo al deserto in Arabia Saudita. “È stato quasi un caso, in realtà – racconta Matteo – noi ci siamo sposati nel 2012. Io avevo un contratto a tempo indeterminato con una compagnia petrolifera italiana. Per Valentina invece, laureata in economia ma specializzata nel mercato dell’arte, le cose era un po’ più difficili. Così dopo aver lavorato un anno nella pubblica amministrazione, ha iniziato a cercare altro, mandando più di cento curriculum. La nostra idea era di rimanere in Italia, ma allo stesso tempo io quasi per gioco ho provato a mandare otto cv all’estero e così siamo finiti ad Abqaiq, dove io faccio il pendolare e lavoro per una delle compagnie petrolifere più grandi del mondo”.

Ma se tutto è iniziato “quasi per caso”, prima di arrivare a prendere l’aereo la coppia ha riflettuto a lungo. Vivere in Arabia Saudita avrebbe significato un grande cambiamento culturale e di stile di vita, soprattutto per Valentina: “Sicuramente questo per una donna non è il luogo più semplice del mondo dove vivere. Non si è del tutto liberi. Io sono arrivata qui come ‘moglie’, tecnicamente dipendente da Matteo, e adesso sto sperimentando questa strana vita dove attualmente non lavoro e mi dedico ai miei hobby”. Ma essere donne in un Paese come l’Arabia Saudita significa pagare un prezzo alto: “Nel nostro compound è come se ci fosse un’altra giurisdizione: non dobbiamo indossare vestiti particolari – spiega Valentina – e possiamo guidare l’auto, cosa che al di fuori non è permessa. Possiamo vivere ‘all’occidentale’, quindi nella quotidianità non sento nessuna restrizione. Fuori è diverso: si deve indossare l’abaya (la sopravveste tradizionale, ndr), ma per me è anche una forma di rispetto per la cultura nella quale vivo. Insomma, anche se ci sono dei compromessi da rispettare, per me il gioco vale la candela. Quando ci siamo trasferiti abbiamo pensato soprattutto a come sarebbe stata la mia vita, ma devo dire che al momento non ho problemi. Ho i miei spazi, le mie amiche e faccio cose che non mi sarei potuta permettere in Italia”.

“È un cambio di paradigma, ci rendiamo conto”, sostiene Matteo. Ed è vero, ma secondo la coppia è anche questione di mentalità: “Ci sono famiglie che dopo qualche tempo hanno problemi perché le mogli non ce la fanno più. Il fatto di aver riflettuto molto prima di partire è stata la nostra salvezza: per noi non era una necessità stringente lasciare l’Italia, ci siamo costruiti delle aspettative che stiamo rispettando e siamo contenti. È il tipo di vita che volevamo, anche se le differenze sono molte”. E si sentono: “Vivendo qui si capisce il confronto con uno Stato laico. La religione è dominante, a volte ingombrante”. La prospettiva futura li porterà comunque a riprendere il passaporto in mano: “Il nostro desiderio è di rimanere qui almeno altri 5 anni – specifica Matteo – poi pensiamo di spostarci, sempre nell’area mediorientale, in luoghi dove ci sono meno vincoli per Valentina e più possibilità a livello lavorativo. In Qatar, ad esempio, le sue competenze sono molto ricercate”.

Per il momento, però, Matteo assicura che sono felici così: “Abbiamo la possibilità di confrontarci con persone di tutto il mondo, si sta bene, ci sono poche tasse e il costo della vita non è molto alto. Pensiamo che sia un posto perfetto per avere dei figli. Poi si respira un’aria di possibilità: vedi i giovani e i ragazzi che sanno che il domani sarà sempre meglio di oggi, mentre quando siamo andati via dall’Italia ognuno aveva un ‘coltello dietro la schiena’. Per me personalmente è stato un grande passo in avanti a livello professionale ed economico, e ora ho anche degli ex colleghi pronti a venire qui: gli arabi sono persone estremamente amichevoli e ospitali e noi italiani siamo visti benissimo”. E per raccontare la vita quotidiana, ma anche le stranezze di un luogo così particolare Matteo e Valentina hanno aperto un blog, lifeonoilfield: “È nato come un diario per mantenere i contatti con la famiglia e far vedere le foto, poi è diventato un salotto per raccontare con ironia quello che viviamo. E a volte riceviamo domande da parte di chi vuole trasferirsi qui”.