L’austerity colpisce anche la sede di rappresentanza della Regione Liguria, nella centralissima piazza De Ferrari, a Genova. L’affitto del palazzone è diventato troppo oneroso per le casse esangui dell’Ente. Un milione e mezzo di euro l’anno, due milioni sommando i costi delle varie utenze e i costi di gestione. Decisamente troppi e, se mai fosse bastato a far quadrare i conti, l’ente non può neanche contare sul taglio del 15% (pari a 225mila euro) deliberato a norma di legge il mese scorso, dal momento che la proprietà l’ha rifiutato. L’assessore al bilancio, Pippo Rossetti, è partito lancia in resta. Dice a ilfattoquotidiano.it: “Fondiaria ha rifiutato il taglio imposto per legge del 15 per cento. Ci aspettiamo che prenda atto delle nostra necessità di rivedere le condizioni del contratto, che scade a dicembre di quest’anno”. Altrimenti? Altrimenti, la risposta è implicita, si fa fagotto e ci si trasferisce altrove. Dove? Nella nuova torre acquistata dalla Regione, in via Madre di Dio, accanto alle altre due torri che ospitano già molti uffici della Regione Liguria. Una soluzione parziale che non consentirebbe di accorpare in un’unica sede tutti gli altri uffici sparsi qua e là, segnatamente in piazza della Vittoria dove sono allocati gli uffici della Sanità.

Ai tempi d’oro dei liners, i transatlantici che collegavano l’Italia con gli Stati Uniti, il palazzone di De Ferrari, costruito in stile eclettico nei primissimi anni del Novecento, ospitava la sede della Compagnia di Navigazione Italia. La flotta di Stato nel dopoguerra possedeva degli autentici miti del mare: l’Andrea Doria e la Cristoforo Colombo, la Leonardo da Vinci e infine, la Michelangelo e la Raffaello, ultimo epigono delle tradizione marinara soppiantata dal jet nei collegamenti oltreoceano. Acquistato dalla Fondiaria di Salvatore Ligresti oggi nelle mani del gruppo Unipol delle Coop, il palazzone aveva ritrovato smalto e un ruolo pubblico nel 2003. In quell’anno l’allora governatore ligure Sandro Biasotti: aveva stipulato con la Fondiaria un contratto di affitto e l’aveva trasformato nel palazzo di rappresentanza della Regione Liguria. 

Le polemiche non erano mancate, ma Biasotti aveva tenuto duro. La Regione aveva bisogno di una sede prestigiosa – aveva ribattuto alle critiche – nella quale accogliere gli ospiti istituzionali. La sede di via Madre di Dio andava bene per gli uffici amministrativi e le riunioni del consiglio e poteva continuare ad ospitare gli uffici dei gruppi. Ma quando si trattava di fare bella passerella… La crisi era lontana e nessuno badava a spese, specie con i soldi pubblici. Biasotti lasciò la carica di governatore nel 2005 e passò all’opposizione della giunta Burlando. A nessuno venne in mente di disdettare l’oneroso contratto.

“Ricordo benissimo i termini e so che non avrei mai sottoscritto un impegno a tempo indeterminato”, racconta Biasotti a ilfattoquoitidiano.it. “Trascorsi tre anni dalla firma del contratto, si era stabilito che sarebbe stato possibile disdettarlo con un preavviso di sei mesi. Dal 2006 dunque Burlando e i suoi avrebbero potuto liberarsi dell’impegno che ora ritengono troppo oneroso. Perché non lo hanno fatto? Credo che Fondiaria abbasserà le pretese. Se la regione va via a chi affitterebbe quel costoso colosso?”. Biasotti ammette che quando scelse la sede di rappresentanza “erano altri tempi e adesso è giusto tirare la cinghia”. Ma obietta che il canone gli sembra davvero eccessivo. “Salvo errore ai miei tempi pagavamo circa un milione di euro l’anno e non credo che le rivalutazioni Istat abbiano inciso così tanto. E comunque feci un affare, vendendo gli immobili che ospitavano alcuni uffici in via Madre di Dio e la sede della Filse (la finanziaria della Regione, ndr) in via Venti Settembre”. Dal sito ufficiale della Regione Liguria si ricava che le sedi sono addirittura tredici, sparpagliate nel centro cittadino o poco fuori. Decisamente troppe. Rossetti riuscirà a tagliarle?