Era il tempo della pornografia americana. Ora, le case produttrici di Los Angeles stanno avendo un crollo in seguito all’approvazione di una legge che obbliga gli attori porno ad utilizzare i preservativi sul set. Le industrie pornografiche, fa sapere il The Guardian, si stanno trasferendo a Las Vegas e nell’Europa dell’est per sfuggire all’obbligo del condom per le pornostar. Aumentano le produzioni di film porno anche in Nevada e Florida, dove ci sono meno regolamentazioni. Una legge che dalla sua introduzione nel 2012 ha causato una drastica riduzione nel numero di film per adulti prodotti in California, diminuiti del 90% lo scorso anno, quando sono state prodotte solo quaranta pellicole. 

La legge, votata due anni fa dalla contea di Los Angeles, dopo che l’Aids Healthcare Foundation aveva messo in allerta sul pericolo che rapporti sessuali non protetti sui set potessero aumentare la diffusione del virus Hiv e di altre malattie sessualmente trasmissibili. Si difende l’industria del porno, portando sul piatto della bilancia i regolari controlli sanitari, oltre a dare voce al pubblico che, a suo dire, prederisce film porno con attori senza preservativo. Ora il Senato dovrà votare questo mese se estendere il divieto a tutta la California.

Continua quindi l’esodo delle case di produzione pornografica da Los Angeles. Penthouse Entertainment, famoso tempio del porno che produce fino a ottanta pellicole l’anno, ha confermato al The Guardian che questo mese hanno girato “dieci film in Brasile”. Kelly Holland, direttore generale di Penthouse aggiunge che “il mese scorso, altri cinque riprese sono state fatte in Europa. Girare a Los Angeles è semplicemente troppo complesso”. Una migrazione per aggirare la nuova legge, quindi, ma anche per muoversi verso paesi con costi inferiori e generose agevolazioni fiscali. “C’è stato un drastico crollo nei permessi cinematografici”, ha detto al Los Angeles Times Paul Audley, presidente di FilmLA. “Un motivo di preoccupazione anche per gli addetti ai lavoro dietro le quinte, come i tecnici delle riprese e i tecnici luci”, parte di un settore che sta creando molti disoccupati mentre scompare silenziosamente dalla California. Non solo pornostar californiani senza lavoro, quindi, ma anche un esercito di elettricisti, operatori e preparatori di set che lottano per il proprio lavoro.

Meno di un decennio fa, nella valle di San Fernando – nel sud della California – erano prodotti più di 5.000 film l’anno. Secondo il Los Angeles Tims, la valle del porno produceva un fatturato di 4 miliardi di dollari e offriva tra i 10mila e i 20mila posti di lavoro. “Perdere un settore come quello della pornografia avrà conseguenze decisamente negative”, ha detto Stuart Waldman, presidente dell’associazione degli industriali di quella che un tempo era la valle della pornografia americana.