Ieri è uscita su tutti i giornali la notizia del rapimento in Siria di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, due volontarie italiani di vent’anni che si erano recate nel paese per portare aiuti umanitari. C’è qualche commentatore (sedentario) che ha già cominciato ad additare le due ragazze come delle “sprovvedute” e “ingenue”, a causa della loro età. Avessero avuto loro –i commentatori- la forza e il coraggio di andare più volte in un paese in guerra a portare aiuti alla popolazione che soffre e che è stata dimenticata da tutti (meno che da Vanessa, Greta e altri volontari che operano da tempo).

A vent’anni si è capaci di spaccare il mondo, di essere idealisti ma non per questo meno concreti. Così, due giovani, cariche di entusiasmo, si calano nelle viscere di un paese in guerra e, perché qualcosa è andato storto, vengono tacciate di essere state “sprovvedute”. Eppure, ci si lamenta che i giovani in Italia sono lontani dalle cose serie, immersi in una vita nella quale pare non ci sia spazio per idee e cultura.

Greta e Vanessa ci raccontano un’altra storia, fatta d’impegno. Ma, solo ora che sono scomparse le vengono dedicate le prime pagine dei giornali. Perché prima, quando tutto andava bene durante i loro viaggi in Siria, nessuno le ha intervistate o ascoltate? Non era forse qualcosa di straordinario? Ovviamente, non stupisce che nessuno abbia dato peso a queste due ventenni – proprio perché troppo giovani per gli standard italiani, in cui si ha bisogno dei capelli brizzolati per dare peso a una persona. D’altronde, quello di (ri) “scoprire” una persona solo quando le cose vanno male – ma non prima – è una sindrome tutta italiana.

Intanto, aspettiamo queste due coraggiose ragazze.