“Il governo italiano non dimentica la strage di Bologna e nessuna delle stragi terroristiche capitate in Italia”. Sono queste le parole del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, giunto a Bologna per rappresentare l’esecutivo Renzi nella giornata di commemorazione della strage del 2 Agosto 1980. 85 morti, 218 feriti nella sala d’aspetto della stazione centrale ricordati con commozione da centinaia di bolognesi in un corteo che come ogni anno ha attraversato in silenzio la città: da Piazza Maggiore dove ha sede il Consiglio Comunale fino a piazza Medaglie d’Oro della stazione dove alle 10.25 come ogni anno Paolo Bolognesi, il presidente dell’Associazione Vittime della Strage del 2 Agosto ’80 e ora deputato del Partito democratico, è intervenuto per parlare alla città. “Finalmente si è chiusa la pista palestinese”, ha spiegato dal palco, “sono stati 10 anni di perdita di tempo per la ricerca della completa verità, grazie anche alle scelte inutili della commissione Mitrokhin”.

Anche se il giudizio del presidente dell’associazione vittime è di distensione verso un governo politicamente vicino e che dice attivo nella ricerca di una verità storica sui mandanti della strage disseminata di ostacoli e omertà per 30 anni: “L’anno scorso il ministro Delrio con la promessa dello sblocco della legge sul risarcimento delle vittime ha dato un buon avvio; poi il governo Renzi con la desecretazione dei documenti sulle stragi ha continuato su questa strada; ora la legge sul depistaggio deve essere dibattuta e votata in Parlamento”. Sembra così archiviata la difficoltà di confronto tra Associazione Vittime del 2 Agosto e l’esecutivo che toccò il culmine all’epoca dei governi di centrodestra, con la piazza del 2 Agosto a fischiare il ministro Tremonti: “Il messaggio politico della direttiva firmata da Renzi è di grande importanza: da questo momento non ci saranno più coperture per i responsabili”, ha continuato il deputato Pd, “Non si pensi però che tutto si è risolto. Occorre ora far rispettare la legge ed impedire che i tempi di attuazione siano eterni. Inoltre per continuare sulla strada della trasparenza è necessario un ricambio profondo ai vertici dei Servizi segreti che non possono essere gli stessi che, fino ad oggi, hanno coperto le responsabilità di esecutori, mandanti e ispiratori politici”.

Un passaggio è poi dedicato al magistrato Nino Di Matteo: “Da questa piazza, oggi, vogliamo esprimere a chi, dall’interno dello Stato, ha combattuto e combatte per salvaguardare questi valori, la nostra più profonda gratitudine. Ne citiamo uno per tutti: Nino Di Matteo, il pubblico ministero che si occupa dell’inquietante vicenda relativa alla trattativa Stato-mafia. Per il suo impegno, questo valoroso magistrato è stato oggetto di una vera e propria condanna a morte pronunciata dal boss mafioso Totò Riina”. Un ricordo accompagnato da un lungo applauso della grande folla. “Si muore quando si viene lasciati soli, diceva Falcone. Ebbene, la nostra risposta è anche questa piazza: a fianco di Nino Di Matteo noi ci siamo”

Bolognesi continua poi sul significato “politico” delle azioni di governo: “Pensiamo sia giunto finalmente il tempo per un giudizio anche politico sul terrorismo che determini l’allontanamento dalle istituzioni di chi lo ha favorito anche solo con la sua colpevole inerzia”. “Passo da Bologna almeno 2 volte a settimana”, ha spiegato il ministro Poletti, nato a trenta chilometri da qui, e nel 1980 già assessore comunale del Pci ad Imola, “sono nato e vivo in questa terra, la ferita per me è ancora aperta”. “La direttiva del 24 aprile 2014 sulla desecretazione dei documenti sulle stragi negli archivi di stato era un dovere nei confronti dei cittadini bolognesi ed italiani”, ha proseguito il titolare del ministero del Lavoro, “i delitti sulle stragi terroristiche non si prescrivono”.

Infine Poletti ha concluso con un accostamento tra vittime di “diversi” terrorismi: “La magistratura in tutti i gradi di giudizio ha confermato quello che c’è scritto nella lapide appesa sul muro della sala d’aspetto: la strage di Bologna fu opera del terrorismo fascista. Nel nostro paese non c’è stato solo il terrorismo nero, ma per tanti anni abbiamo visto all’opera le Brigate Rosse. Anche Bologna ne è stata colpita. Voglio ricordare quindi Marco Biagi, uomo mite, giurista di valore: lavorando con lui, e da Ministro del Lavoro continuo ogni giorno a vedere ciò che ha seminato e fatto. Anche a lui e a tutti quelli che come lui si sono impegnati a sostegno della necessità di cambiare questo paese e hanno pagato così pesantemente va il mio ricordo”. “Un eccesso di volontà bipartisan che lascia perplessi”, ha commentato Massimo Mezzetti, assessore alla cultura dell’Emilia Romagna presente sul palco della commemorazione al fianco di Poletti. “Una nota stonata in una giornata delicata”, ha aggiunto Massimo Bugani, consigliere comunale a Bologna dei 5 Stelle, “sinonimo della piega che sta prendendo il governo Renzi nel mescolare storicamente senza logica politica il ‘rosso’ e il ‘nero’”.