Finanziamenti illeciti concessi da pm quando a guidarla era Massimo Ponzellini. I pm di Milano Roberto Pellicano e Mauro Clerici hanno chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente di Banca Popolare di Milano e per altre 15 persone, tra cui l’allora suo braccio destro Antonio Cannaliere e il patron di Atlantis/B-Plus Francesco Corallo. Le accuse a vario titolo ipotizzate dalla Procura sono associazione per delinquere, appropriazione indebita, riciclaggio e altri reati. 

Dal procedimento, dopo la chiusura delle indagini dello scorso marzo, è stato stralciato il filone riguardante Capgemini e la posizione dell’ex amministratore delegato della società, Maurizio Mondani, che era accusato di corruzione privata per un presunto versamento a Ponzellini, quando era alla guida dell’istituto di credito, di circa 420mila euro per favorire il business della società. Lo stralcio potrebbe anche essere destinato all’archiviazione.

Ponzellini, secondo quanto emerge dalle imputazioni, avrebbe creato “una struttura parallela e deviata” all’interno di Bpm per distribuire oltre 233 milioni di euro di presunti finanziamenti illeciti anche “a soggetti segnalati da ambienti politici o imprenditoriali”. In cambio dei presunti prestiti illeciti Ponzellini – finito agli arresti domiciliari il 29 maggio 2012 – e altri indagati avrebbero ottenuto ‘compensi, ossia presunte mazzette, per circa 2,4 milioni di euro. Nella lunga lista di quei clienti che avrebbero ricevuto presunti finanziamenti illeciti dalla banca figura anche la parlamentare di Forza Italia Daniela Santanché, che non è indagata.

Secondo i pm, infatti, Ponzellini e Cannalire, “in conflitto di interessi” per la loro posizione di dirigenti di Bpm, avrebbero finanziato “nell’interesse esclusivo di Daniela Santanché” due società da lei amministrate, “Visibilia2 e Visibilia srl” con “circa 2,8 milioni di euro”. Secondo quanto emerge da una delle intercettazioni depositate tra gli atti della Procura di Milano, poi, la nomina alla guida di Bpm di Massimo Ponzellini sarebbe stata “sponsorizzata” dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti di cui l’ex banchiere sarebbe stato “amico intimo”.

Dalle telefonate intercettate nell’inchiesta, tra l’altro, è emersa la fitta rete di contatti politici e istituzionali intessuta da Ponzellini, soprattutto tramite Cannalire, il quale in realtà non aveva alcun incarico formale in Bpm ma, come scrive il Nucleo di polizia tributaria della Gdf, frequentava ”abitualmente” la Camera e il Senato, tanto che in una telefonata del dicembre 2011 diceva che preferiva parlare da Montecitorio perché era un “luogo protetto”.

La richiesta di processo riguarda anche Onofrio Amoruso Battista, avvocato ed ex consigliere regionale della Lombardia, Emilio Santomauro, ex consigliere comunale milanese, Giorgio Bianchini Scudellari, che era nel Cda di Bpm, il commercialista di Ponzellini, Guido Rubbi.