Il Consiglio affari generali dell’Unione europea ha dato il via libera finale alla direttiva che garantisce a tutti, migranti inclusi, la possibilità di aprire un conto bancario. Ma rende anche più trasparenti i costi e facilita il passaggio a un diverso istituto. Si tratta dell’ok definitivo dopo che, lo scorso 15 aprile, il Parlamento Ue ha approvato in plenaria l’atto presentato nel maggio 2013 dalla Commissione Ue. Gli Stati membri avranno ora due anni di tempo per recepire la direttiva negli ordinamenti nazionali.

In base alla nuova normativa chiunque risieda legalmente nella Ue avrà diritto di aprire un conto di base, che garantisca i servizi di pagamento essenziali come prelievi e accredito dello stipendio, a prescindere dalla nazionalità e dal luogo di residenza. Un “numero significativo” di istituti di ogni Paese dovrà quindi garantire questo tipo di offerta. Che in Italia è già prevista per legge dal giugno 2012, a costo zero per i pensionati e per chi ha un reddito Isee inferiore ai 7.500 euro annui. Starà comunque ai Paesi membri, quando recepiranno la direttiva, stabilire se imporre la gratuità o solo “tariffe ragionevoli” fissate a livello nazionale.

Le banche dovranno poi garantire un’informazione chiara (e standardizzata a livello europeo) su commissioni e tassi d’interesse, che permetta di confrontare le diverse offerte in maniera semplice. Infine, il cliente che vuole trasferire il conto in un’altra banca all’interno dello stesso Paese potrà chiederlo all’istituto di destinazione, che dovrà svolgere tutto l’iter in tempi il più possibile rapidi e con il minimo dispendio di tempo e denaro per l’utente. E gli istituti saranno tenuti a rimborsare ogni eventuale perdita finanziaria derivante da difetti nel processo di “trasloco”.

Secondo la Commissione, attualmente più di 58 milioni di cittadini europei non hanno un conto corrente e in alcuni Stati, come Bulgaria e Romania, metà della popolazione è del tutto scoperta dai servizi bancari. Alcuni non riescono ad accedervi a causa di una condizione finanziaria “debole”, altri trovano le offerte del mercato troppo costose o complesse.