Si sono liberati del virus dell’Hiv grazie a un trapianto di midollo osseo. E’ successo a due australiani, che si erano sottoposti all’operazione per combattere il cancro all’Ospedale St Vincent’s di Sydney. Ma l’intervento chirurgico non solo li ha guariti dal cancro, ma ha anche sradicato il virus dell’Aids dal loro organismo. I due pazienti hanno livelli non rilevabili di Hiv da più di 3 anni dopo aver subito questa procedura. L’annuncio, ad un simposio a Sidney, ha preceduto di poche ore l’apertura a Melbourne della Conferenza Internazionale sull’Aids. Il meeting con location australiana vedrà riunirsi 12 mila delegati di 200 paesi, mentre alcuni dei delegati non ha potuto partecipare perché rimasti uccisi a bordo del volo MH17 abbattuto in Ucraina.

I due pazienti sono la seconda e terza persona al mondo ad essersi liberati dell’Hiv, dopo Timothy Ray Brown, un americano trattato con successo a Berlino dopo essersi sottoposto a due trapianti di midollo osseo nel 2007 e nel 2008.  In questo caso, il secondo donatore aveva entrambe le copie del gene che dà protezione contro l’Hiv (una mutazione del Ccr5 Delta32), che si trova in meno dell’1% della popolazione. L’uomo non è più in terapia antiretrovirale ed è guarito dalla malattia. Per quanto riguarda la coppia di pazienti australiani, uno dei due soffriva di linfoma di Hodgkin e ha ricevuto il trapianto quattro anni fa da un donatore che aveva due copie di un gene che dà protezione contro l’Hiv. Il secondo, ha ricevuto un normale midollo per trattare una leucemia mieloide nel 2011. Operazione che gli ha permesso di liberarsi dal virus, pur non avendo alcuna immunità genetica conosciuta. Entrambi rimangono in terapia retrovirale come misura di cautela.

I risultati ottenuti a Sydney rappresentano un notevole passo avanti, ma i ricercatori sottolineano che i trapianti di midollo osseo “non possono rappresentare una cura generale” per i quasi 40 milioni di sieropositivi in tutto il mondo. Si tratta infatti di una procedura complicata e costosa, che può portare alla morte di più del 10% dei casi. “I trapianti di cellule staminali avranno un ruolo sempre più importante nel trattamento dell’Hiv”, sottolineano i ricercatori guidati dal direttore dell’Unità di ematologia e di trapianti di midollo del St Vincent’s, Sam Milliken. “E’ importante avvertire che questa forma di trattamento è troppo pericolosa per trattare pazienti di solo Hiv”, ma non si può nascondere che ci sia un potenziale “per usare i trapianti in modo sempre più efficace contro l’Hiv nel futuro”, ha detto Milliken al simposio di Sydney, sottolineando però che una nuova direzione per la ricerca potrebbe essere battuta.

Passi in avanti erano stati segnalati anche dall’Onu, che nel suo ultimo rapporto ha segnalato come la diffusione dell’epidemia “potrebbe essere fermata entro il 2030”. Secondo il rapporto della Nazioni Unite sono stati registrati più successi negli ultimi cinque anni che ne 23 precedenti. In particolare, l’accesso alle terapie antiretrovirali è cresciuto, portando a 12,9 milioni il numero di persone con l’Hiv che vi hanno accesso, pari al 37% di chi convive con il virus. Segnali positivi che però non devono creare false illusioni: il virus dell’Hiv non possiede ancora una cura. L’ha ricordato il caso della bambina statunitense sieropositiva, “guarita”, ma solo per pochi mesi.