In fondo, all’italiano medio dovrebbe far piacere l’Alto Riconoscimento dei Giusti del Tribunale di Milano, i quali hanno ufficialmente assegnato al caro B. il titolo, interamente meritato, di “Allegro Puttaniere”. Nella proba sentenza, infatti, la parte che riguarda il “fanciullame” è stata decisamente tenuta in gran conto, al punto da prendere per buona l’infinita letteratura di questi mesi sulle sex-attitudini del nostro, con una sola, timida, eccezione: la sua (s)conoscenza della verdissima età di Ruby.

Per la parte che riguarda il reato di prostituzione minorile, la sentenza dunque è esemplare. Possiamo evitare, d’ora in poi, di preoccuparci dell’età della nostra, occasionale, giovanissima interlocutrice, nonostante per tutti noi con un minimo di cuore, di senso comune, di percezione etica, la vera età di una ragazza che concede il suo corpo costituisca da sempre la linea dirimente tra l’agire e il fermarsi? E quando un dubbio può sorgere – non si esclude certo che minorenni mostrino più degli anni reali così come il contrario – il dovere della consapevolezza non dovrebbe cadere interamente sul maggiorenne? Pena un reato, appunto.

Se vogliamo, c’è un’analogia con quello che è successo ai Parioli qualche tempo fa, dove ragazze minorenni si prostituivano anche con la spinta oscena delle madri, oltre che di orridi papponi. Anche in questo caso le ragazze erano minorenni; anche in questo caso, probabilmente, il modo di vestire, di truccarsi, di porgere la propria femminilità, attribuiva loro un’età più grande di quella reale. Questo, allora, avrebbe potuto significare addirittura uno sgravio giudiziario per i clienti, i quali avrebbero potuto eccepire, con buone ragioni, che le ragazze apparivano decisamente maggiorenni? Se ciò fosse accaduto, sarebbe la fine del diritto. Cadrebbe d’un colpo la protezione sociale nei confronti di queste sventurate, si sancirebbe un principio pericolosissimo, e cioè che la responsabilità di un “cliente” (ma anche di una qualsiasi persona matura) non comprende anche la conoscenza piena e diretta dell’età di una ragazza. La quale, naturalmente, può anche mentire, ma questo non toglie il carico dei nostri obblighi (morali e giudiziari).

È questo il grande scandalo di una sentenza come quella di Milano (oltre naturalmente il considerare acqua fresca un premier che chiama la Questura più volte nella notte dall’estero per mettere una toppa alle sue turbe sessuali. Roba da matti). Si sancisce “In nome del popolo italiano” che un uomo maturo, nel pieno delle sue risorse intellettuali, può tranquillamente evitarsi la responsabilità di chiedere l’età a una ragazzina, come fosse una libera opzione, lasciata al buon cuore dei protagonisti. E che questa mancanza non costituisce un elemento di gravità sanzionatoria.

Credo, in tutta coscienza, che questo sia stato il vero dramma del processo Ruby-Berlusconi.